La Grecia deve tagliare le tasse come Trump, invece Tsipras fa marchette elettorali

La Grecia tra uscita dai tempi più duri della crisi, ripresa sui mercati finanziari, avanzi fiscali e condizioni di vita ancora difficili. L'intervista con il Prof Konstantinos Voudouris a pochi giorni dalle elezioni europee.

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La Grecia tra uscita dai tempi più duri della crisi, ripresa sui mercati finanziari, avanzi fiscali e condizioni di vita ancora difficili. L'intervista con il Prof Konstantinos Voudouris a pochi giorni dalle elezioni europee.

Facciamo il punto sulla Grecia, a pochi giorni dalle elezioni europee, con il Professore Konstantinos Voudouris, ormai amico di Investire Oggi da tempo, come sanno i lettori che ci seguono.

G.T.: In Grecia, il governo sta provando ad abbassare l’avanzo primario al 2,5% del pil dal 3,5% per i prossimi tre anni. I creditori europei non condividono questa veduta e minacciano sanzioni finanziarie, tra cui la mancata restituzione degli interessi maturati dalla BCE sui bond ellenici.

C’è spazio per un accordo subito dopo le elezioni?

K.V.: Beh, ci sono poche probabilità, solo del 25% di sostenere un avanzo primario al 3,5% del pil per più di otto anni. Questa è la ragione per cui i creditori hanno imposto tale livello alla Grecia fino al 2023, non di più. Penso che il risultato delle elezioni europee giocherà un ruolo importante sul tema. Se i partiti più marcatamente euro-scettici talloneranno quelli filo-UE alle urne, i creditori europei diverranno meno rigidi.

Gli avanzi primari sono solo uno dei fattori che alimentano il debito. Gli altri sono il tasso di crescita e il tasso d’interesse reale. Alti avanzi implicano austerità che colpisce l’economia, rallentandone i ritmi di crescita, dato che il moltiplicatore fiscale in Grecia si mostra più alto di altri stati europei. Se tagli 1 euro di spesa pubblica qui, l’economia si contrae di 1,60 euro, contro i soli 0,24 euro nel Lussemburgo. Il tasso di crescita in Grecia dovrebbe attestarsi al 3,7%, anziché al 2% odierno. La crescita innalza le entrate fiscali e abbassa il rapporto debito/pil.

G.T. : I rendimenti greci sono crollati ai minimi dal 2005 in aprile, sebbene successivamente abbiano ripreso a salire un po’. Ad ogni modo, possiamo dire che SYRIZA stia lasciando la Grecia con conti pubblici risanati e mercati finanziari in ripresa, non così male come ci si aspettava, che dice?

K.V.: Dopo la ristrutturazione del debito concordata con i creditori europei all’Eurogruppo del 22 giugno 2018, ho previsto che il rendimento sovrano a 5 anni sarebbe sceso al 2,3% dal 3,1%. E’ quello che è accaduto, ora si aggira al 2,2%.

L’unica ragione per cui gli investitori richiedono rendimenti maggiori sui bond ellenici, rispetto agli altri stati europei, è l’alto rischio di credito, cioè l’elevata probabilità di default. Questo è un tema che la Grecia e i suoi creditori si ritroveranno ad affrontare in futuro più e più volte, essendo il debito ellenico insostenibile.

G.T.: Persino il prossimo probabile premier, Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia, intende abbassare l’avanzo primario al 2,5% del pil per tagliare le tasse. Quale politica ritiene che segnerebbe la differenza con il governo Tsipras? E condivide le misure che quest’ultimo intende adottare su IVA, imposte sui redditi e pensioni?

K.V.: Persino con questi alti avanzi primari c’è spazio per tagliare le tasse e la spiegazione è data dalla curva di Laffer. Se il governo abbassasse l’aliquota IVA al 20% e quella sugli utili delle imprese al 22%, il gettito fiscale crescerebbe. Quindi, ci sono funzionari del governo in Grecia incapaci di provare tutto ciò. E, ovviamente, questa è colpa di Tsakalotos (ministro delle Finanze, ndr). Mitsotakis ha promesso di abbassare l’imposta sulle imprese al 20% e ciò significa stesso gettito rispetto a oggi. Il bilancio greco perde entrate a causa dell’evasione fiscale, dell’elusione e della repressione dei consumi. Lo spiega la curva di Laffer.

G.T.: Le condizioni economiche in Grecia restano cattive: alti tassi di disoccupazione e povertà, pil reale di gran lunga inferiore ai livelli pre-crisi, sistema bancario sconquassato, per non parlare dell’alto debito pubblico. La gente potrà permettersi altri anni senza un miglioramento visibile delle proprie condizioni di vita?

K.V. : I problemi gemelli dell’economia ellenica sono alta disoccupazione e alto debito. La disoccupazione scende, ma troppo lentamente. Ci sono due ricette: una maggiore domanda che alimenta l’inflazione. Un’inflazione più alta significa un tasso di disoccupazione inferiore, come suggerisce la curva di Phillips. Quindi, il governo deve trovare il modo di aumentare la domanda interna.

L’altra via la suggerisce la “Trumponomics”: gli USA avevano un tasso di disoccupazione al 5% quando Trump vinse le presidenziali.

Il presidente americano ha tagliato le imposte alle imprese e queste hanno accelerato le assunzioni senza che i prezzi siano cresciuti granché. Adesso, la disoccupazione si trova ai minimi dal 1969!

G.T.: I sondaggi dicono che SYRIZA perderà sia le elezioni europee che le politiche e che a vincere sarà Nuova Democrazia (ND). Può spiegarci perché gli investitori stranieri dovrebbero fidarsi di un partito, che è responsabile della crisi fiscale del 2009-2010 e che ha falsificato i conti pubblici, quando stava al governo in quegli anni? Per essere onesti, ND e il PASOK governarono la Grecia fino al 2015 e la lasciarono in condizioni disastrose.

KV: Hmm, per gli scommettitori Nuova Democrazia ha l’82% di probabilità di vincere. I greci e specialmente quelli della classe media soffrono per l’alta pressione fiscale e Mitsotakis ha promesso di arrestarla. SYRIZA ha portato i regali di Natale in anticipo quest’anno. Hanno aperto i pacchi e hanno dato la tredicesima ai pensionati, sgravi fiscali, mentre Nuova Democrazia ha commesso errori di retorica con alcune frasi, come sul taglio delle pensioni, di alcuni benefici sociali attraverso l’unificazione in un solo sussidio. Ovviamente, questi benefici potenziano i bassi redditi, ma non combattono la disoccupazione e non fanno uscire i greci dalla povertà, poiché hanno moltiplicatori fiscali più bassi di altre voci di spesa, come gli sgravi fiscali e gli investimenti pubblici.

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