La Germania dei surplus non frena, è boom per l’attivo dei conti pubblici

Se dici Germania dici risparmio. E gli ultimi dati ufficiali confermano che i tedeschi continuano a tagliare il loro debito pubblico e ad accumulare surplus fiscali, oltre che commerciali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Se dici Germania dici risparmio. E gli ultimi dati ufficiali confermano che i tedeschi continuano a tagliare il loro debito pubblico e ad accumulare surplus fiscali, oltre che commerciali.

Vi immaginate se avessimo un bilancio statale in attivo, anziché preoccuparci di come evitare di accumulare debiti su debiti? Se per l’Italia resta un sogno, in Germania è realtà sin dal 2014 e stando ai dati pubblicati venerdì scorso da Destatis, l’ufficio statistico federale, il primo semestre per i conti pubblici tedeschi si è concluso con un surplus fiscale di 48,1 miliardi di euro, circa 18 miliardi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando un nuovo record. Se il dato fosse quello dell’intero 2018, la Germania avrà chiuso l’esercizio con un attivo nell’ordine dell’1,5% del pil. Insomma, non soltanto il suo rapporto tra debito pubblico e pil tende a crescere, ma anche in valore assoluto lo stock di debito sta diminuendo, visto che ogni anno lo stato ha bisogno di emettere meno bond di quelli in scadenza. Di questo passo, già quest’anno Berlino sarebbe in grado di ottemperare all’obiettivo contemplato nel Fiscal Compact, esibendo un indebitamento inferiore al 60% del pil, in calo dal 64,1% del 2017 e nettamente al di sotto dell’81% raggiunto nel 2010.

Debito/pil in Germania sotto il 60% nel 2019, non accadeva dal 2003

L’ottima performance fiscale fa il paio con lo stato di grazia di cui gode l’economia tedesca, cresciuta nel secondo trimestre dello 0,5% sul primo, in accelerazione dal +0,3% dei primi 3 mesi dell’anno. Vero è, però, che a fronte del +1,7% segnato dalle importazioni, le esportazioni risultano aumentate dello 0,7%. In ogni caso, la Germania quest’anno dovrebbe chiudere con un avanzo commerciale di 264 miliardi di euro, praticamente intorno all’8% del pil, tra le percentuali più alte al mondo.

E i dati odierni sostengono le voci di quanti chiedono al governo federale di tagliare i surplus dei conti pubblici, al fine di rafforzare la domanda interna e non solo. Il presidente dell’istituto economico DIW, Marcel Fratzscher, ritiene che bisognerebbe investire di più nelle infrastrutture, mentre il governatore bavarese Markus Soeder, alleato della cancelliera Angela Merkel, crede che bisognerebbe restituire qualcosa ai contribuenti, oltre i 10 miliardi del taglio delle tasse già concordato tra i due partiti della maggioranza. Tutti certamente vorrebbero avere i problemi del ministro delle Finanze, Olaf Scholz, che ha solo l’imbarazzo della scelta su come eventualmente impiegare parte delle entrate eccedenti la spesa pubblica. Tuttavia, la Germania è al centro degli attacchi dell’amministrazione Trump, oltre che degli alleati europei, affinché riduca i risparmi interni e contribuisca così a contenere gli squilibri globali, importando più dall’estero. Gli ultimi dati segnalano un minimo miglioramento proprio delle importazioni, al netto delle esportazioni, ma troppo debole per essere venduto dalla cancelliera come un’inversione di tendenza. La Germania è e resta la patria del risparmio. E le tensioni con le altre economie non potranno che montare.

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Argomenti: austerità fiscale, Economie Europa, Germania

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