La Francia non raggiunge il deficit al 3%. L’Europa chiude un occhio

Il Commissario Olli Rehn è favorevole a concedere più tempo ai francesi per raggiungere l'obiettivo deficit Pil al 3%. La decisione non riguarda però l'Italia

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Commissario Olli Rehn è favorevole a concedere più tempo ai francesi per raggiungere l'obiettivo deficit Pil al 3%. La decisione non riguarda però l'Italia

Che il risanamento dei conti pubblici non fosse una priorità del governo socialista di François Hollande lo si era intuito sin dalla vittoria del maggio del 2012 contro l’uscente Nicolas Sarkozy. Adesso, ci pensa il ministro dell’Economia, Pièrre Moscovici, a preannunciare all’Europa che la Francia non dovrebbe essere in grado nel 2013 di centrare l’obiettivo di un deficit sotto il 3%, anche per via di una crescita inferiore alle attese, visto che ad oggi Parigi ha stimato un pil a +0,8% per l’anno in corso (Francia, deficit Pil al 3% nel 2013 è un miraggio).  

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Il primo ministro Jean-Marc Ayrault si affretta a precisare che entro il quinquennio si arriverà al pareggio di bilancio e la reazione di Bruxelles è immediata. Ci pensa il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, a precisare che già è prevista una dilazione delle scadenze per quegli stati, i quali non fossero in grado di rispettare i target fiscali concordati, nonostante abbiano espletato tutti i compiti loro richiesti, a causa, ad esempio, di un peggioramento imprevisto delle condizioni economiche. Dunque, Parigi potrà dormire sonni tranquilli. Non solo avrà più tempo per scendere sotto il 3%, ma non pare che a Bruxelles il rinvio sia stato accolto con malumori. Due pesi e due misure, quindi, se pensiamo alla tenacia con cui la Commissione ha sempre preteso che l’Italia pareggiasse i suoi conti entro l’anno in corso.  

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Certo, la situazione del nostro Paese è in parte diversa: il nostro debito è vicino al 130% del pil quando quello francese non va oltre l’87%. Ma che la Francia possa effettivamente essere considerato uno stato virtuoso sembra alquanto dubbio. Non solo Parigi ha tenuto una contabilità molto opinabile negli ultimi anni, tanto da sforare il tetto massimo del deficit al 3% del pil già agli inizi del millennio, ma la prima misura adottata da Hollande, una volta giunto all’Eliseo, è stata la riduzione dell’età pensionabile di due anni per numerosi lavoratori francesi. Due elementi ci inducono a ritenere che il trattamento verso Parigi sia vistosamente di favore. In primis, il timore a Bruxelles che costringere Hollande a politiche fiscali restrittive possa avvitare al ribasso l’economia transalpina, con la conseguenza di allontanare la ripresa dall’Europa. La Francia è, infatti, la seconda economia dell’Eurozona, dopo la Germania. Secondariamente, Parigi non è Roma. Le istituzioni francesi sono stabili e forti. Bruxelles si troverebbe di fronte a interlocutori compatti e credibili e un’eventuale insistenza degli euro-burocrati porterebbe a uno scontro che sarebbe difficilmente vinto da questi ultimi.  

Un trattamento di favore per Parigi?

Dal canto suo, Palazzo Chigi ha emesso una nota, con cui sottolinea che da aprile l’Italia sarà eliminata dalla lista degli stati con deficit eccessivo, mentre precisa che il rinvio delle scadenze per il raggiungimento dei target fiscali non riguarda il nostro Paese. E’ sempre Rehn a ribadire che l’Italia ha ottenuto benefici già oggi visibili sul fronte del risanamento, grazie alle misure intraprese dal novembre 2011. La fiducia nelle azioni del governo Monti, ha affermato il commissario, ha portato all’abbassamento degli interessi sui nostri bond di 100 punti base, pari a un risparmio di 3 miliardi per il solo primo anno. E sottolinea ancora Rehn come i rendimenti sui BTp a dieci anni fossero del 7,2% nel novembre 2011, salvo scendere già al 5% nel marzo 2012. Ancora una volta le dichiarazioni del commissario europeo sono destinate ad alimentare le polemiche politiche. La reazione più immediata è arrivata dal responsabile economico del PDL, Renato Brunetta, il quale ha definito le istituzioni europee “in stato confusionale” e attaccato Bruxelles, sostenendo che vi sia un trattamento privilegiato nei confronti della Francia. Brunetta ha pungolato lo stesso premier uscente Mario Monti, chiedendogli se abbia qualcosa da dire al riguardo, “dall’alto della sua credibilità”.

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Argomenti: Economie Europa, pareggio di bilancio