La Grecia è tornata a crescere dopo 6 anni. Incerta l’uscita dagli aiuti della Troika

La Grecia esce finalmente dalla recessione e adesso il premier Samaras potrebbe chiedere ai partner europei l'uscita dal piano di assistenza finanziaria della Troika. Ma un accordo è ancora lontano.

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Nella sfilza di dati sul pil e l’inflazione nell’Eurozona e la UE, uno su tutti spicca positivamente: è quello della Grecia, la cui economia è tornata a crescere dopo 6 anni consecutivi di recessione. Il pil si è espanso dello 0,7% sui tre mesi precedenti e dell’1,7% su base annua. L’istituto di statistica ha anche rivisto al rialzo il dato del secondo trimestre, correggendo la variazione annua dal -0,3% della stima preliminare al +0,4%. Nel frattempo, anche il dato sulla disoccupazione ad agosto indica un lieve miglioramento dell’economia ellenica, passando dal 26,1% del mese precedente al 25,9%. La dinamica dei prezzi resta negativa. Ad ottobre, sono scesi dello 0,8% sul mese di settembre e dell’1,7% su base annua, segnalando una deflazione ancora in corso, dovuta alla dura correzione macroeconomica in corso nel paese dal 2008, l’anno in cui è esplosa la crisi finanziaria globale e che ha rappresentato l’ingresso di Atene nella spirale recessiva più lunga da oltre 50 anni della sua storia.   APPROFONDISCI – La Grecia esce dalla recessione e sfiora il pareggio di bilancio. La Troika funziona   Il pil è sceso da allora di circa un quarto, mentre i conti pubblici mostrano un evidente miglioramento, passando da un deficit del 15,7% del 2009 a un disavanzo atteso allo 0,8% per quest’anno e di appena lo 0,2% nel 2015, grazie a un avanzo primario raggiunto già nel corso del 2013 e a una ristrutturazione del debito pubblico, avvenuta nella primavera del 2012, con perdite a carico degli investitori privati per il 53,5% del valore nominale dei titoli (“haircut”), le cui scadenze sono state allungate tra gli 11 e i 30 anni.

Uscita dal bail-out?

Il dato odierno potrebbe aiutare il premier Antonis Samaras a chiedere e ottenere l’uscita della Grecia dal piano di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI), similmente a quanto hanno già fatto Irlanda, Portogallo e Spagna. Il tema è molto delicato: il premier vorrebbe lanciare un segnale ai propri elettori sulla ritrovata autonomia finanziaria del paese, specie considerando che c’è il serio rischio che nei prossimi mesi si torni a votare. I sondaggi danno favorita la sinistra radicale di Syriza, capeggiata da Alexis Tsipras, il quale è contrario alle politiche di austerità e minaccia velatamente di portare Atene fuori dall’Eurozona.   APPROFONDISCI – Grecia fuori dall’euro? Lo minaccia Syriza se vince le elezioni, così rischia anche l’Italia   D’altro canto, i creditori temono che il governo non sarà in grado di rispettare gli impegni in modo credibile, senza un vincolo esterno. Inoltre, eventuali turbolenze sui mercati finanziari metterebbero a repentaglio la capacità di Atene di emettere nuovo debito a rendimenti sostenibili. Infatti, i rendimenti a 10 anni si attestano ora intorno all’8%, ben al di sotto del picco del 42% raggiunto nella primavera del 2012, ma nettamente al di sopra del 5,5% minimo toccato a fine estate, quest’anno, un rialzo dovuto essenzialmente ai venti di crisi politica nel paese.   APPROFONDISCI – In Grecia torna il rischio paese. I mercati temono l’instabilità politica e Tsipras  

Accordo ancora lontano

Queste variazioni in poche settimane sono la spia della volatilità dei bond ellenici, che potrebbe ampliarsi, se il paese uscisse dal piano di assistenza finanziaria della Troika, senza nemmeno ripararsi sotto l’ombrello messo a disposizione dai creditori con il meccanismo del “backstop”, a cui l’Irlanda ha potuto rinunciare, all’inizio di quest’anno, grazie al boom economico in corso a Dublino e al crollo dei rendimenti dei suoi bond, inferiori di gran lunga a quelli dell’Italia e simili a quelli francesi.

Samaras proporrà ai governi europei di utilizzare come ombrello di protezione, nel caso di uscita dal bail-out, i circa 10 miliardi rimasti inutilizzati dal piano di aiuti complessivo di 240 miliardi e riguardanti la ricapitalizzazione delle banche greche. Oltre al fatto che dalla Germania potrebbe arrivare un netto no alla richiesta, tali risorse sarebbe avvertite quali insufficienti dai mercati e gli investitori potrebbero tenersi alla larga da Atene.   APPROFONDISCI – La Grecia non vuole più gli aiuti della Troika, ma è pronta a tornare sui mercati?    

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