La Germania vuole evitare la Jamaica, rischia una crisi istituzionale

I risultati delle elezioni in Germania sembrano scritti, ma tra due settimane si rischia l'apertura di una crisi istituzionale nel cuore dell'Europa. Il modello tedesco segnala più di una stortura.

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I risultati delle elezioni in Germania sembrano scritti, ma tra due settimane si rischia l'apertura di una crisi istituzionale nel cuore dell'Europa. Il modello tedesco segnala più di una stortura.

Due settimane alle elezioni federali in Germania, forse tra le meno eccitanti degli ultimi decenni. Stando ai sondaggi, infatti, non solo si conoscerebbe già il nome del vincitore, ma le ultime rilevazioni rimarcherebbero le distanze tra primo e secondo arrivato. Per DeutschlandTrend di Infratest/ARD, i conservatori della CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel sarebbero al 37% dei consensi, mentre i socialdemocratici della SPD sarebbero scesi al 21%, il punto più basso mai toccato da anni. Al terzo posto si collocherebbero gli euro-scettici dell’AfD (11%), seguiti a ruota dai post-comunisti della Linke (10%), dai liberali della FDP (9%) e, infine, dai Verdi (8%). (Leggi anche: Frau Merkel ipoteca il quarto mandato, ecco perché vincerà)

Allo stato attuale, nessun partito da solo sarebbe in grado di ottenere la maggioranza dei seggi al Bundestag e Frau Merkel, pur vincendo le elezioni con quasi assoluta certezza, avrà bisogno di almeno un alleato per governare. Già, ma chi? L’ipotesi più gradita per il suo centro-destra sarebbe un governo con gli storici alleati liberali, ma i numeri non ci sarebbero, perché la somma tra i loro deputati farebbe qualcosa di meno della metà dei seggi. Dunque, o la cancelliera opta per un esecutivo di minoranza (ipotesi rischiosa e non molto credibile) o è costretta a espletare il suo quarto mandato con la terza Grosse Koalition dal 2005, ovvero assieme alla SPD.

Meno di un tedesco su tre sarebbe favorevole a questo scenario e tra i sostenitori del socialdemocratico Martin Schulz, ad ambire alle larghe intese con gli avversari sarebbe meno di uno su tre. La sinistra è in crisi d’identità, come dimostrano queste elezioni e non riesce a rianimarsi nemmeno dopo l’unico duello televisivo di domenica scorsa.

Anzi, rispetto a prima del faccia a faccia tra Merkel e Schulz, l’SPD perde due punti percentuali e i conservatori restano stabili. Il gradimento personale della prima si attesta al 54%, per il secondo al 26%.

L’opzione Jamaica

La politologa e sostenitrice dell’SPD, Gesine Schwan, avverte il suo partito che nel caso di un’ennesima Grosse Koalition, i socialdemocratici non avrebbero più probabilità di vittoria per i prossimi 20 anni. Sì, ma che fare se la Merkel non avrà i numeri per governare da sola, come ci si aspetta? In teoria, uno degli scenari possibili è quello di una cosiddetta coalizione “Jamaica”, dal nome dei colori della bandiera dello stato americano, che coincidono con quelli dei tre partiti che farebbero parte dell’ipotetica alleanza: il nero dei conservatori, il verde degli ambientalisti e il giallo dei liberali.

Tuttavia, la coalizione sarebbe inedita e le probabilità che possa portare avanti un programma coeso per l’intera legislatura sono basse, come confermano le ultime dichiarazioni del leader liberale Christian Lindner, il quale esclude una maggioranza con i Verdi. E tra questi e i liberali sono scoppiate scintille negli ultimi giorni, dopo che Lindner ha spiegato che i profughi non potrebbero restare a lungo in Germania, attirandosi le invettive degli ambientalisti, per i quali i toni utilizzati dall’FDP sarebbero del tutto simili a quelli degli euro-scettici tedeschi. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così il futuro alleato di Frau Merkel)

Ad essere maggiormente nei guai sembra proprio la sinistra tedesca, che per la quarta volta consecutiva corre senza alcuna speranza di farcela. L’SPD fiuta il rischio di assistere a un tracollo ancora più verticale del proprio consenso nel caso proseguisse ad appoggiare il governo Merkel per la terza volta in 12 anni. Già in queste elezioni si respira un clima di disillusione tra la base socialdemocratica, consapevole che i suoi leader possono poco contrastare verbalmente le politiche del centro-destra, avendole appoggiate per quasi tutto il tempo.

Rischio crisi istituzionale

I risultati di queste elezioni segneranno un possibile prima e dopo per la Germania, la quale rischia l’apertura di un serio dibattito sulla crisi istituzionale. Le larghe intese tra avversari non sono una vergogna, specie se come a Berlino vengono strette su programmi concordati a puntino e non già su una semplice spartizione di ministeri all’italiana. E, però, tutti vogliono evitare una deriva austriaca, che ha portato a Vienna un clima di rivolta contro i partiti tradizionali, con l’approdo al secondo turno delle elezioni presidenziali nel 2016 di due candidati anti-establishment: l’ambientalista Alexander van der Bellen e il nazionalista Norbert Hofer.

Se la crisi sta investendo da anni i socialdemocratici tedeschi più di ogni altro partito, nell’era post-merkeliana che inevitabilmente si aprirà tra non molto, a rischiare un simile declino sarebbero pure i conservatori, tallonati da destra dagli euro-scettici, che contrariamente a quanto siamo portati a immaginare, vantano tra le loro file decine di ex membri della CDU, delusi dallo spostamento a sinistra dell’asse programmatico sotto la cancelliera. (Leggi anche: Euro-scettici in Germania sposteranno a destra la Merkel)

Le coalizioni innaturali non possono che avere durata limitata nel tempo, altrimenti diventano patologiche e questo, indipendente dai risultati esitati per l’economia e gli altri settori della vita pubblica, che in Germania non possono che essere considerati più che positivi. Se tra due domeniche si rendesse necessario un altro accordo tra cristiano-democratici e socialdemocratici per formare il prossimo governo, magari con Schulz a chiedere e ottenere un posto di ministro nel gabinetto dell’attuale avversaria in campagna elettorale, state certi che a Berlino s’inizierà a parlare di riforma del sistema di voto, perché è evidente a tutti che la stabilità politica non potrà proseguire all’infinito a discapito dell’alternanza tra opzioni programmatiche differenti. Il modello tedesco necessita di una qualche correzione, se si vorrà evitare tra qualche anno di assistere all’arrivo al governo di formazioni marcatamente anti-sistema.

 

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