La Fed si avvia all’ultimo tapering, ma cosa farà con $4,5 trilioni di titoli?

Mentre la Federal Reserve si accinge a tagliare gli stimoli monetari residui, ci si chiede cosa accadrà al mercato e come l'istituto gestirà il suo mega-bilancio da 4.500 miliardi di dollari.

di , pubblicato il

La prossima settimana, il 28-29 di ottobre, il comitato di politica monetaria della Federal Reserve, il Fomc, si riunisce per dare con ogni probabilità vita all’ultimo “tapering” delle misure di quantitative easing, note anche come QE. Il governatore Janet Yellen dovrebbe annunciare la fine degli stimoli monetari, attraverso il taglio degli ultimi 15 miliardi di dollari di acquisti mensili di Treasuries e di “Mortgage-backed securities” (Mbs). Quindi, a partire dal mese di dicembre, l’America si troverà per la prima volta dal novembre del 2008 senza una Fed ad acquistare sul mercato titoli di stato USA e obbligazioni private, coperte da garanzia ipotecaria. Il primo “tapering” si è avuto nel dicembre dello scorso anno, quando è stato annunciato il taglio degli stimoli mensili da 85 a 75 miliardi.

Gli effetti del QE

Attualmente, il bilancio della Fed ammonta a 4.480 miliardi di dollari, oltre un quarto del pil americano, 5 volte superiore all’ammontare iscritto alla fine di 6 anni fa, quando esplose la crisi finanziaria dei mutui “subprime”. I tre round del QE hanno iniettato, quindi, all’economia USA ben 3,6 trilioni di dollari. Tutta questa liquidità ha avuto un effetto evidente sui mercati: i rendimenti dei Treasuries a 10 anni sono crollati in questi anni alla media del 2,65%, quando nei 60 anni precedenti si erano attestati mediamente al 6,95%. E ancora oggi, nonostante il “tapering”, essi si aggirano al di sotto del 2,3%. Gli stessi mutui trentennali a tasso fisso mostrano un tasso medio del 3,92%, vicino al minimo storico del 3,31%. Naturale chiedersi se un ritorno alla normalità possa avere un impatto brusco sulle condizioni finanziarie e se e quando potrà parlarsi di “normalità” monetaria. Sulla base delle dichiarazioni ondivaghe della stessa Fed, sappiamo che intorno alla metà dell’anno prossimo ci sarà il primo rialzo dei tassi dopo 7 anni dall’attuale range 0-0,25%. Inizierà la vera e propria “stretta” monetaria, anche se sarà perseguita con gradualità, specie sapendo che a capo dell’istituto c’è una “colomba” radicale come la Yellen.   APPROFONDISCI – Tassi Fed ancora fermi a lungo. Dai verbali emerge il rinvio della stretta monetaria USA  

La gestione del bilancio Fed

Ma i tassi non saranno l’unico parametro per comprendere se la politica della Fed resterà più o meno accomodante.

Fin quando l’entità del bilancio sarà su questi livelli, non si potrà parlare di ritorno alla normalità. E lo stesso governatore ha avvertito che potrebbe essere necessario attendere la fine del decennio per tornare ai livelli pre-crisi. Sappiamo anche che con ogni probabilità, una volta alzati i tassi, la Fed non inizierà a vendere i titoli che ha in pancia, ma attuerà una strategia passiva, ossia inizierà a non reinvestire i titoli in scadenza. In questo modo, il mercato non si troverà dinnanzi a un aumento dell’offerta di Treasuries e di Mbs, ma dovrà gradualmente rifinanziare le scadenze da solo, senza l’aiuto della Fed, diventata nel frattempo il primo creditore del Tesoro USA. Ma non sembrano attesi scossoni, perché l’istituto ha fatto intendere più o meno esplicitamente che se servisse, tornerebbe pragmaticamente a comprare titoli. Dalla sua, ha un’inflazione ancora al di sotto del target di medio termine del 2%, livello che non tocca più dal marzo del 2012. Ad agosto, l’indice dei prezzi al consumo preso a riferimento dai banchieri centrali USA risultava essere salito su base annua dell’1,5%. Insomma, resterebbe spazio per nuove manovre monetarie espansive.   APPROFONDISCI – La Fed procede col tapering, ecco l’analisi del discorso della Yellen sui tassi USA  

Argomenti: