La Fed sotto pressione al Congresso USA. Yellen vuole evitare l’errore sui tassi della Svezia

Il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, interverrà domani al Congresso americano e l'incontro si annuncia difficile, perché nessuno dei due partiti è soddisfatto della politica monetaria della Fed.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, interverrà domani al Congresso americano e l'incontro si annuncia difficile, perché nessuno dei due partiti è soddisfatto della politica monetaria della Fed.

Domani, il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, testimonierà al Congresso USA, come avviene ogni 6 mesi per relazionare sulla politica monetaria dell’istituto. L’incontro si annuncia il più difficile degli ultimi anni, perché entrambi i partiti hanno ragione per criticare l’operato del governatore, in carica da appena un anno nel ruolo di guida della Fed. I democratici chiederanno conto alla Yellen sulla sua supervisione sulle banche, giudicata a sinistra troppo “timida”. I repubblicani, invece, si concentreranno sui tassi, frustrati da una politica monetaria apparentemente sfuggente ai dati macro-economici e ormai divenuta troppo accomodante e da troppo tempo.

Tassi Fed

Dalla pubblicazione dei verbali dell’ultimo board di gennaio, sappiamo che tra i banchieri centrali americani vi è in corso un dibattito intenso e appassionato sulla tempistica della stretta monetaria. I “falchi” chiedono da molti mesi che la Fed alzi i tassi USA, sostenendo che i tassi zero alimenterebbero una pericolosissima bolla immobiliare e finanziaria, in grado di destabilizzare i mercati. Al contrario, le “colombe”, di cui la Yellen fa parte, ritengono che vi sia il rischio che un rialzo dei tassi in questa fase allontani ancora di più dal target di un’inflazione al 2% e dalla piena ripresa del mercato del lavoro, su cui si addensa ancora qualche nube, nonostante la discesa della disoccupazione ben al di sotto del 6%. D’altronde, l’indice dei prezzi in America non centra l’obiettivo da 32 mesi e il crollo delle quotazioni del petrolio non lascerebbe intravedere un’accelerazione imminente.   APPROFONDISCI – La Fed alzerà ancora i tassi a metà anno? Ecco un’interpretazione dei verbali   Eppure, la crescita dell’economia americana sembra stabile e robusta, per cui qualsiasi decisione per il governatore sarà tutt’altro che facile. Se gli analisti continuano a ritenere che verso la metà dell’anno si avrà il primo rialzo dei tassi dopo 9 anni, la Yellen teme le accuse di “sadomonetarismo” fioccate addosso a Stefan Ingves, il governatore della Riksbank, la banca centrale svedese, che tra il 201o e il 2012 alzò i tassi, specie in funzione anti-bolla, salvo dovere riparare precipitosamente nei due anni successivi, arrivando ai tassi negativi nell’ultimo board, in seguito allo scivolamento dell’economia in deflazione e all’ascesa della disoccupazione fin quasi all’8%. In Svezia, la stretta monetaria portò a una crescita dei prezzi dal 3% all’1%, per sconfinare in area negativa dal 2014. La Yellen teme che se le quotazioni del greggio dovessero stabilizzarsi ai livelli attuali o anche scendere ancora, unitamente al rafforzamento del dollaro e alle politiche monetarie espansive di BCE e BoJ, ciò potrebbe affievolire eccessivamente la crescita dei prezzi negli USA, portando l’America in deflazione. In più, la stessa crisi dei prezzi energetici potrebbe avere una doppia valenza negli USA, che sono al contempo il maggiore consumatore di petrolio e il terzo produttore al mondo. Un taglio significativo degli investimenti nel settore creerebbe contraccolpi all’occupazione e alla crescita dei salari. Dunque, che fare? Vedremo se la Yellen risponderà più precisamente sul nuovo corso dell’istituto o se continuerà ad alimentare aspettative incerte sui mercati. E’ presumibile, in ogni caso, che almeno uno dei due partiti al Congresso non resterà contento delle risposte.   APPROFONDISCI – La Fed non alzerà i tassi fino a marzo. E poi? Facciamo qualche analisi      

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Argomenti: Fed

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