La Fed teme l’andamento dell’economia mondiale, ma la stretta non cesserà

La Federal Reserve non ha alzato i tassi USA, ma la stretta monetaria potrebbe proseguire intatta nei prossimi mesi. E c'è chi chiede di ignorare il calo di Wall Street.

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La Federal Reserve non ha alzato i tassi USA, ma la stretta monetaria potrebbe proseguire intatta nei prossimi mesi. E c'è chi chiede di ignorare il calo di Wall Street.

La Federal Reserve ha comunicato ieri sera, al termine della 2 giorni del Fomc, il suo braccio operativo di politica monetaria, di avere mantenuto invariati i tassi negli USA nel rage 0,25-0,50%, dopo averli alzati per la prima volta dal 2006 nel dicembre scorso. L’istituto è tornato ai toni di settembre, quando ha dichiarato di “monitorare gli sviluppi economici e finanziari globali”, al fine di verificare il loro impatto sull’economia americana, la quale avrebbe rallentato la sua crescita nel corso del quarto trimestre dello scorso anno.

Dunque, la banca centrale americana è preoccupata essenzialmente di 2 fattori: del crollo delle quotazioni del petrolio a 30 dollari al barile e del rallentamento dell’economia cinese, che sta colpendo le borse mondiali, tanto che lo stesso S&P ha ceduto quest’anno il 6,5% e più dell’8% dall’ultima riunione della Fed.

Wall Street reagisce male

Eppure, il mercato azionario ha chiuso in calo ieri negli USA, evidentemente non scorgendo tra le parole del comunicato toni sufficientemente “dovish” da scacciare lo spauracchio di una crisi globale. I traders scommettono adesso un nuovo rialzo dei tassi a marzo, che potrebbe effettivamente arrivare, indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari. E Martin Feldstein, economista di Harvard e già critico delle misure adottate in questi anni dalla Fed, lancia un appello al governatore Janet Yellen, affinché non retroceda dall’intento di proseguire nella stretta monetaria, in quanto altrimenti si rischierebbe di alimentare ulteriormente la bolla finanziaria di questi anni, notando come i titoli delle società quotate a Wall Street risultino oggi prezzati rispetto agli utili del 30% in più rispetto alla media storica.      

Feldstein alla Yellen: ignora Wall Street

Intervistato da MarketWatch, l’economista sprona l’istituto ad alzare i tassi USA di almeno 100 punti base quest’anno e ancora di più nel 2017, intravedendo nel caso contrario il rischio di tornare alla situazione pre-crisi. Alla domanda su quale debba essere il livello dei tassi, sostiene che esso sarebbe nel range 3,5-4%, specie se le quotazioni del greggio smettessero di scendere, cosa che farebbe accelerare l’inflazione americana.

Di certo, spiega, non potranno restare negativi (in termini reali) come adesso, perché ciò spinge il mercato ad addossarsi più rischi di quelli che effettivamente desidera, alla ricerca di rendimenti maggiori. Feldstein ritiene che la stretta debba andare avanti anche nel caso in cui il mercato azionario reagisca con un calo, perché una sua correzione è esattamente ciò che servirebbe al momento. E Wall Street ha perso già il 9% dall’annuncio dell’aumento dei tassi di 6 settimane fa. Chissà che l’intento della Yellen e del suo board non siano, tra gli altri, anche quello di dare una calmata alla finanza, sgonfiando nel corso di quest’anno quella pericolosa bolla degli assets, che incombe pericolosamente sull’economia americana, e non solo.  

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