La Fed tiene col fiato sospeso il mondo. Cosa farà Bernanke con il QE3?

Oggi si pubblicano minute Federal Reserve sull'ultima riunione. La Borsa di Tokyo chiude cautamente in rialzo. Previsto il "doppio binario" tassi-QE3

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Oggi si pubblicano minute Federal Reserve sull'ultima riunione. La Borsa di Tokyo chiude cautamente in rialzo. Previsto il

C’è attesa sui mercati per la pubblicazione dei verbali della Fed, in merito all’ultima riunione del Fomc, il braccio operativo dell’istituto. Gli analisti e gli investitori sperano di trovare indicazioni maggiori sul piano di acquisti da 85 miliardi di dollari al mese e sulla politica dei tassi. Gli analisti di Barclays si attendono che la Fed mostri la volontà di ridurre la portata mensile del QE3, iniziando quanto prima ad allentare il piano (il consensus tra gli economisti di diversi istituti è di un “tapering” a settembre), in seguito ai minori rischi al ribasso per l’economia USA e al miglioramento del mercato del lavoro.

In generale, gli strategist di Barclays si attendono una comunicazione a “doppio binario”, nel senso che la Fed si dovrebbe mostrare “falco” sul QE3, annunciando il famoso “tapering”, mentre dovrebbe fare da “colomba” sui tassi. Questi ultimi, spiega da mesi il governatore Ben Bernanke, saranno mantenuti ai livelli minimi tra lo 0 e lo 0,25% ancora per un periodo molto prolungato e, in ogni caso, anche dopo lo stop del piano di allentamento monetario, previsto per la metà del 2014, i tassi non saranno innalzati per diversi mesi, tanto che si prevede che un loro aumento non dovrebbe avvenire prima della metà del 2015.

Curioso, però, a tale proposito l’andamento del dollaro contro l’euro, dato che ieri la divisa americana ha chiuso ai minimi da sei mesi contro la moneta unica a 1,3416. In teoria, la riduzione del QE3 dovrebbe rafforzare il dollaro USA, in quanto ciò porterebbe a un innalzamento dei tassi sui titoli pubblici e privati americani, facendo fluire acquisti dall’estero. Tuttavia, si teme anche che l’avvio di una fase monetaria restrittiva, dopo 5 anni di liquidità abbondante sui mercati (+2.800 miliardi di dollari pompati dalla Fed), possa comportare un tonfo degli indici azionari, con la possibilità che gli investitori dirottino flussi finanziari verso valute rifugio, come il franco svizzero. In più, a porre un freno al possibile rialzo del dollaro ci sta pensando il clima piuttosto accomodante che si respira ancora presso le principali banche centrali del pianeta e, in particolare, la BCE. Francoforte, a differenza degli USA e per quanto limitata dallo Statuto, gode ancora di diverse cartucce da sparare e che gli analisti ritengono possano essere utilizzate nel caso in cui l’euro dovesse apprezzarsi contro il dollaro, inferendo un colpo all’incipiente e debole ripresa.

In generale, che vi sia un’attesa rialzista sui tassi lo conferma anche il rendimento dei Treasuries a 10 anni, che ieri ha segnato il massimo da due anni al 2,90%. Siamo ancora al di sotto della media decennale del 3,55% e anche da quel 4% raggiunto nel 2010, subito dopo l’interruzione del primo QE3.

E la Borsa di Tokyo ha chiuso stamane con l’indice Nikkei in rialzo dello 0,2%, mentre Piazza Affari avvia le contrattazioni in rialzo di quasi mezzo punto percentuale (Piazza Affari prova il recupero. Apertura in verde per MPS).

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Argomenti: Fed

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