La Germania ha guadagnato 100 miliardi dalla crisi in Grecia, vediamo come

Con la crisi in Grecia, la Germania avrebbe guadagnato 100 miliardi di euro, pari a più del 3% del suo pil. Ecco come.

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Con la crisi in Grecia, la Germania avrebbe guadagnato 100 miliardi di euro, pari a più del 3% del suo pil. Ecco come.

Il costo che la Germania ha sostenuto per tenere la Grecia nell’euro e salvarla da un default altrimenti certo sarebbe di gran lunga inferiore al beneficio di cui l’economia tedesca avrebbe beneficiato dal 2010 ad oggi. A dirlo è niente di meno che l’istituto tedesco Leibnitz di ricerca economica (IWH), che calcola in almeno 100 miliardi di euro, oltre il 3% del pil nazionale, i risparmi che il governo tedesco ha ottenuto in questi ultimi 4 anni e mezzo per il pagamento dei rendimenti sui bond governativi.   APPROFONDISCI – L’ammissione di Juncker: accordo basato sulla paura. In Germania si riparla di Grexit   Secondo una simulazione svolta dall’istituto, se non ci fosse stata la crisi del debito sovrano, la Germania avrebbe emesso in questo frangente i suoi Bund a un rendimento medio del 3% più elevato di quelli effettivi. Infatti, con i venti di crisi e la paura degli investitori di una rottura dell’Eurozona, il mercato si è spostato verso i titoli considerati sicuri,come i bond tedeschi, facendone ridurre i costi di emissione. Tra gli altri benefici per l’economia tedesca, derivanti dalla crisi ellenica, si citano anche le privatizzazioni e, in particolare, l’acquisizione da parte di Fraport di 14 aeroporti della Grecia, tra cui quello di Corfù, per un miliardo di euro. Anche nel caso in cui la Grecia non rimborsasse il debito ai tedeschi, continua l’istituto, la Germania ci avrà rimesso da questa crisi.   APPROFONDISCI – L’ammissione di Juncker: accordo basato sulla paura. In Germania si riparla di Grexit   Dunque, il meccanismo di trasmissione dei benefici dalla Grecia alla Germania sarebbe stato semplice, per quanto noto sin dallo scoppio di questa infinita crisi del debito nell’Eurozona: gli investitori hanno iniziato a fare incetta di titoli sicuri, come i Bund, per ripararsi da possibili rischi default e di rottura dell’unione monetaria. La conseguenza è stata semi-tragica per alcuni paesi, come l’Italia, che hanno visto salire il costo di rifinanziamento del loro debito, mentre è stata straordinariamente positiva per pochi fortunati, come la Germania, i cui bilanci nazionali sono in ordine e che ben prima del varo del “quantitative easing” hanno registrato, addirittura, rendimenti negativi sulla parte breve delle scadenze. La reale “colpa” dei tedeschi, quindi, sarebbe stata quella di essere avvertiti quale più credibili e solidi, rispetto a economie più fragili, come quelle dei cosiddetti “Piigs”. Di certo, il governo tedesco ha fatto tesoro dei risparmi sugli interessi, dato che lo scorso anno ha chiuso il bilancio in attivo di 6,4 miliardi di euro (circa lo 0,3% del pil), cosa che dovrebbe ripetersi anche quest’anno, grazie alla buona congiuntura dell’economia.   APPROFONDISCI –  Ancora vendite indiscriminate sulle borse. Gli investitori si rifugiano sui Bund  

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