La Grecia a 3 mesi dall’accordo, tra recessione, speranze e banche al collasso

Le banche in Grecia recuperano depositi, ma collassano in borsa. Scendono i rendimenti dei bond sulle mosse attese della BCE, ma l'economia resta in piena recessione.

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Le banche in Grecia recuperano depositi, ma collassano in borsa. Scendono i rendimenti dei bond sulle mosse attese della BCE, ma l'economia resta in piena recessione.

Sono passati nemmeno 3 mesi dall’accordo raggiunto in extremis a Bruxelles tra il premier Alexis Tsipras e il resto dell’Eurozona, che ha impedito la Grexit e posto le condizioni perché la Grecia ottenesse il terzo salvataggio in 5 anni da 86 miliardi di euro. Nel frattempo, sono state celebrate le elezioni anticipate, che il 20 settembre scorso hanno esitato un risultato quasi identico a quello del 25 gennaio scorso: Syriza vince e sfiora ancora la  maggioranza assoluta, formando un nuovo governo con la destra anti-austerity di Anel e confermando Tsipras premier. Non si può ancora affermare che la situazione economica si stia normalizzando nel paese. L’FMI stima per quest’anno un calo del pil del 2,3%, seguito da un nuovo tonfo dell’1,4% nel 2016. La ripresa ci sarebbe solo a partire dal 2017, quando l’economia ellenica si dovrebbe espandere del 2,7%, dopo ben 8 anni di recessione su 9. Entro il 2020, il rapporto tra debito e pil dovrebbe rimanere lontanissimo dal target del 120% fissato nel 2012 dalla UE, attestandosi intorno al 185%.

Banche Grecia, recupero depositi

Possiamo, però, dire che sembra essere alle spalle la fase più drammatica della crisi che ha colpito quest’anno Atene, grazie al recupero di consapevolezza da parte del governo locale. Tanto che poco fa la BCE ha tagliato da 88,9 a 87,9 miliardi il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza che ha iniziato ad erogare agli istituti ellenici sin dal mese di febbraio, quando ha smesso di accettare i titoli di stato ellenici come collaterale di garanzia, a causa del loro rating “non investment grade” e alle diatribe tra Atene e i creditori. Se tra il novembre del 2014 e lo scorso mese di luglio si è registrato un deflusso di 43 miliardi di euro dai depositi delle banche, ad agosto si è avuto un incremento da 120,8 a 121,14 miliardi, poco per potere parlare di un’effettiva inversione di tendenza, ma sufficiente per auspicare che la fuga si sia arrestata, anche se pesano moltissimo le restrizioni ai movimenti dei capitali, introdotte alla fine di giugno, che potrebbero essere del tutto eliminate all’inizio del 2016.

Bond Grecia puntano su QE

La Grecia spera nell’esito positivo della revisione delle riforme, che sarà effettuata tra ottobre e novembre e che darebbe il via sia al rilascio della seconda tranche dei prestiti, sia a un circolo virtuoso per il sistema del credito ellenico. Infatti, la BCE potrebbe tornare ad avvalersi della rinuncia, ossia ad accettare nuovamente i bond ellenici in garanzia. Inoltre, potrebbe inserirli nel suo piano di acquisto dei titoli di stato e privati, noto come “quantitative easing”, che creerebbe una domanda aggiuntiva di 7 miliardi, con la conseguenza che i rendimenti scenderebbero ulteriormente e la risalita dei prezzi e dei rating aumenterebbe la capacità di erogazione di nuovo credito da parte delle banche elleniche, a beneficio dell’economia reale, sebbene restino ancora elevatissime le sofferenze, stimate intorno al 50% del complesso dei finanziamenti. Attualmente, i rendimenti sovrani a 10 anni si attestano al 7,78%, -117 bp su base mensile e circa 250 bp in meno da inizio anno. I titoli a 2 anni rendono l’8,96%, mostrando una curva dei tassi ancora invertita, segno del rischio default ancora temuto dai mercati. Su base mensile, il calo è d i 35 bp e di 650 bp da febbraio. Nel frattempo, la Borsa di Atene perde un terzo del suo valore su base annua, stabile sul mese scorso. I principali titoli bancari restano in calo su base annua fino al 95%, arrivando a dimezzarsi anche rispetto a un mese fa. Il confronto con il 2010 è impietoso: -99%.  D’altronde, senza un recupero dell’economia, le banche potranno difficilmente uscire dal rischio crac, pur con le ricapitalizzazioni in vista durante quest’autunno. Non è un caso che l’FMI abbia puntato tra martedì e ieri i suoi riflettori nel suo report annuale proprio sul sistema bancario ellenico, in grado ancora, a suo avviso, di contagiare il resto dell’Eurozona con un nuovo shock negativo tutt’altro che evitato.

   

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