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Come avverrebbe la fine della UE con la vittoria di Le Pen o Mélénchon

Come avverrebbe la fine della UE con la vittoria di Marine Le Pen o di Jean-Luc Mélénchon? Ecco gli scenari possibili, sulla base dei programmi dei due candidati euro-scettici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Come avverrebbe la fine della UE con la vittoria di Marine Le Pen o di Jean-Luc Mélénchon? Ecco gli scenari possibili, sulla base dei programmi dei due candidati euro-scettici.

Se persino il progressista New York Times, sostenitore alle recenti elezioni americane della candidata democratica Hillary Clinton, s’interroga sulle reali probabilità di vittoria dell’ex ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, alle presidenziali in Francia, giudicato un po’ algido, davvero a tre giorni dal primo turno dovremmo attenderci di tutto. Le chance di vittoria della nazionalista Marine Le Pen potrebbero essere più alte di quanto pensiamo, specie considerando il flop dei sondaggi su Brexit e Donald Trump. E avanza dalla sinistra più profonda un’altra figura non meno inquietante per la UE e i mercati finanziari: il filo-comunista Jean-Luc Mélénchon, ammiratore di Lev Trotsky, Fidel Castro e Hugo Chavez. Se vi sembrasse un personaggio da macchietta, dovreste ricredervi, perché l’uomo, ex ministro nel governo socialista di Lionel Jospin (1997-2002) viaggia a ridosso del 20% dei consensi, il doppio di quelli di appena tre settimane fa ed è l’unico candidato, sempre secondo i sondaggi, ad avere incrementato il suo appeal di recente.

Le Pen e Mélénchon sono agli antipodi della politica francese, ma accomunati dall’avversione per le politiche “neo-liberiste” della UE e dal loro rigetto dell’establishment nazionale. Per quanto diverse siano le loro visioni sull’economia, entrambi decreterebbero la fine della UE con una loro vittoria. Vediamo come. (Leggi anche: Elezioni Francia, ultimi sondaggi e rischi per i mercati)

Come Le Pen picconerebbe la UE

Ad oggi, abbiamo commentato l’avanzata della leader del Fronte Nazionale, sostenendo che se vincesse, farebbe uscire la Francia dalla UE. Sarebbe una mezza verità, perché le cose sono più complicate. La Le Pen non propone un’immediata Frexit, bensì una rinegoziazione dei termini sulla permanenza nella UE, come già fece il governo britannico di David Cameron un anno fa, salvo non essere stato in grado di evitare la Brexit al referendum di giugno.

Difficile che a Bruxelles le si potrebbe replicare picche, nel caso diventasse presidente. Se già Londra ha chiesto e ottenuto un negoziato, perché non potrebbe farlo un altro stato membro? La Le Pen aprirebbe il vaso di Pandora. Non solo, ma chiederebbe ai commissari europei forti concessioni per ritagliare alla Francia la massima sovranità possibile sulla libera circolazione delle persone, così come sul controllo dei flussi migratori, di fatto ponendo Parigi con un piede e mezzo fuori dall’area Schengen. (Leggi anche: Vince Le Pen, mercati sotto shock, che succede?)

Il negoziato con la UE per maggiore sovranità

La UE sarebbe in grosse difficoltà: se concedesse quanto richiesto, si presterebbe a uguali rivendicazioni da parte di un po’ tutti gli stati europei; se non lo facesse, rischierebbe l’addio di un altro stato membro, dopo il Regno Unito. La candidata frontista, infatti, chiarisce che sottoporrebbe a referendum (come fece Cameron l’anno scorso) il testo negoziato con la UE. E’ evidente, che chiederebbe agli elettori di bocciarlo, nel caso lo ritenesse una conquista insufficiente. E dopo la Brexit, tutto sarebbe possibile.

Lo smantellamento della UE passerebbe anche da una nuova fase di attivismo diplomatico di Parigi. Le Pen vorrebbe che la Francia trattasse direttamente con gli USA e la Russia per tutelare i propri interessi nazionali. L’asse con Trump e Vladimir Putin sarebbe strategico e visto l’euro-scetticismo dei due capi di stato, diverrebbe fatale per Bruxelles. Immaginatevi una Francia che facesse comunella con Washington, Mosca e Londra contro i commissari e Berlino. Sarebbe la fine per le istituzioni comunitarie, svuotate di ogni capacità di rappresentanza politica. (Leggi anche: Possibile davvero che Le Pen diventi presidente?)

Le proposte di Mélénchon

Ma nemmeno Mélénchon scherza sul rapporto con la UE. Propone un programma economico del tutto incompatibile con le regole fiscali comunitarie, come un aumento della spesa pubblica di 270 miliardi, di cui 100 dedicati a investimenti per fronteggiare i rischi ambientali e idrogeologici. Per un paese con una spesa pubblica già al 57% del pil sarebbe una stravaganza, ma il candidato della sinistra filo-comunista è fermo sul punto: o la UE accetta di fare un’eccezione e di esentare la Francia dal rispetto del tetto massimo di deficit del 3% del pil o chiederà ai francesi di uscire dalla UE con un referendum. E un voto popolare fondato su rivendicazioni sociali sarebbe un altro enorme rischio per la tenuta della UE.

Comunque andranno le elezioni, ricordiamoci sin da adesso che per i sondaggi queste posizioni, estreme o ragionevoli che appaiano, rappresenterebbero oltre il 40% dell’elettorato francese. Non possiamo fingere che non esistano tali posizioni, solo perché probabilmente non saranno vincenti. Lo sanno benissimo anche Macron e il conservatore François Fillon, gli altri due candidati realmente in corsa per l’Eliseo. Se il presidente sarà uno di loro, non potranno cancellare la quasi metà della Francia che si ribella alla UE. E non diamo nemmeno per scontato che un eventuale ballottaggio tra Le Pen e Macron o, più in generale, tra un candidato europeista e uno euro-scettico sarà dall’esito scontato. Gli elettori anti-UE di entrambi i fronti potrebbero essere più uniti di quanto immaginiamo nel segreto dell’urna. (Leggi anche: Jean-Luc Mélénchon, il comunista di Francia che spaventa i mercati più di Le Pen)

 

 

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