La Germania rimpatria l’oro dall’estero, cosa significa per l’euro?

La Germania ha rimpatriato 366 tonnellate di oro dal 2013. Perché la Bundesbank sta riportando a casa un asset così importante?

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La Germania ha rimpatriato 366 tonnellate di oro dal 2013. Perché la Bundesbank sta riportando a casa un asset così importante?

La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha rimpatriato lo scorso anno 210 tonnellate di oro di sua proprietà, ma depositato in caveau stranieri. Nel dettaglio, si apprende che 110,5 tonnellate sono state rimpatriate dalla Banca di Francia e 99,5 dai forzieri di Fort Knox della Federal Reserve, portando a un totale di 366 tonnellate la quantità di metallo tornato a Francoforte dal 2013, anno in cui il governatore Jens Weidmann annunciò il piano per il rientro in possesso di almeno la metà dell’oro complessivamente detenuto.

La Germania possiede le seconde riserve di oro nel pianeta (il dato reale della Cina è ignoto) dopo gli USA, con 3.381 tonnellate, corrispondenti attualmente a un controvalore di 130 miliardi di dollari. Di queste, alla luce dei dati aggiornati, 1.347,4 tonnellate (39,9%) si trovano a New York, 1.402,5 tonnellate (41,5%) a Francoforte, 434,7 (12,9%) alla Bank of England e 196,4 tonnellate (5,8%) a Parigi.

I numeri del rimpatrio oro Germania

Stando al piano, dovranno ancora essere rimpatriate altre 307,4 tonnellate entro il 2020, di cui 196,4 dalla Francia (tutte le rimanenti) e 111 da New York. Le cifre evidenziano che a distanza di appena 3 anni dall’annuncio, oltre la metà delle tonnellate da rimpatriate si trovano già a Francoforte, nonostante una partenza lentissima, tanto da far dubitare lo stesso Weidmann sul successo del piano. Nel 2013, infatti, la Germania riuscì a riportare a casa appena 36,6 tonnellate, di cui solo 5 dagli USA, mentre nel 2014 si è saliti a 119,7 tonnellate, di cui 84,5 dagli USA. Entro il 2020, quindi, i tedeschi deterranno a casa loro 1.710 tonnellate di oro, più della metà del totale.        

Perché la Bundesbank rivuole il suo oro

Gran parte dell’oro tedesco era stato messo al sicuro presso le principali altre banche centrali del pianeta, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, da possibili invasioni dell’esercito sovietico. La Bundesbank, in teoria, sarebbe in grado di riportare presso i suoi caveau tutto l’oro di sua proprietà in poche settimane, se lo volesse, ma deve tenere conto che buona parte dei lingotti in possesso, in particolare, della Fed non sia prontamente disponibile, in quanto vincolata o, si vocifera, persino ceduta a terzi in garanzia o (chissà!) a titolo definitivo.

Il vero punto da comprendere del piano Weidmann è semmai il seguente. perché la Germania sta rimpatriando centinaia di tonnellate di oro? La risposta più immediata sarebbe che, cessata l’emergenza di un’invasione sovietica, sembra anacronistico che Francoforte continui a tenere oltre la metà del suo oro a riserva all’estero. Spiegazione convincente, ma non unica.

Oro banche centrali non più importante come prima?

L’oro rappresenta una garanzia per la banca centrale, anche se ha perso grossa parte della sua importanza negli ultimi decenni, dato che l’emissione di moneta non è più legata alle quantità di metallo possedute, come avveniva fino al 1971, anno in cui fu stralciato l’accordo di Bretton Woods, che previde sino ad allora la convertibilità di 35 dollari USA per ogni oncia di oro. Considerando che le economie del blocco occidentali tenevano le loro valute agganciate al dollaro da un cambio fisso, ciò equivaleva sostanzialmente a decretarne in maniera indiretta la convertibilità in oro anche per loro. Con l’euro, a maggior ragione, la Bundesbank, come le altre banche centrali dell’Eurozona, non hanno più il potere autonomo di battere moneta, fungendo da semplice stamperie della BCE. Dunque, che senso avrebbe oggi per un istituto detenere oro?      

Crisi euro, il piano rimpatrio oro tedesco c’entra qualcosa?

Si consideri che il piano fu annunciato subito dopo l’apice della crisi dell’euro, negli ultimi tempi affievolita solo grazie all’intervento della BCE, che con il varo del piano anti-spread prima (OMT) e di potenti stimoli monetari dopo ha spento l’incendio sui mercati dei debiti sovrani periferici dell’unione monetaria. Tuttavia, la volontà della BuBa di rimpatriare diverse centinaia di tonnellate di oro, per quanto non nell’immediato, segnala l’intenzione delle istituzioni tedesche di assicurare con un asset tangibile la loro credibilità, in primis le emissioni del loro debito pubblico, in assenza di una moneta propria.

Interpretazioni più spinte hanno intravisto nel rimpatrio un’occasione per la Germania di porre le basi per un ritorno alla sovranità monetaria, ovvero al marco tedesco. Senz’altro un’idea un po’ complottista del piano, ma che bene esprime la diffidenza con cui parte degli osservatori guarda al ritorno in patria di centinaia di tonnellate di lingotti.

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