La fuga verso i bond, le incognite sui nuovi Pir e la bassa educazione finanziaria in Italia

Intervista a Davide Gatti, Responsabile Divisione Retail e Private di Anima, che dal Salone del Risparmio di Milano ci dice la sua sull'andamento del mercato del risparmio gestito in Italia, in questa fase delicata.

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Intervista a Davide Gatti, Responsabile Divisione Retail e Private di Anima, che dal Salone del Risparmio di Milano ci dice la sua sull'andamento del mercato del risparmio gestito in Italia, in questa fase delicata.

Al Salone del Risparmio a Milano 2019, decima edizione, abbiamo intervistato Davide Gatti, Responsabile Divisione Retail e Private di Anima sgr, il quale ci ha fornito spunti interessanti di riflessione sull’andamento del risparmio gestito in Italia in questa fase delicata sui mercati e per l’economia italiana:

Nelle ultime settimane, a livello globale si sta assistendo a una fuga dei mercati verso il comparto obbligazionario, tant’è che 10.000 miliardi di dollari di bond mostrano adesso rendimenti negativi.

Come sta impattando tale fenomeno la raccolta del risparmio?

Direi che la maggior parte dei risparmiatori italiani non ha tanto la percezione di tale fenomeno, anche perché i titoli di stato domestici continuano a consegnare dei rendimenti positivi; è più un tema che riguarda i consulenti finanziari in generale. Diverso è invece il tema che riguarda i fondi che investono nell’obbligazionario governativo estero. Nel complesso, però, oggi l’investitore cerca sicurezza, protezione, quindi rendimenti più coerenti con attività poco rischiose e quindi si mostra meno propenso a puntare su asset class più rischiose.

L’Italia è formalmente in recessione dalla seconda metà dello scorso anno. Le chiedo se tali effettivi recessivi si stiano intravedendo anche sul mercato del risparmio gestito.

No, direi che il mercato del risparmio gestito dipende in larghissima parte dalla fiducia degli investitori verso il futuro. Indubbiamente l’andamento del 2018 ha determinato un impatto, quando dopo tanti anni in cui i mercati hanno avuto rendimenti positivi, improvvisamente la quasi totalità delle asset class ha conseguito rendimenti negativi; per cui molti investitori che avevano capitalizzato i rendimenti maturati negli anni passati si stanno chiedendo se sia giunto il momento per tornare ad investire. In questa prospettiva è fondamentale contribuire da un lato all’educazione finanziaria dei risparmiatori e dall’altro alla formazione sui consulenti finanziari.

Un ultima domanda: da qualche anno in Italia sono in vigore i prodotti noti come Pir, i Piani individuali di risparmio. Hanno raccolto circa 17,5 miliardi e con l’ultima legge di Stabilità il governo ha varato i nuovi Pir, anche se ancora sono fermi, sia per l’assenza dei decreti attuativi, sia perché probabilmente pesano anche alcuni vincoli, ossia le rigidità normative lamentate dal settore.

Lei ritiene che questi nuovi Pir possano avere successo come i precedenti o che proprio queste rigidità possano impattare negativamente?

Al momento, il nostro settore ha ritenuto che questi vincoli normativi siano di difficile attuazione per una soluzione di investimento come il Pir. Il Pir è stato probabilmente il più importante successo dell’industria finanziaria degli ultimi 15 anni ed è stata un’iniziativa molto lodevole, che ha riscosso tantissimo interesse anche dagli investitori esteri. L’augurio è che si possano apportare correttivi, in modo che questo prodotto possa tornare ad essere vincente sia per il risparmiatore, ma soprattutto per il sistema Italia.

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