La Grecia approfitta dei rifugiati per farsi cancellare il debito

Vertice UE sull'emergenza profughi a Bruxelles stasera. Tra i vari punti ci sono le richieste di Turchia e Grecia, ciascuna delle quali alza il prezzo, approfittando della crisi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Vertice UE sull'emergenza profughi a Bruxelles stasera. Tra i vari punti ci sono le richieste di Turchia e Grecia, ciascuna delle quali alza il prezzo, approfittando della crisi.

Il vertice odierno della UE a Bruxelles tra i 28 stati membri e la Turchia ci fornirà qualche elemento per verificare se l’Europa sarà in grado di passare dalle parole ai fatti sull’emergenza profughi. Nelle ore precedenti all’incontro, il governo di Ankara ha scoperto le carte e il premier Ahmet Davutoglu ha chiesto che si parli anche dell’ingresso del suo paese nella UE. I turchi alzano il prezzo della trattativa, nel tentativo di capitalizzare al massimo dalla crisi dei rifugiati siriani e iracheni, di cui 2,7 milioni sono ammassati alle sue frontiere. Senza una loro collaborazione, l’Europa rischia l’invasione da parte di centinaia di migliaia di anime in fuga e a quel punto collasserebbe.

Ristrutturazione debito Grecia, Tsipras alza prezzo

Ma Ankara non è l’unica ad alzare l’asticella in suo favore. Anche la Grecia sta facendo esattamente la stessa cosa, per quanto il suo potere negoziale appaia minore di quello anatolico. Dopo la decisione dell’Austria di chiudere le frontiere nei giorni scorsi, si è dato vita a un effetto domino, per cui a cascata tutti gli stati a scendere fino alla Macedonia, confinante con la Grecia, hanno chiuso a loro volta i confini, finendo per fare restare “intrappolate” in quest’ultimo paese decine di migliaia di immigrati, che puntavano non di certo a rifugiarsi sul territorio ellenico, bensì nel cuore del Vecchio Continente, come Austria, Germania e Scandinavia. La Grecia ha dimostrato di non essere in grado da sola di gestire i flussi. Il premier Alexis Tsipras ha lanciato, in verità, un appello per non lasciare sola nemmeno la Turchia, che altrimenti potrebbe non essere in grado di evitare il peggio, ossia l’esodo do centinaia di migliaia di profughi verso l’Europa.      

Tagli pensioni Grecia, no di Atene

Atene punta su un altro piatto forte: la ristrutturazione del debito pubblico. Il suo governo è in rotta di collisione con il Fondo Monetario Internazionale, che chiede al paese maggiori tagli alle pensioni per centrare il target di un avanzo primario del 3,5% del pil entro il 2016, cosicché da rendere sostenibile il suo indebitamento. I creditori europei chiedono misure di risparmio per 2-2,5 miliardi nel triennio 2016-’18, anche se si mostrano un po’ più flessibili sulle modalità per centrare l’obiettivo fiscale. Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha rispedito al mittente la richiesta di tagli delle pensioni, sostenendo che dal 2010 ad oggi ce ne sarebbero stati 11 in Grecia e che adesso non ci sarebbero più margini di manovra. Inoltre, ha puntato il dito contro l’FMI, accusandolo di dilazionare in maniera irragionevole i tempi per la revisione delle riforme varate da Atene, impedendole di aprire il negoziato con i governi dell’Eurozona per ottenere l’agognata ristrutturazione del debito.

Quello di Tsipras è solo un pretesto

La richiesta del governo Tsipras ha ben poco dell’urgenza segnalata dallo stesso, dato che i greci non pagheranno fino al 2022 né il debito contratto con i governi europei, né gli interessi, godendo del cosiddetto “periodo di grazia”. In altri termini, la Grecia ha sì un debito al 180%, ma non ha alcuna scadenza al momento per circa i 2 terzi di esso. La ristrutturazione del debito, che i creditori interessati sarebbero disposti a concedere solo dopo la revisione positiva delle riforme e sotto forma di allungamento delle scadenze e/o di taglio degli interessi e/o di proroga del periodo di grazia, serve solamente al governo ellenico a potere sbandierare dinnanzi agli elettori una vittoria di Pirro, che nei fatti non avrebbe alcuna conseguenza pratica da qui ai prossimi anni, né rilevante persino nei decenni successivi.      

Germania divisa su flessibilità per Grecia

Ma in Germania si è acceso un altro dibattito politico, ovvero se concedere o meno alla Grecia più tempo per realizzare le sue riforme, data la crisi dei profughi da cui è stata investita in questi mesi. Ad aprire all’ipotesi di un rinvio dei target fiscali è stato il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, anche dirigente del Partito Socialdemocratico, partner di governo di quello conservatore della cancelliera Angela Merkel. L’accoglienza tra gli alleati è stata fredda, come si evince dalla replica di Manfred Weber, leader de Partito Popolare Europeo, nonché alto dirigente della CDU-CSU e considerato vicinissimo alla cancelliera, che ha dichiarato per tutta risposta che l’indebolimento dei target fiscali significa “scherzare col fuoco”. La Germania è divisa: da un lato, vorrebbe tenere ferma la sua posizione sulle riforme, altrimenti la già poco collaborativa Grecia rischia di accentuare il suo lassismo; dall’altro, è consapevole che il suo destino sui profughi è legato proprio a quello di Atene, luogo di partenza di decine di migliaia di siriani, iracheni, afghani etc.

Rendimenti Grecia tornano a livelli di rischio

Al vertice di stasera, pertanto, la carne al fuoco sarà tanta, tra richieste della Turchia, quelle della Grecia e i “no” degli altri paesi del Centro-Nord Europa allo smistamento dei profughi. Su ogni buco dovrà metterci una pezza la Merkel, che sa benissimo di giocarsi la leadership europea sul punto e di lasciare la UE in preda al caos, nel caso di fallimento. E’ verosimile che domattina ci sveglieremo con fiumi d’inchiostro di parole spese all’insegna dell’ottimismo e della retorica su presunti progressi tra le parti. La prova del nove sarà in Grecia, laddove i profughi continueranno probabilmente a fluire anche nelle prossime settimane, facendo esplodere le contraddizioni di un’Europa, nata per reagire esattamente a crisi di queste dimensioni, ma che mostra di tornare alle logiche nazionali a ogni crisi di rilievo. Nel frattempo, i rendimenti sovrani a 10 anni della Grecia sono risaliti al 10%, segnando un aumento di 160 punti base dall’inizio dell’anno, anche se risultano di 170 bp più bassi dal picco toccato il 13 febbraio scorso. Trend anche peggiore per i biennali, esplosi dal 7,5% al 10,5%, segnalando un ritorno dell’inversione della curva degli interessi, sintomatica dello spauracchio del default.  

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Argomenti: Crisi Euro, Economia Europa, Emergenza profughi, Grexit