Profitti record in Svizzera con il franco più debole, ma la banca centrale non sgancia

Franco svizzero in calo del 9% nel 2017 contro l'euro e la banca centrale di Zurigo sfrutta l'indebolimento, registrando utili record e senza sganciare granché in favore dei suoi azionisti.

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Franco svizzero in calo del 9% nel 2017 contro l'euro e la banca centrale di Zurigo sfrutta l'indebolimento, registrando utili record e senza sganciare granché in favore dei suoi azionisti.

Pioggia di utili per la Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera, che secondo i dati preliminari avrebbe chiuso il 2017 con un risultato positivo di 54 miliardi di franchi, più che raddoppiando i 24,5 miliardi del 2016 e superando le attese, che si erano fermate a 50 miliardi; frutto dell’indebolimento del cambio, con il franco svizzero ad avere ceduto nell’anno passato il 9% contro l’euro.

Al momento, il rapporto tra le due valute si attesta a 1,17, pur restando più forte del cambio minimo di 1,20, vigente fino al 15 gennaio del 2015, giorno in cui l’istituto scioccò il mondo, comunicando che non lo avrebbe più difeso. (Leggi anche: Azioni banca centrale Svizzera a +60% da luglio, chi sta comprando la SNB?)

Nel dettaglio, la SNB ha maturato un utile da 49 miliardi sulle riserve in valuta estera, che nel dicembre scorso sono salite a 743,9 miliardi, in rialzo di una cinquantina di miliardi nei 12 mesi. Altri 3 miliardi sono stati guadagnati sulle posizioni in valuta locale e, infine, ci si attende 2 miliardi di utili dalle riserve di oro. E così, l’ente ha accumulato dal 2007 al 2017 utili per un totale di 98,6 miliardi di franchi. Con i risultati dello scorso anno segna un record nella sua storia ultra-secolare, superando il massimo precedentemente toccato nel 2014 con 38,3 miliardi di utili.

Il boom di utili è conseguenza dell’accumulo di riserve valutarie nel corso degli ultimi anni, per via degli acquisti di valuta straniera (essenzialmente euro e dollari) realizzati dall’istituto per cercare di indebolire il franco svizzero, che negli ultimi 10 anni ha guadagnato tra il 25% e il 30% contro l’euro. Poiché il cambio si è indebolito negli ultimi mesi, il valore delle riserve accumulate è aumentato e con esso i profitti virtuali della SNB, che adesso potrà distribuire al governo confederale elvetico e ai 26 cantoni 2 miliardi di franchi, un importo superiore agli 1,5 miliardi del 2016. Di questi, i due terzi vanno ai cantoni e un terzo al governo di Berna. Fino al 2020 sarà in vigore un tetto di 2 miliardi, ragione per cui solo una minima parte degli utili potrà essere effettivamente distribuita.

Secondo lo statuto, il dividendo massimo per gli azionisti pubblici non può eccedere il miliardo, importo raddoppiato nel caso in cui le riserve di utili siano almeno pari a 20 miliardi. Queste, invece, risultano essere lievitate già a 67 miliardi.

I soci privati restano a bocca asciutta

Non tutti sanno, però, che la SNB è anche quotata in borsa e che risulta per quasi la metà del capitale in mano a 2.200 azionisti privati, quasi tutti investitori cassettisti. Ebbene, il valore delle azioni è esploso nell’ultimo anno di oltre il 120%, balzando di quasi il 300% negli ultimi 5 anni. Tuttavia, al boom non corrisponde alcun aumento di dividendi elargiti ai soci, perché la banca centrale ha congelato a 15 franchi per azione il dividendo massimo distribuito, ponendo un tetto del 6% rispetto al valore delle azioni. In teoria, quindi, potrebbe offrire a ciascun azionista, ai prezzi attuali, qualcosa come non meno di 240 dollari per azione, mentre ne offrirà anche quest’anno per circa 16 volte in meno, con il risultato che il rapporto tra dividendo e prezzo del titolo risulta meno dello 0,4%.

Lo scorso anno, gli azionisti privati, frustrati dall’essere soci di una gallina dalle uova d’oro che di fatto non sgancia quasi nulla della sua ricchezza accumulata, hanno tentato il blitz in assemblea dei soci, ma la loro proposta di aumentare il dividendo è stata bocciata con l’87% dei voti, complice il sistema di votazione, che limita a 100 il numero dei diritti per ciascun azionista. E allora, per quale ragione vi è una corsa ad acquistare titoli della SNB? La Svizzera è considerata un porto sicuro per gli investimenti ed è assai probabile che gli oltre 2.000 azionisti privati presenti nel capitale considerino l’istituto una sorta di proxy per gli investimenti sicuri globali, visto che esso detiene un portafoglio diversificato e che rastrella persino sul mercato azionario, con quote in tutti i principali colossi americani, da Apple a Google, etc, di fatto unica realtà di questo genere nel panorama delle banche centrali.

Dal canto suo, l’obiettivo della SNB non è fare utili, bensì garantire la stabilità dei prezzi interni.

E a dicembre, l’inflazione annua in Svizzera è salita allo 0,8%, il livello più alto da 7 anni a questa parte, portando l’inflazione nell’intero 2017 allo 0,5%, dato estremamente basso, ma pur sempre migliore del biennio precedente, nel corso del quale l’economia alpina è stata in deflazione, a causa del super-franco. La SNB continua a mantenere tassi negativi sui depositi delle banche, al fine di scoraggiare l’ingresso dei capitali esteri per ragioni speculative. Il governatore Thomas Jordan continua a definire il cambio “sopravvalutato” e ha segnalato più volte che non intende abbandonare la politica monetaria ultra-espansiva, optando per un graduale ritiro degli stimoli solo dopo che avrà fatto altrettanto la BCE. Un gioco del gatto col topo, che sta facendo la gioia degli azionisti, i quali pur a bocca asciutta sul piano degli utili, potranno sempre confidare in un boom dei corsi azionari, da realizzare in guadagni all’occorrenza. (Leggi anche: Franco svizzero contro euro ai minimi da 13 mesi, tassi negativi restano)

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