La fuga dei capitali dall’Italia accelera negli ultimi mesi, vediamo dove vanno

Mentre il debito pubblico continua a salire e il pil si contrae, l'Italia registra una preoccupante accelerazione della fuga dei capitali verso il resto dell'Eurozona. Ecco dove sono andati a finire negli ultimi mesi.

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Secondo la Banca d’Italia, il debito pubblico è salito a novembre di 2,6 miliardi di euro a 2.160,1 miliardi. Nei primi 11 mesi, esso risulta cresciuto di 90,3 miliardi. A fronte di entrate stabili da gennaio a novembre su base annua, due mesi fa quelle contabilizzate sono cresciute rispetto allo stesso mese dell’anno precedente dello 0,4% a 31,3 miliardi. Ma se il debito pubblico continua a crescere e l’economia italiana a contrarsi (nel 2014, per effetto della bassa inflazione e del calo del pil, la crescita nominale è stata negativa), il rapporto tra debito e pil è destinato a crescere ancora.   APPROFONDISCI – Il debito pubblico torna a crescere a ottobre. Vediamo quali sono i segnali negativi  

Fuga capitali dall’Italia

A fronte di questi dati, ce n’è un altro che non dovrebbe farci dormire sonni così tranquilli.

Il sistema del Target 2 della BCE registra i movimenti in entrata e in uscita da ciascun paese dell’Eurozona o, se vogliamo, i rapporti di credito/debito tra i membri. Non essendoci più le monete nazionali, serviva un altro sistema per registrare gli afflussi e i deflussi dei capitali, ora che esiste un’unica moneta per 19 paesi (compresa la Lituania da questo mese). Ebbene, il Target 2 segnala, quindi, se in un paese dell’Eurozona stiano defluendo o affluendo al netto capitali dal resto dell’unione monetaria. Sappiamo già da questo autunno che l’Italia ha visto defluire capitali per 67,3 miliardi di euro solamente tra agosto e settembre, il ritmo più alto dal 2012, anno di massima crisi dell’euro, quando lo spread BTp-Bund in estate aveva toccato i 532 punti base.   APPROFONDISCI – Fuga di capitali dall’Italia: -67 miliardi in 2 mesi. Arriva un nuovo attacco finanziario?   Gli ultimi dati, aggiornati al mese di dicembre del 2014, ci dicono che da luglio alla fine dello scorso anno, i deflussi in Italia sono stati pari a 78,65 miliardi, raggiungendo la cifra complessiva di ben 208,95 miliardi di euro, la maggiore in valore assoluto, seguita lontanamente solo dai -192,2 miliardi della Spagna, sebbene Madrid abbia un dato aggiornato al mese di novembre. Ciò che ci dicono questi dati, leggendo il trend mese per mese, è che tra settembre e ottobre, in Italia si era registrato un afflusso netto di capitali per oltre 15 miliardi, evaporato a novembre, quando si è avuto un deflusso di circa 13,5 miliardi, con accelerazione a dicembre, mese in cui l’uscita netta dei capitali verso il resto dell’Eurozona è stata di altri 13,5 miliardi. Poiché l’Italia ha una bilancia commerciale in attivo verso il resto dell’unione monetaria (esporta più di quanto importa), i deflussi sono addebitabili interamente ai movimenti in uscita dei capitali, ossia alla sfera finanziaria e agli investimenti non finanziari da e verso l’estero.   APPROFONDISCI – Crisi e sfiducia fanno scappare i capitali dall’Italia  

Verso dove?

Per un confronto, si tenga presente che la Francia a novembre registrava deflussi complessivi per 35,2 miliardi, un sesto di quelli italiani.

Ma dove sono finiti i nostri stati spostati i capitali dall’Italia? La risposta non sembra difficile da trovare, per quanto non è possibile tracciarne un andamento puntuale. Tenendo presente che da luglio a novembre/dicembre, solo Germania, Irlanda, Belgio, Spagna, Cipro, Olanda e Portogallo hanno migliorato i loro saldi (la Lettonia di pochissimo), è probabile che il nostro peggioramento sia dovuto alla fuga dei capitali dall’Italia verso questi paesi. In realtà, la sola Germania ha registrato nei 5 mesi un maggiore avanzo di 17,5 miliardi a 460,85 miliardi. E non a caso, tra settembre e ottobre, quando in Italia affluivano al netto 15 miliardi, dalla Germania defluivano circa 11,2 miliardi, come in un gioco di specchi. Per quanto un’analisi dettagliata non possa essere effettuata solamente con queste cifre disponibili, è evidente che il miglioramento dei saldi finanziari italiani corrispondano a un peggioramento di quelli tedeschi e viceversa. Volete un’altra prova? Tra aprile e agosto dello scorso anno, l’avanzo tedesco è sceso di 13,4 miliardi, il disavanzo italiano è diminuito di 10,5 miliardi. Tra luglio e settembre, l’Italia perdeva 67,3 miliardi, la Germania ne guadagnava 26,4. Attenzione, quindi, a pensare che la crisi dello spread sia finita e che i capitali siano tornati ad investire in Italia. Le cose stanno molto diversamente. E se il trend proseguirà, scontando un minore appetito dei nostri bond da parte degli investitori extra-Euro, ora che la moneta unica s’indebolisce contro le principali valute, quel crescente debito pubblico in continua crescita troverà una domanda sempre più bassa, dovendosi rifinanziare a costi crescenti. E se con le dimissioni di oggi di Giorgio Napolitano, dovessimo piombare in uno stallo politico-istituzionale, ce ne accorgeremmo presto.   APPROFONDISCI – Si allarga lo spread con la Spagna, i mercati iniziano a scontare una crisi politica? Allarme spread cessato? No, solo l’Italia rischia l’attacco finale dei mercati    

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