La Grecia è più vicina alle elezioni anticipate, ma cambierebbero davvero qualcosa?

Fumata nera, ieri sera, per l'elezione del nuovo presidente in Grecia. Le elezioni anticipate si avvicinano sempre più, ma non è detto che lo scenario sarà così sconvolto, come pensano i mercati.

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Il Parlamento di Atene non è riuscito ad eleggere ieri sera il nuovo capo dello stato in Grecia al primo turno. Servivano 200 voti su 300, ma il candidato presentato dalla maggioranza, l’ex commissario UE, Stavros Dimas, ha ottenuto solo 160 voti favorevoli. Oltre ai 155 deputati della maggioranza, hanno votato a favore anche 5 tra le file degli indipendenti, all’opposizione. 135 si sono astenuti e 5 sono risultati formalmente assenti. Restano due tentativi: il prossimo sarà il 23, quando il quorum è ancora di 200 voti e difficilmente si avrà l’elezione del successore di Karolos Papoulias. L’ultima votazione sarà il 29 del mese, quando serviranno solo 180 voti. Se nessuno ce la farà, il Parlamento sarà sciolto e si andrà ad elezioni anticipate, probabilmente a febbraio. Ieri, 160 era considerata la soglia, al di sotto della quale il governo Samaras sarebbe stato spacciato. Avendo ottenuto esattamente 160 voti per il suo candidato, il giudizio rimane apertamente negativo sulle prospettive delle altre due votazioni, ma sembra molto probabile che al terzo scrutinio il numero dei sostenitori di Dimas salirà anche oltre i 170 voti, anche se in pochi prevedono che si arriverà a 180.   APPROFONDISCI – La Grecia si gioca il futuro nell’euro. Ecco i numeri da tenere sott’occhio stasera   Se si andasse, quindi, alle elezioni anticipate, Atene potrebbe trovarsi tra 2-3 mesi al governo Syriza, il cartello di estrema sinistra, guidato da Alexis Tsipras, contrario alle politiche di austerità della Troika (UE, BCE e FMI) e che chiede un condono del debito sovrano ai governi europei e a carico dei mercati, oltre il sostegno dei redditi e delle pensioni.

Lo scenario reale

Tuttavia, due aspetti tendono ad essere sottovalutati in questa vicenda. Primo: se anche Syriza vincesse le elezioni, da solo non avrebbe i numeri per governare, nonostante il premio di maggioranza dei 50 deputati. Servirà almeno un alleato, che probabilmente sarebbe il Pasok oggi al governo con i conservatori, oppure Dimar, il partito di sinistra, fuoriuscito dalla maggioranza, ma accreditato oggi di percentuali molto basse e che potrebbe non superare lo sbarramento del 3%.

In altri termini, una vittoria di Syriza non sarebbe un’automatica applicazione delle sue ricette al governo, anche se è chiaro che avrebbe in mano le chiavi della politica ellenica. Tsipras dovrebbe trattare un programma minimo con chicchessia e ciò porterebbe a smussare alcuni aspetti della sua politica anti-Troika.   APPROFONDISCI – La Grecia spaventa sempre più: boom di rendimenti e spread, ecco cosa ci aspetta   E la ristrutturazione del debito chiesta da Tsipras potrebbe arrivare anche senza una sua vittoria. Lo stesso centro-destra ha lanciato il sasso nei mesi scorsi, salvo riscontrare le chiusure dei tedeschi (e non solo) ai consessi europei. Il debito pubblico greco è del 177% del pil e nemmeno una vigorosa ripresa consentirà al paese di tornare a livelli normali in un arco di tempo ragionevole. Infine, i sondaggi non sembrano così nettamente favorevoli a Syriza, anche perché col passare delle settimane, man mano che i greci avvertono la reazione di panico sui mercati a una sua probabile vittoria a breve, il dibattito ad Atene inizia ad essere più complesso, tanto che lo stesso Tsipras ha parlato di “terrorismo mediatico” utilizzato dal governo e dalle istituzioni per spaventare gli elettori. Non dimentichiamo che anche nel 2012 fu dato, a un certo punto, in testa ai sondaggi, ma poi al governo ci arrivò Antonis Samaras.   APPROFONDISCI – In Grecia si avvicina il rischio di elezioni anticipate e monta la paura di uscita dall’euro   In realtà, il vero guaio potrebbe arrivare a febbraio, quando la Troika potrebbe bloccare l’erogazione dell’ultima tranche di 7 miliardi del piano di aiuti di 240 miliardi alla Grecia, magari preoccupata dall’instabilità politica o perché in piena campagna elettorale sarebbe improbabile che riesca ad ottenere dal governo in carica le misure di austerità e le riforme chieste da tempo. Il blocco porterebbe realmente a un possibile default della Grecia o al mancato pagamento di stipendi pubblici e pensioni in poche settimane. Attenzione, però, anche in questo caso a esagerare la portata dell’appuntamento elettorale, se ci sarà. Al più tardi, i greci sarebbero chiamati a rinnovare il Parlamento nella primavera del 2016, ossia tra 16-17 mesi. E non si vede cosa potrebbe cambiare da qui ad allora.   APPROFONDISCI – Goldman Sachs allarmato sulla Grecia: non temiamo le elezioni, ma il prelievo forzoso  

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