La Francia vuole svalutare l’Euro: è scontro con la Germania

"Svalutazione dell'Euro": Hollande rompe il penultimo taboo dell'Eurozona e si prepara a un lungo braccio di ferro con la Germania. Svalutare la Moneta Unica è un mezzo per rilanciare il Vecchio Continente?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Ha scelto l’Europarlamento di Strasburgo François Hollande per comunicare all’Europa le sue idee di rilancio dell’economia attraverso la svalutazione dell’Euro. Le parole pronunciate dall’inquilino dell’Eliseo sono una bomba, in vista degli appuntamenti dell’Eurogruppo e del G-20 finanziario di questa settimana, oltre al vertice di domani e dopodomani per mettere a punto il budget europeo e la riunione del board della BCE di domani.  

Tasso cambio Euro: l’obiettivo di Hollande è limitare gli umori del mercato

Hollande ha richiamato alla necessità che l’Area Euro si dia una politica del cambio, che non deve significare, spiega il presidente francese, imporre il tasso di cambio per decreto, ma dovrebbe evitare che una zona monetaria così importante come la nostra sia esposta agli umori dei mercati, con il rischio che i sacrifici imposti ai cittadini dei singoli stati siano annullati da una valuta troppo forte. Parole in perfetta sintonia con quelle del suo ministro dell’Economia, Pièrre Moscovici, che domenica scorsa aveva giudicato “troppo alto” il cambio di 1,35 con il dollaro USA. Hollande ha proseguito, sostenendo che un pò tutti gli stati, America inclusa, definiscono obiettivi di cambi a medio termine, che siano compatibili con i fondamentali dell’economia. Il cambio deve sostenere la crescita, ha aggiunto Hollande, che ha spiegato come i Trattati prevedano che siano anche i governi a indicare l’indirizzo di politica valutaria. Non si tratterebbe, ha affermato, di assegnare un obiettivo esterno alla BCE, ma di fissare una politica del cambio in linea con la situazione reale delle nostre economie.  

Subito un secco “nein” dalla Germania

Parole affatto gradite alla Germania di Angela Merkel, con il vice-cancelliere, ministro dell’Economia e leader dei liberali tedeschi, Philipp Roesler, che ha eccepito come l’obiettivo debba consistere nell’aumentare la competitività e non nell’indebolire l’euro.  

Tassi Bce: come reagirà Draghi domani? crisi euro

Ma la bomba è stata lanciata e il tabù è stato infranto. A questo punto, gli occhi sono puntati sulla riunione mensile del consiglio direttivo della BCE, chiamato domani a fissare il livello dei tassi a febbraio. E’ probabile che il governatore Mario Draghi faccia qualche riferimento alla richiesta di Hollande, essendo di competenza di Francoforte la politica valutaria. Non solo. La BCE non può svalutare o rivalutare il tasso di cambio dell’euro sui mercati a fini competitivi, in quanto l’intervento cozzerebbe con l’obiettivo della stabilità dei prezzi, previsto dai Trattati, all’art.105.  

Trattati Europei: gli accordi danno ragione a Hollande

Tuttavia, Hollande ha ragione ad affermare che gli stessi Trattati prevederebbero un simile potere in capo ai governi nazionali. L’art.219 recita che “il Consiglio, su raccomandazione della Commissione e previa consultazione con la BCE o su raccomandazione della BCE può formulare gli orientamenti generali di politica del cambio”. Dal combinato dei due articoli, quindi, si evincerebbe la possibilità per i governi di stabilire un orientamento generale, che non metta a repentaglio l’obiettivo di un’inflazione non oltre il 2% nel medio termine. I due obiettivi risultano alquanto difficili da raggiungere in questa fase, perché una svalutazione del cambio impatterebbe negativamente sui prezzi, già oltre la soglia massima consentita dai Trattati. Quindi, chi ha ragione?  

Crisi Euro:la svalutazione è una strada percorribile o obbligata?

Hollande dice certamente una cosa vera, quando afferma che un cambio di 1,35 contro il dollaro non è compatibile con uno stato così debole della nostra economia. Di più: gli USA e il Giappone, ossia i nostri due più importanti competitors sui mercati internazionali (volendo tralasciare la politica del cambio cinese) utilizzano la leva del cambio da anni per combattere la recessione e la crisi, tanto che nel 2003, persino, l’economista capo del monetarismo Milton Friedman invitava l’Europa a svalutare l’euro per compensare gli squilibri innescati dalla politica valutaria interventista degli USA. Ma la questione è ben più profonda e, ahinoi, difficilmente risolvibile: l’euro è forte, nonostante tutto il Sud Europa sia nella recessione da anni, in quanto il suo valore è tenuto su dall’Europa del Nord, in particolare, dalla forza della locomotiva tedesca, che macina export su export. E il tasso così fissato sui mercati non fa che ampliare le distanze tra Nord e Sud e a sviare le economie dal loro punto di equilibrio. Per essere chiari, l’Eurozona non potrà mai avere un tasso di cambio dell’euro compatibile con i fondamentali di tutte le sue economie. Il tabù della svalutazione è stato infranto, ma resta da infrangere adesso quello della rottura dell’Eurozona, con la libera fuoriuscita di chi non potrà sostenere questi tassi nel medio-lungo termine.

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Argomenti: Economie Europa, Francia