La Fusione tra FCA e Renault salta a causa di Macron, liberale ipocrita in casa d’altri

Il governo francese ha fatto saltare la fusione tra FCA e Renault. La casa automobilistica italo-americana ritira l'offerta sulle diverse garanzie chieste da Macron in favore della Francia. E' libero mercato?

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Il governo francese ha fatto saltare la fusione tra FCA e Renault. La casa automobilistica italo-americana ritira l'offerta sulle diverse garanzie chieste da Macron in favore della Francia. E' libero mercato?

La fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Renault salta. Lo ha annunciato la casa automobilistica italo-americana poche ore fa, attraverso un comunicato, nel quale si ribadiscono le ragioni dell’alleanza, ma si prende atto dell’impossibilità di finalizzarla, a causa dell’assenza di “condizioni politiche” favorevoli. Cos’è successo? Nei giorni scorsi, la francese Renault aveva chiesto a FCA una riformulazione dei concambi più favorevole a sé, così da pervenire a una fusione paritetica.

In pratica, il gruppo di Parigi puntava ad essere valorizzato sui 17 miliardi di euro, anziché i 15 inizialmente proposti da FCA. Sul punto, erano già in corso trattative.

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Tuttavia, a fare vacillare il negoziato, irritando non poco il Lingotto, è stato il governo francese, azionista di Renault al 15%. Il presidente Emmanuel Macron aveva preteso che la fusione esitasse lo spostamento in Francia della sede operativa e che fossero salvaguardati i livelli occupazionali. Successivamente, si è fatto sentire anche il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che ha invitato Renault a prendersi tutto il tempo necessario per decidere, sostenendo che la fusione creerebbe quei margini per lo sviluppo dei veicoli elettrici, facendo nascere un campione mondiale del settore, ma che questo richieda calma, non fretta.

Nozze cancellate, riflettiamo su Macron

E così, il board di Renault, che aveva già rinviato la risposta, ha dovuto spostare ancora più in là la sua decisione, snervando FCA e arrivando alla rottura delle trattative. Si vocifera che anche Nissan, altro azionista al 15%, non fosse granché favorevole all’accordo. Ora, non sappiamo se le nozze siano state annullate definitivamente o se vi sia ancora spazio per un ritorno alla trattativa. Fatto sta che dal caso scaturiscono due considerazioni per la disattenta stampa italiana: 1) Renault è una società partecipata dallo stato, così come la tedesca Volkswagen risulta al 20% nelle mani della Bassa Sassonia, la quale detiene anche la “golden share”, che le consente di avere sostanzialmente l’ultima parola su ogni decisione strategica; 2) Macron è un finto campione del liberalismo europeo, essendosi distinto sin dal suo ingresso all’Eliseo per posizioni ostili al libero mercato, quando c’è stato di difendere l’interesse nazionale francese, a partire dal caso Fincantieri-Stx.

Che Francia e Germania diano lezioni di mercato all’Italia, quando i rispettivi governi controllano i gangli del loro capitalismo, comprese le banche (vedasi Commerzbank e tutte le Landesbanken), è ridicolo. Il problema sta nel fatto che certa stampa nel Bel Paese dia credito a tali rimbrotti, come sul caso Alitalia. Eh, no! O Parigi e Berlino aprono davvero i loro mercati alla finanza e all’industria straniere o almeno che ci evitino l’ipocrisia di rimproverare allo stato italiano comportamenti di gran lunga meno invasivi sulle grandi scelte industriali di quanto non avvenga nei loro paesi. Vi immaginate cosa sarebbe accaduto se il governo italiano avesse fatto saltare le nozze tra FCA e Renault, chiedendo a Torino di rispettare i livelli occupazionali e di mantenere la sede in Italia? Si sarebbe gridato (giustamente) a uno stato dirigista e contrario al libero mercato. Ci attendiamo simili invettive contro il buon Macron!

Un politico protezionista? Ma Monsieur Macron!

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