La fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank salta, Unicredit in pista? Ecco le ragioni del mancato matrimonio

Nessuna fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank. Torna l'ipotesi di un'acquisizione della seconda da parte dell'italiana Unicredit, già presente sul mercato del credito tedesco. Ecco perché le nozze tra i due istituti non sono state celebrate.

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Nessuna fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank. Torna l'ipotesi di un'acquisizione della seconda da parte dell'italiana Unicredit, già presente sul mercato del credito tedesco. Ecco perché le nozze tra i due istituti non sono state celebrate.

Questo matrimonio non s’ha da fare. Dopo settimane di trattative, Christian Sewing e Martin Zieke, rispettivamente i Ceo di Deutsche Bank e Commerzbank, hanno annunciato che la fusione tra i due istituti non ci sarà, in quanto i benefici dell’operazione rischierebbero di risultare inferiori ai “rischi di esecuzione addizionali”.

Insomma, i manager si sono dovuti arrendere all’evidenza, a quello che tutti sapevano prima ancora che il negoziato partisse: due debolezze non fanno una forza. Brutto colpo per Deutsche Bank, in particolare, che dopo l’avvio delle trattative era arrivata a guadagnare oltre l’8% in borsa e, invece, oggi perde più del 3%, nonostante il boom di utili nel primo trimestre a 201 milioni di euro, +67% su base annua e nettamente sopra le stime. Stesso cedimento per Commerzbank, che a questo punto dovrà sperare in un altro cavaliere bianco, stavolta non tedesco.

Nella partita potrebbe affacciarsi Unicredit, che alcune settimane addietro aveva fatto trapelare il suo interesse per CoBa, nel caso di naufragio del negoziato con DB. In corsa, vi sarebbe anche l’olandese ING. Vedremo cosa s’inventerà il sistema politico in Germania per evitare lo spettro di una banca italiana che si porta a casa un’altra fetta del suo mercato del risparmio. Piazza Gae Aulenti fonderebbe la controllata tedesca HVB con CoBa, creando così un colosso del credito alle imprese e alle famiglie. Di certo, c’è che gli stessi tedeschi stanno tirando un sospiro di sollievo. L’opinione pubblica era fortemente contraria alle nozze tra i due zoppi, temendo che le perdite di DB ricadessero sui contribuenti, essendo CoBa controllata dallo stato per oltre il 15%.

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Flop politico su dossier banche

E ad avere indebolito la trattativa sono stati due dossier, in particolare: l’esigenza di una maxi-iniezione di capitali richiesta dalla BCE a DB prima ancora dell’eventuale fusione; il licenziamento atteso di 30.000 dipendenti in esubero. La sconfitta ha oggi il volto del ministro delle Finanze, Olaf Scholz, esponente ormai di punta del Partito Socialdemocratico in Germania.

Nell’evidente tentativo di intestarsi la paternità politica della fusione, aveva benedetto le possibili nozze, al fine di creare un “campione del credito tedesco, di sostegno alle esportazioni”. Evidentemente, non aveva letto le carte, né aveva immaginato che proprio il sistema bancario-industriale tedesco, oltre all’opinione pubblica, sarebbe stato contrario. E per un partito di centro-sinistra, avallare 30.000 esuberi, oltre un quinto del totale della forza lavoro combinata tra i due istituti, sarebbe stato un suicidio alla vigilia delle elezioni europee.

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Il flop, dunque, è stato politico, anzitutto. Il governo avrebbe desiderato che la fusione fosse realizzata, ma nessuno ha voluto metterci la faccia, tanto impopolare si era mostrato il dossier. L’unico esito di questa vicenda consiste nell’avere messo a nudo le criticità del sistema bancario tedesco, rimasto con pochissime banche di rilievo nel panorama nazionale e affollato da numerosi nanerottoli locali, quelli che la cancelliera Angela Merkel custodisce gelosamente al riparo dalla Vigilanza europea. Parliamo delle Landesbanken, i cui bilanci restano un mistero e il cui connubio con il sistema politico dei Laender si mostra il più forte di tutta Europa, alla faccia del libero mercato e della separazione tra banche e stato. Adesso, però, la cancelliera dovrà inventarsi qualcosa per sostenere il consolidamento bancario domestico, specie se da Francoforte dovessero arrivare richieste pressanti di ricapitalizzazione per DB. E dopo anni passati a puntare il dito contro le banche italiane, non potrebbe permettersi di subire uno smacco proprio sul tema.

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