La BCE alla Grecia: o accordo con la Troika o stop liquidità alle banche

Un comunicato della BCE spiega che se la Grecia non raggiunge un accordo entro febbraio con la Troika, le sue banche non potranno più accedere alla liquidità di Francoforte, erogata settimanalmente con apposite aste.

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Il comunicato di ieri della BCE non poteva essere più esplicito per la Grecia. L’istituto ha chiarito che le sue banche possono accedere come quelle degli altri stati membri dell’Eurozona alla liquidità di Francoforte, attraverso le aste settimanali, in cambio della quale devono limitarsi a presentare in garanzia un collaterale chiaramente insufficiente. Tuttavia, continua la nota, aldilà del mese di febbraio, tale accesso dipenderà dal raggiungimento o meno di un accordo con la Troika (UE, BCE e FMI), in merito all’estensione dei prestiti erogati tramite il fondo Efsf.   APPROFONDISCI – Grecia, il piano segreto della UE contro il default e l’uscita dall’euro aiuta Tsipras   In sostanza, Mario Draghi dice chiaro e tondo ai greci che o accettano le condizioni chieste dai creditori pubblici per ricevere l’ultima tranche di 7 miliardi di euro, oppure non solo non vedranno quei soldi, ma le loro banche non potranno nemmeno accedere alla liquidità che ogni settimana la BCE mette a disposizione con le aste. E poiché l’accordo deve essere trovato entro la fine di febbraio, ciò equivale ad affermare che anche il prossimo governo, quello che si formerà dalle elezioni del 25 gennaio, dovrà accettare le politiche di austerità e le riforme, se non vorrà portare l’economia ellenica verso una crisi di liquidità, primo passo per il default e la conseguente uscita dall’euro della Grecia.   APPROFONDISCI – In Grecia esplodono i rendimenti dei bond. Sondaggio choc e l’Italia rischia 30 miliardi   Dal canto suo, Alexis Tsipras, dato per vincente da tutti i sondaggi, ha ammesso che in caso di vittoria, i mercati finanziari potrebbero scatenarsi contro il paese, ma che ciò non lo impaurisce.

L’unico modo per rassicurarli, ha aggiunto, è di mirare al pareggio di bilancio, in modo da trattare con la Troika da una posizione di forza, non avendo più bisogno di emettere nuovo debito per rifinanziarci.

I sondaggi

Gli ultimi tre sondaggi pubblicati danno l’estrema sinistra di Syriza in testa con almeno 3 punti di distacco da Nuova Democrazia del premier Antonis Samaras. Il partito di Tspras oscillerebbe tra più del 28% a oltre il 31% dei voti. Entrambi i partiti avrebbero guadagnato consenso a spese delle formazioni minori. In particolare, i socialisti dello storico Pasok sarebbero appena intorno al 4%, mentre il Movimento dei Socialisti Democratici, da poco creato dall’ex premier George Papandreou, fuoriuscito dal Pasok, non riuscirebbe ad entrare in Parlamento, attestandosi probabilmente sotto la soglia di sbarramento del 3%. Dai sondaggi emerge la conferma che almeno i tre quarti dei greci non vorrebbero lasciare l’euro. Se questo timore avvantaggerebbe teoricamente il governo in carica, dall’altro non riscuoterebbe una buona accoglienza la paura seminata dalle dichiarazioni del premier e dei suoi ministri, in merito a una possibile fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona, in caso di vittoria di Syriza.   APPROFONDISCI – La Grecia nel caos per i sondaggi: niente maggioranza certa e aiuti della Troika in bilico  

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