La Grecia al bivio, ecco perché la Germania non farà un accordo con Tsipras

La Grecia voterà il prossimo 25 gennaio. Lo scontro è tra conservatori filo-euro e sinistra anti-austerità. Si parla di trattative sotterranee tra quest'ultima e la Germania per impedire la fine dell'euro, ma un accordo appare improbabile.

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Si terranno il prossimo 25 gennaio le elezioni anticipate in Grecia, che si preannunciano le più polarizzate di sempre. Da un parte, ci saranno i conservatori di Nuova Democrazia del premier Antonis Samaras, che chiederanno ai greci un voto per restare nell’euro, dall’altro Syriza, la sinistra radicale di Alexis Tsipras, che offrirà agli elettori la possibilità di abbandonare le politiche di austerità e di rivedere il debito pubblico, senza chiedere formalmente l’uscita dall’Eurozona, ma nei fatti mettendola in conto.   APPROFONDISCI – La Grecia andrà alle elezioni, è ufficiale. Crolla la Borsa di Atene, panico sui mercati   Dai sondaggi emergerebbe che Syriza sarebbe in testa, anche se di un paio di punti percentuali sui conservatori. La paura dell’ignoto e del ritorno alla dracma potrebbe spingere, in realtà, molti elettori a preferire partiti più moderati, come i socialisti del Pasok, accreditati di un 6% scarso, quando sono stati il principale partito della Grecia, dopo il regime dei Colonnelli. Ad ogni modo, La Stampa riporta che il governo tedesco sarebbe già in trattative segrete con Tsipras, per evitare che l’euro sia messo nuovamente a rischio da una sua eventuale vittoria. Pare che il sottosegretario al Lavoro di Berlino, Joerg Asmussen, ex BCE, abbia già incontrato esponenti di Syriza per conto dello stesso Mario Draghi.   APPROFONDISCI – In Grecia arriva l’ora X, ecco perché oggi è una data cruciale per l’euro e l’Italia   L’obiettivo sarebbe di trovare un accordo per consentire alla Grecia di restare nell’euro, magari offrendole una qualche concessione. La ricostruzione appare molto verosimile, perché è sin troppo ovvio che l’Europa abbia messo già in conto una probabile vittoria di Syriza e si sia un pò preparata all’evento.

La domanda è un’altra: sarà possibile giungere a un accordo?

Accordo improbabile?

Per più di un aspetto, sembra di no. Primo: i toni della campagna elettorale saranno durissimi. Tsipras accusa i tedeschi e l’Europa di affamare i greci con le politiche di austerità e propone la reintroduzione del salario minimo, aumenti degli stipendi pubblici e delle pensioni, aiuti alle famiglie più povere e resta contrario alle liberalizzazioni invocate dalla Troika (UE, BCE e FMI). Non solo la Grecia non potrebbe permettersi tali misure, ma si tratterebbe di una politica opposta a quella chiesta dall’Europa ad Atene e agli altri paesi alle prese con la crisi del debito sovrano per uscire dal guado. Se la Germania, in particolare, cedesse a tali richieste, dovrebbe farlo con tutti, Italia compresa. Ma ciò equivarrebbe a un liberi tutti, a un abbandono della disciplina fiscale e delle riforme, che sono state sinora i cavalli di battaglia di Berlino.   APPROFONDISCI – La Grecia va verso le elezioni anticipate. Il governo teme il no della Troika agli aiuti   Secondo: l’Eurozona, a differenza di 2 anni e mezzo fa, sembra più preparata ad affrontare un terremoto in Grecia, perché i rendimenti dei titoli di stato sono ovunque ai minimi storici e l’euro sembra salvo, anche se non definitivamente. Se Atene facesse qualcosa per essere cacciata dall’Eurozona, Bruxelles si sentirebbe stavolta più sicura a non trattenerla. Di più: assunta l’ipotesi che l’Eurozona subirebbe qualche scossone, ma non rischierebbe la sua fine, un’eventuale uscita dall’euro della Grecia servirebbe da lezione al resto dei governi, specie a Italia e Francia. Il ritorno alla dracma ad Atene sarebbe accompagnato da un periodo di notevole instabilità finanziaria, di caos economico e di crisi politica, con il governo impossibilitato nel breve a rifinanziarsi sui mercati e gli investitori in fuga dal paese. Prima che si avvertano gli effetti benefici di una moneta molto più debole sul fronte delle esportazioni, passerebbero mesi o anni e fino ad allora sarebbe prevalente la sensazione di una tragedia economica.   APPROFONDISCI – La Grecia torna a spaventare i mercati   Per la Commissione europea e la Germania, in particolare, questo scenario sarebbe lo spot ideale per avvertire i cittadini del resto dell’unione monetaria delle conseguenze brutali di un colpo di testa. Trattare con Tsipras e fargli ottenere quello che il “fido” Samaras non si è nemmeno permesso di chiedere sarebbe un’idiozia per i tedeschi, che sarebbero avvertiti cedevoli e deboli, pronti a negoziare con qualsivoglia governo anche altrove. Sarebbe una legittimazione delle posizioni di Marine Le Pen, di Beppe Grillo, della Lega Nord, degli euroscettici di Olanda, Austria, Spagna, Finlandia, etc. Per questo, è probabile che se vincerà Syriza, la Grecia non otterrà nulla di più di adesso. Semmai, la Germania giocherà a indebolire Tsipras dal suo interno, il quale non avrà quasi certamente la maggioranza assoluta dei seggi, dovendosi affidare a un qualche alleato.   APPROFONDISCI – In Grecia è fumata nera anche oggi per il presidente, l’uscita dall’euro non è più così lontana  

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