La Germania di Frau Merkel si sta sgretolando sotto i nostri occhi

Ennesima brutta sconfitta elettorale per la cancelliera Merkel in Germania, il cui partito è stato scavalcato in Turingia dalla destra euro-scettica. Cola a picco la Grosse Koalition al governo federale.

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Ennesima brutta sconfitta elettorale per la cancelliera Merkel in Germania, il cui partito è stato scavalcato in Turingia dalla destra euro-scettica. Cola a picco la Grosse Koalition al governo federale.

In Italia è stata l’Umbria ad avere rovinato i piani “giallorossi” al governo, in Germania la Turingia ha confermato il collasso degli schieramenti tradizionali e posto una pietra tombale alla lunga era della cancelliera Angela Merkel. Il Land orientale ha fatto vincere i post-comunisti della Linke con il 31% (+2.8%), seguiti dalla destra euro-scettica dell’AfD al 23,4% (+12,8%), la quale ha sorpassato la CDU di Mutti crollata al 21,8% (-11,7%).

Male anche i socialdemocratici dell’SPD con appena l’8,2% (-4,2%), davanti al 5,2% dei Verdi (-0,5%) e al 5% della liberale FDP (+2,5%). Due i dati salienti di questa tornata elettorale locale tedesca: oltre la metà dei cittadini ha votato per partiti anti-sistema, mentre i due poli al governo non arrivano insieme a raccogliere un terzo dei consensi.

Sbaglia chi pensa che siano peculiarità locali, anche se è vero che in Turingia le tendenze sono risultate accentuate rispetto al resto della Germania. Tuttavia, nessuno ormai a Berlino nega più che vi sia un grosso problema di sopravvivenza del sistema politico che ha retto sin dalla Seconda Guerra Mondiale. L’SPD è a caccia del suo nuovo segretario dopo le dimissioni di Andrea Nahles a giugno, a seguito della debacle alle elezioni europee. In corsa vi è tra l’altro il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, che al primo turno ha ottenuto appena il 22,7% dalla base, essendo così costretto al ballottaggio per cercare la vittoria.

L’aspetto inquietante ribadito da queste elezioni risiede nell’irrilevanza della sinistra di governo in quelle aree meno ricche della Germania, così come nel resto dell’Occidente. Quasi un controsenso, se si pensa che la sinistra sia nata storicamente proprio per cercare di reagire alle disuguaglianze sociali e per tutelare i più deboli. E, invece, in Europa come in Nord America, si assiste quasi con rassegnazione a una sconfitta dopo l’altra di socialisti e alleati laddove regnano emarginazione, disoccupazione e insicurezza. Un fallimento storico inimmaginabile qualche decennio fa.

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E se in Germania arriva la crisi?

Tornando alla Germania, parliamo di un’economia in piena occupazione, con conti pubblici in attivo, un debito pubblico tra i più bassi tra le grandi economie ricche del mondo, indebitamento privato altrettanto contenuto, esportazioni record e un peso politico in Europa che mai ha avuto nella sua storia.

Difficile per noi italiani credere che chi la governa sia così impopolare. Eppure, sta accadendo da anni e con un’accelerazione impressionante dal 2017, quando una Frau Merkel al tramonto si è ostinata a calciare il barattolo con quel che rimaneva degli alleati socialdemocratici, finendo per seppellire entrambi.

Vero, l’economia tedesca sarebbe già in recessione, ma non è in crisi un modello, come esagitatamente spiega certa stampa; semmai, dopo un decennio di crescita incessante, si sta prendendo una pausa e senza che il pil sia atteso in ripiegamento nell’intero 2019 o l’anno prossimo. Pensate cosa accadrà se e quando le condizioni dell’economia tedesca si faranno molto meno favorevoli, magari a seguito di una congiuntura internazionale negativa, verranno persi posti di lavoro, i salari smetteranno di crescere, l’industria domestica indietreggerà e i conti pubblici saranno meno positivi di oggi. A quel punto, le formazioni già impopolari lo diventeranno ancora di più e in favore delle ali di destra e di sinistra esterne all’establishment, oppure forse prevarrà l’istinto teutonico alla conservazione per evitare colpi di testa potenzialmente rovinosi?

Una Germania in siffatte condizioni non conviene nemmeno ai partner europei. La Merkel non decide più nulla in casa, figuriamoci all’estero. E’ a capo di un governo che non governa, che resta in vita per l’impossibilità di tornare alle urne, le quali decreterebbero la morte politica dei due partner della maggioranza al Bundestag. Una situazione che somiglia incredibilmente a quella di Roma, dove PD e 5 Stelle stanno assieme, pur detestandosi come non mai, per la semplice paura di fare una brutta fine rimettendosi alla parola degli italiani. Ma gli elettori, dall’Umbria alla Turingia, stanno gridando il loro risentimento verso questa politica del galleggiamento e dell’indecisione cronica, chiedendo che si ponga fine a esperienze e formule innaturali, fallimentari e prive di visione.

Non è vero che il messaggio non sia stato recepito, semmai chi lo ha colto ha paura di uscire dalla tana con le mani alzate, temendo la reazione della folla inferocita là fuori.

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