La Grecia ci costa 520 miliardi, quasi 3 volte il suo pil. Era meglio la Grexit?

Sale a oltre 500 miliardi il costo totale dei vari salvataggi della Grecia. E continuerà molto probabilmente a salire. Non era meglio una Grexit?

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Sale a oltre 500 miliardi il costo totale dei vari salvataggi della Grecia. E continuerà molto probabilmente a salire. Non era meglio una Grexit?

Il direttore generale dell’FMI, Christine Lagarde, è tornata a chiedere la ristrutturazione del debito pubblico della Grecia, attraverso un sostanziale allungamento delle scadenze, l’abbassamento al minimo possibile degli interessi e un lungo periodo di grazia, durante il quale non vi sarebbe alcun pagamento degli interessi e nemmeno il rimborso del debito. Per il numero uno dell’istituto di Washington, la ristrutturazione sarebbe necessaria, altrimenti l’FMI non potrebbe partecipare al terzo piano di salvataggio di Atene in 5 anni, non essendo considerato il suo debito sostenibile, quindi, nemmeno rimborsabile con ragionevole sicurezza. Ieri, era stato il governatore della BCE, Mario Draghi, a chiedere la rinegoziazione del debito pubblico ellenico, mentre stamane si associa al coro anche il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che esclude, tuttavia, un taglio.   APPROFONDISCI – Grecia, l’FMI minaccia: niente salvataggio senza un profondo taglio del debito  

Ristrutturazione debito Grecia quasi sicuro

La posizione di FMI e BCE è alquanto peculiare: i due chiedono di ristrutturare il debito greco nelle mani dei governi dell’Eurozona, ma escludono di poterlo fare.

Ciò sarebbe vietato, infatti, rispettivamente dalle linee-guida del primo e dallo statuto del secondo. In sostanza, Lagarde e Draghi chiedono la ristrutturazione con i soldi degli altri. La posizione della Germania è rimasta la stessa in tutto il negoziato: prima le riforme, poi, semmai, la discussione sul debito, sul quale non ci sarà alcun taglio. Sul punto sono concordi sia la cancelliera Angela Merkel che il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Entrambi eccepiscono che sarebbe vietato dalle regole della UE, in quanto l’“haircut” tra governi sarebbe considerato un trasferimento di risorse e la stessa BCE non potrebbe più erogare prestiti alle banche del paese beneficiario del taglio.   APPROFONDISCI – Schaeuble potrà disarcionare la cancelliera Merkel sulla Grecia?  

Taglio debito Grecia escluso (per ora)

La questione è, in verità, politica. Rinunciare a parte dei crediti verso la Grecia sarebbe elettoralmente impopolare, specie nel Nord Europa. E, in particolare, la scelta non sarebbe proponibile in favore di quello che l’FMI definì informalmente al suo interno “il peggiore debitore della storia dell’istituto”.

Se già sotto i governi precedenti era difficile immaginare un taglio, adesso è quasi impossibile con l’estrema sinistra di Alexis Tsipras alla guida, essendosi dimostrata una maggioranza irresponsabile, inaffidabile e per nulla incline alle riforme. Il punto sollevato dall’FMI 3 giorni fa è che il debito pubblico della Grecia dovrebbe tendere nel 2017 al 200% del pil dal 177% attuale. Ad aprile si era stimato un già pesante 151,8%, ma in appena 3 mesi le prospettive sono talmente peggiorate, che il deterioramento dei conti pubblici è atteso di quasi il 50% del pil in appena un biennio. L’impennata sarebbe frutto da un lato degli effetti negativi della recessione in corso, che quest’anno potrebbe sottrarre un 4% di pil, dall’altro dell’allontanamento dagli obiettivi fiscali precedentemente attesi, dato che l’avanzo primario al 3,5% del pil, prima concordato tra Atene e Bruxelles per quest’anno, dovrebbe essere centrato solo nel 2018. Alzi la mano chi realisticamente pensa che la Grecia, alle condizioni attuali, ce la farà.   APPROFONDISCI – La Grecia sarà in recessione per altri 2 anni, ecco perché i nuovi aiuti non basteranno  

Oltre mezzo trilione di euro il costo per salvataggio Grecia

Eppure, i continui salvataggi della Grecia sono costati una montagna di denaro ai contribuenti europei e all’FMI. Il primo bailout del 2010 ammontò a 110 miliardi, il secondo di fine 2012 a 130 miliardi. Nel frattempo, nella primavera del 2012, i creditori privati ci avevano rimesso a loro volta 107 miliardi, attraverso un “haircut” del 53,5% del valore nominale dei titoli di stato in loro possesso. Non meno esposta è la BCE, che ha finora concesso alle banche greche finanziamenti per complessivi 130 miliardi, di cui 89,5 con l’ELA, il programma di emergenza. In tutto, la Grecia è costata 477 miliardi, ai quali si aggiungeranno altri 40-50 miliardi del terzo piano allo studio della Troika (UE, BCE e FMI), portando il conto fino a circa 520 miliardi, quasi 3 volte le dimensioni del pil ellenico. Anche eliminando la quota di debito condonata dagli investitori non dell’Eurozona e i prestiti erogati dall’FMI, per la quota non ascrivibile ai paesi europei azionisti dell’istituto, il costo delle operazioni di salvataggio è salito a circa il 5% del pil dell’intera Eurozona. E chi ci dice che i prossimi aiuti siano gli ultimi? E’ saggio fornire a un’economia prestiti pari al triplo della sua dimensione? E quando potranno effettivamente i greci iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel, dato che le stime più ottimistiche non vedono un ritorno ai livelli pre-crisi per ancora qualche decennio? Iniziamo a chiederci fuori da ogni retorica se non sarebbe stata meglio una Grexit.   APPROFONDISCI – Grecia, la UE precisa: il terzo salvataggio costerà 40-50 miliardi    

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