La Grecia è più vicina a un accordo o al default? Tsipras rischia comunque una crisi politica

La Grecia potrebbe avvicinarsi a un accordo o al default. Il governo Tsipras rischia in qualunque caso una crisi politica per l'intransigenza di una parte di Syriza sul negoziato con Bruxelles.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia potrebbe avvicinarsi a un accordo o al default. Il governo Tsipras rischia in qualunque caso una crisi politica per l'intransigenza di una parte di Syriza sul negoziato con Bruxelles.

Si mostra fiducioso il premier Alexis Tsipras sul raggiungimento nei prossimi giorni di un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici. In teoria, ci sarebbe tempo fino a domenica per raggiungere un’intesa, anche se già sappiamo che l’Eurogruppo di lunedì non sbloccherà gli aiuti, come sperato da Atene. Tuttavia, il successo del vertice passa tutto per il comunicato finale: se ci sarà un testo comune condiviso da tutti i creditori (UE, BCE e FMI) e dalla Grecia, si segnalerebbe ai mercati che un accordo sarebbe alla portata in poche settimane, probabilmente entro la fine di maggio. Senza un testo, invece, il segnale per i mercati sarebbe pessimo, perché si evidenzierebbero le distanze ancora troppo forti tra le parti, tali da rendere improbabile un’intesa in tempo per evitare il default. E’ probabile che il comunicato alla fine ci sarà. In questi ultimi giorni, sia da Bruxelles che da Atene arrivano dichiarazioni maggiormente improntante all’ottimismo e tese a chiarire che il negoziato starebbe registrando “sostanziali progressi”. Ciò non vuol dire che l’intesa sia certa, sebbene il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, abbia rassicurato che essa arriverà nei prossimi giorni o al massimo in un paio di settimane.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis: accordo a breve. E Putin chiama Tsipras: pronti i fondi per il gasdotto  

Accordo su alcuni punti, distanze su altri

Le indiscrezioni vorrebbero che siano già stati compiuti passi in avanti in tema di aumento dell’IVA, con l’introduzione di un’unica aliquota su tutti i beni e valida anche nelle isole al 16% o al 18%. Al contempo, il governo non bloccherebbe le privatizzazioni. Restano, però, alcuni punti di forte dissenso: la riforma del mercato del lavoro e delle pensioni. L’altro ieri, Tsipras ha fatto riassumere 4.000 dipendenti pubblici licenziati dal precedente governo Samaras. L’atto si pone in netto contrasto con le indicazioni dell’Eurogruppo e degli altri creditori pubblici, quale che sia l’aggravio sui  conti pubblici di tale misura. Il governo non cederebbe nemmeno sul fronte di una maggiore flessibilità del lavoro e dei tagli alle pensioni e agli stipendi pubblici. Su questi ultimi 2 punti insisterebbe, in particolare, l’FMI, mentre l’Eurogruppo non vorrebbe rinunciare all’obiettivo di un avanzo primario al 4,5% del pil contro l’1,5% concesso dal governo greco. Non proprio noccioline, perché sarebbero 5,5 miliardi di differenza, in termini di tagli alla spesa pubblica e/o di maggiori tasse.   APPROFONDISCI – Allarme Grecia, l’accordo non c’è: scontro con Bruxelles su tagli a pensioni, IVA e IMU  

Gli scenari e la crisi politica

A questo punto, gli scenari davanti al governo Tsipras sarebbero 2. Se si trova l’accordo, è evidente che o Atene abbia ceduto totalmente alle richieste dei creditori per il bisogno impellente di ricevere liquidità ed evitare il default oppure le parti si siano incontrate, grosso modo, a metà strada. In entrambe le situazioni, Syriza, il partito del premier, potrebbe mostrarsi riluttante a rinunciare alle promesse elettorali più sensibili e ciò potrebbe mettere a rischio la tenuta del governo. Se le richieste della (ex) Troika fossero considerate politicamente inaccettabili, il premier ha già annunciato che farebbe ricorso a un referendum per fare decidere agli elettori se accettare o meno un accordo.

Referendum euro Grecia

In questo modo, bypasserebbe il Parlamento e la sua stessa maggioranza e si farebbe consegnare dal popolo un mandato chiaro. Stando ai sondaggi, infatti, almeno 2 greci su 3 vorrebbero un qualsiasi accordo pur di restare nell’euro. Ciò non gli eviterebbe le tensioni con il suo partito, perché l’ala più radicale potrebbe ritirargli l’appoggio. Inoltre, durante la campagna referendaria, i mercati potrebbero fibrillare moltissimo e i risparmiatori greci ritirare i depositi in maniera sempre più massiccia per metterli al riparo da una Grexit.   APPROFONDISCI – La Grecia teme il fallimento delle banche, esplodono i contanti e i ritiri dei depositi   Il secondo scenario si avrebbe in assenza di un accordo: anche in questo caso, Tsipras potrebbe indire un referendum per chiedere agli elettori se accettare ciò che egli stesso non ha voluto firmare. Nel frattempo, i mercati finanziari bombarderebbero la Grecia e la bancarotta si avvicinerebbe inesorabile per l’assenza di liquidità e la crisi del sistema bancario, tenuto in vita oggi solo dai fondi ELA della BCE, i quali sarebbero immediatamente sospesi senza un’intesa con Bruxelles. La crisi finanziaria porterebbe possibilmente anche a una crisi politica, perché il governo potrebbe trovare conveniente dimettersi, in modo da non trovarsi costretto a gestire la fase delicatissima di un default e la possibile uscita dall’euro del paese. Comunque vadano le cose, quindi, il rischio di una crisi politica non è scongiurato per Tsipras. Forse è anche ciò a cui segretamente punta l’Eurogruppo, ovvero ad alzare il prezzo così in alto, non per provocare l’uscita della Grecia dall’euro, ma un mutamento di quadro politico ad Atene. Resta il fatto che Syriza, in qualunque situazione, parrebbe in grado di rivincere ancora più nettamente le elezioni.   APPROFONDISCI – Grecia, accordo preliminare entro domenica. Ma l’Eurogruppo teme il referendum  

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Argomenti: Economie Europa, Grexit