'La Germania contro l'Europa: non ridurremo il surplus delle partite correnti

La Germania contro l’Europa: non ridurremo il surplus delle partite correnti

La Cancelliera attacca la Commissione, che aveva chiesto alla Germania di stimolare la domanda interna per ridurre gli eccessivi avanzi delle sue partite correnti e ribatte: debito tedesco all'80%, la nostra politica tende a rientrare al 60% del pil in dieci anni

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La Cancelliera attacca la Commissione, che aveva chiesto alla Germania di stimolare la domanda interna per ridurre gli eccessivi avanzi delle sue partite correnti e ribatte: debito tedesco all'80%, la nostra politica tende a rientrare al 60% del pil in dieci anni

Si fa sentire la cancelliera Angela Merkel, che aprendo il Fuehrungstreffen Wirtschaft 2013 organizzato dal quotidiano Sueddueutsche Zeitung, ha risposto alle critiche piovute addosso al suo governo e alla Germania a livello internazionale, riguardo l’eccessivo avanzo delle partite correnti tedesche, superiori al limite consentito dai Trattati europei del 6% del pil.

Dopo il 7% del 2012, il 2013 si accinge a chiudere con un saldo attivo del 6,9%, simile a quello previsto anche nel 2014. Ma la Merkel avverte: è assurdo pensare che un paese possa artificialmente diminuire la sua competitività e ridurre i disavanzi. Questo non lo faremo, ha affermato, sommersa dagli applausi della platea.

 

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Frau Merkel ha risposto alla Commissione che la Germania ha un debito dell’80% del pil e che, pertanto, intende rientrare al 60% previsto dal Patto di stabilità in dieci anni. Come dire: non potete chiederci di aumentare la spesa pubblica e allo stesso tempo di raggiungere i target da voi stessi perseguiti.

Anche perché il suo governo è convinto di stare già facendo molto per alimentare la domanda dei partner meno fortunati dell’Eurozona, con i conservatori della CDU-CSU che hanno accettato di introdurre nel programma di governo il salario minimo su base nazionale, richiesto dalla SPD per concordare la nascita di una Grosse Koalition.

Certo, la cancelliera ha affermato di avere accettato a malincuore tale clausola, in quanto i socialdemocratici l’hanno presentata come pre-condizione per dare vita a un governo di larghe intese a Berlino, ma ha promesso che farà di tutto per evitare che un simile provvedimento abbia ripercussioni negative sul piano occupazionale.

Il senso del discorso di Angela Merkel sta tutto in quel “non lo faremo”.

La cancelliera si appresta a guidare un governo senza rivali politici interni di peso, con il Bundestag controllato per quasi l’80% dalla futura maggioranza, forte di una popolarità altissima in patria e incontrastata sul piano europeo, data l’assenza di leadership alternative.

La Commissione di Bruxelles, che si avvia a concludere la sua attività a maggio, quando si terranno le elezioni europee, non ha la forza politica e l’autonomia per controreplicare ai “nein” della Germania, destinati forse a chiudere definitivamente la questione dell’eccessivo surplus delle partite correnti.

Sarà forse per questo che poche ore fa proprio il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, il più critico verso la Germania, ha affermato che sarebbe ora possibile per i paesi dell’Area Euro  dedicarsi di più alla crescita. Un nonsenso, se pensiamo che pochi paesi starebbero rispettando i target fiscali concordati con la Commissione, mentre i livelli dei debiti sovrani sono saliti e pochi governi hanno realmente varato le riforme. Sembra un atto di resa di Rehn, che equivale a dire ai governi di mezza Europa: ci abbiamo provato, la Germania ha detto di no, per cui stimolate voi stessi la vostra domanda interna e chiuderemo un occhio sui conti pubblici. Ma la Germania non potrà che dire “nein” anche su questo.

 

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