La Grecia allenta i controlli sui capitali, si va verso una Grande Coalizione

La Grecia allenta i controlli sui capitali a 10 giorni dal voto. Alexis Tsipras è a caccia di consensi, ma i sondaggi lo condannerebbero a un governo di Grande Coalizione con il centro-destra.

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La Grecia allenta i controlli sui capitali a 10 giorni dal voto. Alexis Tsipras è a caccia di consensi, ma i sondaggi lo condannerebbero a un governo di Grande Coalizione con il centro-destra.

A sorpresa, su richiesta della Banca di Grecia, il Ministero delle Finanze ha annunciato un deciso allentamento dei controlli sui capitali, introdotti alla fine di giugno per frenare la fuga dei depositi bancari all’estero. Stando alle nuove misure, non dovrebbero più esserci le limitazioni dei 420 euro al giorno per i prelievi al bancomat, così come per alcune categorie di beni, le aziende potranno effettuare pagamenti verso conti esteri senza alcun limite. Viene raddoppiata da 7 a 14 milioni la soglia aldilà della quale una banca è tenuta ad approvare i pagamenti verso l’estero di un’azienda cliente. E le famiglie potranno trasferire ai figli che studiano fuori dalla Grecia fino a 2.000 euro al mese. Per chi va all’estero, poi, sarà consentito portare fino a 1.800-2.000 euro, a patto di avere poco denaro residuo sul conto corrente.

Elezioni Grecia, sondaggi negativi per Syriza

L’allentamento delle restrizioni aiuterà certamente a migliorare le condizioni di vita dei greci, quando mancano 10 giorni alle elezioni politiche anticipate, le seconde in appena 9 mesi. Stando ai sondaggi, Syriza, il partito del premier Alexis Tsipras, sarebbe testa a testa nei consensi con Nuova Democrazia. I due partiti sarebbero intorno al 24-25%, separati da pochi decimali di punto percentuale in favore del primo. Colpisce anche l’assenza di una terza forza politica di peso, un fatto che priverebbe chiunque dei 2 vincesse di una maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, anche ipotizzando un’alleanza con i piccoli partiti. Lo storico partito socialista del Pasok potrebbe non superare la soglia di sbarramento del 3%, mentre ce la farebbe per un soffio Unità Popolare, il nuovo partito dell’ex ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, contrario al terzo bailout firmato da Tsipras e che per questo è stato licenziato dal premier.

Intorno al 5% viaggerebbero i centristi di To Potami e i neo-nazisti di Alba Dorata.

Verso Grande Coalizione in salsa ellenica

Il leader di Nuova Democrazia, Evangelos Meimarakis, ha chiesto un incontro con il premier per valutare i punti su cui i 2 potrebbero convergere per formare un governo di Grande Coalizione. Tsipras ha declinato l’offerta, rifiutando ufficialmente l’idea di governare insieme al centro-destra. Al dibattito TV di ieri non è stato fatto alcun accenno alla questione, né gli è stata rivolta una domanda sul tema delle alleanze. Al contrario, Tsipras ha difeso l’accordo firmato 2 mesi fa e che ha allontanato parte consistente della sua base elettorale, disillusa da Syriza. Il premier ha rinnovato la promessa di battersi per condizioni migliori nell’attuazione dell’accordo, sostenendo che l’odiata imposta sulla casa, l’Enfia, potrebbe anche essere eliminata in futuro, quando le condizioni dell’economia lo consentiranno. Ha rivendicato il fatto che il terzo salvataggio da 86 miliardi in 3 anni avrebbe risparmiato ai greci misure di austerità per 3 anni e garantito il pagamento di un interesse di appena l’1,5%.

Aut-aut di Juncker

Ma da Strasburgo è arrivato ieri un avvertimento del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che nel discorso annuale tenuto davanti all’Europarlamento ha dichiarato che “la Grecia non sarà tenuta nell’Eurozona a tutti i costi” e di attendersi che l’accordo venga attuato “senza alcuna flessibilità”. Juncker ha aggiunto che Atene rischia ancora una Grexit disordinata.

Crisi di Syriza dopo salvataggio Grecia

Le promesse mancate di Tsipras e le dure condizioni annesse al nuovo accordo hanno quasi dimezzato i voti di Syriza, complice la fuoriuscita di Lafazanis. Se fino a poche settimane fa, il partito della sinistra radicale viaggiava intorno al 45% dei consensi per i sondaggi, adesso si stima che non dovrebbe raccogliere oltre un quarto dei voti. Lo scorso 25 gennaio aveva ottenuto il 36,5% e 149 deputati, sfiorando la maggioranza assoluta di 151 seggi.

Anche con il premio di maggioranza di 50 seggi, assegnato al partito che arriva primo, nessuno dei due principali schieramenti si avvicinerebbe anche solo lontanamente a quota 151, necessaria per governare da soli. Se i sondaggi fossero confermati, chi vince le elezioni dovrà trovare tra 35 e 40 deputati per formare un governo e per questo non basterebbe nemmeno mettere insieme i voti raccogliticci degli ultimi arrivati (Alba Dorata, esclusa). Dunque, i risultati inchioderebbero Syriza e Nuova Democrazia a una coabitazione. Per Tsipras sarebbe forse la sua morte politica, ma non avrebbe alcuna alternativa.    

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