La Grecia chiede ai creditori la ristrutturazione del debito a febbraio

La Grecia chiede l'immediata ristrutturazione del debito, mentre alcune analisi mettono in luce lo stato comatoso della sua economia.

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La Grecia chiede l'immediata ristrutturazione del debito, mentre alcune analisi mettono in luce lo stato comatoso della sua economia.

Partecipando a una conferenza con gli investitori in Grecia, il ministro delle Finanze, Euclis Tsakalotos, ha mostrato qualche punta di nervosismo, quando si è rivolto ai creditori, invitandoli a smettere di “continuare a dare il calcio al barattolo” e ha fatto appello, affinché si dia vita entro il mese di febbraio dell’anno prossimo alla ristrutturazione del debito pubblico ellenico, sostenendo che se il problema fosse rinviato al 2017, per ipotesi, vanificherebbe gli sforzi del governo per ripristinare la fiducia nel paese.

Dunque, Atene si aspetta che i creditori aprano alle sue richieste sul debito entro i prossimi 3 mesi, mentre una risposta è arrivata nelle scorse ore da Klaus Regling, a capo dell’ESM, il fondo di stabilità permanente, che gestisce l’assistenza finanziaria ai paesi in crisi debitoria. Il manager tedesco ha dichiarato che una ristrutturazione del debito ellenico sarebbe possibile, ma ha escluso che essa possa assumere le forme di un taglio (“haircut”). Al contrario, ha ipotizzato un allungamento delle scadenze di 40 anni dalla media attuale di 32,5 anni, così come del periodo di grazia di 20 anni (durante il quale, Atene non deve sborsare alcunché per il pagamento degli interessi e per il rimborso del debito e che ad oggi è previsto scadere al 2022). Si è mostrato più scettico, invece, sulla riduzione ulteriore dei tassi, dato che attualmente la Grecia paga mediamente meno dell’1% sui debiti verso i creditori europei e Regling ha rimarcato che si tratta di un costo più basso di quello sostenuto da molti altri membri dell’Eurozona.

Rinegoziazione debito solo con riforme Grecia

Quanto al coinvolgimento dell’FMI, il capo dell’ESM ha esternato un certo ottimismo, pur notando come la sua partecipazione potrebbe essere piccola. Infine, ha paventato l’ipotesi che la ristrutturazione sia legata ad impegni che il governo greco dovrebbe rispettare anche dopo la fine del programma di assistenza finanziaria, che scadrà a metà del 2018, in modo da avere certezze sulla sostenibilità del debito nel medio termine. Regling ha anche dichiarato che il rischio Grexit non sia più contemplato in alcuno scenario e che rispetto ad agosto, il governo di Atene sembra più propenso a realizzare le riforme, anche se sui dettagli si registrano spesso divisioni con i creditori. Ma un’analisi del quotidiano tedesco Tagesspiegel mette a nudo tutte le debolezze dell’economia ellenica, che sarebbe ben lungi dal vedere la luce in fondo al tunnel.

L’articolo spiega come la disoccupazione in Grecia, secondo l’Eurostat, dovrebbe crescere ancora al 25,8%, mentre solo un greco su 3 sarebbe un membro attivo nell’economia del paese e solamente un disoccupato su 10 riceverebbe un qualche sussidio statale. Tutto questo, mentre il governo sarà costretto a tagliare la spesa per le pensioni, la più alta in Europa, un fatto che accrescerebbe la povertà nel breve termine.  

Taglio pensioni Grecia, proteste contro Tsipras

E tra e riforme che dovrebbero essere approvate nei prossimi giorni, al fine di ottenere il restante miliardo della prima tranche degli aiuti europei, il governo Tsipras sta mettendo mano proprio a quella delle pensioni, anche se non è riuscito a trovare un accordo con le opposizioni, che ha accusato di “scarsa serietà”. I tagli annunciati sono molto impopolari e mirano a dimezzare in pochi anni la spesa previdenziale, oggi al 17,5% del pil. S’immagina un aumento dell’età pensionabile a 62-67 anni, a seconda degli anni di contributi versati: si andrebbe in pensione a 62 anni con 40 anni di anzianità, a 67 anni con 15. Per la prima volta, i sindacati hanno indetto nelle scorse settimane uno sciopero generale contro il governo Tsipras, che ha visto l’adesione di parte della stessa Syriza, il principale partito di maggioranza e quello di cui è leader il premier Alexis Tsipras.    

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