La FED in preda alla confusione, Bernanke torna nuovamente sul QE3

Falchi, colombe, errori di comunicazioni, tendenza di Bernake a straparlare. Il continuo stop and go della Federal Reserve crea incertezze sui mercati

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Falchi, colombe, errori di comunicazioni, tendenza di Bernake a straparlare. Il continuo stop and go della Federal Reserve crea incertezze sui mercati

Il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dichiarato da Cambridge, nel Massachussetts, che l’America ha ancora bisogno nel prossimo futuro di una politica politica monetaria accomodante. Una dichiarazione in contrasto con quanto pronunciato il mese scorso, quando lo stesso governatore aveva parlato della probabile necessità di un “tapering” o rallentamento del QE3 entro la fine dell’anno.

 

Fomc Fed sempre più diviso tra falchi e colombe

E la pubblicazione nelle scorse ore delle minute del Fomc di giugno, il braccio operativo della Fed, conferma lo stato confusionale in cui versa la banca centrale americana. Come si sa da tempo, il board è diviso tra “falchi” e “colombe”, ossia tra quanti sostengono la necessità di interrompere al più presto il piano di allentamento monetario QE3 e quanti, al contrario, vorrebbero prorogarlo il più possibile. Ebbene, dai verbali emerge che circa la metà dei banchieri del Fomc si è espressa in favore della riduzione degli acquisti mensili da 85 miliardi di dollari in asset pubblici e privati, entro la fine dell’anno, mentre l’altra metà ha auspicato che il QE3 sia prorogato al 2014. Di più: due cosiddetti “falchi” hanno chiesto l’immediato “tapering” del piano monetario, paventando i rischi di creazione di una bolla finanziaria, mentre un altro paio di banchieri ha lanciato l’allarme opposto, ossia il rischio di una discesa eccessiva dell’inflazione.

L’ultimo punto fermo e condiviso all’unanimità riguarda la politica dei tassi Fed. Quale che sia la data di riduzione e poi dello stop del QE3, i tassi rimarranno molto bassi e prossimi allo zero ancora per molto tempo. E’ probabile che una stretta monetaria in tal senso non avverrà prima dei due anni da adesso.

Ora, la questione è la seguente: può un board così spaccato decidere con ragionevolezza il corso di politica monetaria da intraprendere? Il verbale si conclude con una presa d’atto del Fomc, per cui prima di imboccare la strada del “tapering” bisognerà attendere dati più certi sull’evoluzione dell’economia americana. Come dire che se riparlerà almeno a settembre, quando inizieranno ad emergere le stime definitive sull’andamento del pil nel secondo trimestre. Nel frattempo, poi, si verificherà il trend dell’occupazione, con un mercato del lavoro che sembra avviatosi alla ripresa, ma il cui tasso di disoccupazione resta ancora al 7,6%, un livello inusitatamente alto per gli USA.

Stando a quanto stabilito dalla stessa Fed, un’inversione di politica monetaria ci sarebbe solo nel caso in cui la disoccupazione Usa scendesse sotto il 6,5% o l’inflazione salisse sopra il 2,5%. Siamo ancora lontani dall’uno e dall’altro tasso, anche se la questione riguarda per lo più i tassi e non il QE3, che dovrebbe essere ridotto ancor prima che tali livelli saranno raggiunti.

Quasi certamente, poi, Bernanke non accetterà un terzo mandato e concluderà il suo operato a fine anno, passando lo scettro probabilmente al vice Janet Yellen, sostenitrice delle politiche ultra-espansive. Trattasi di un altro elemento che non ci consente di potere fare previsioni facili su quanto accadrà da qui a quattro-cinque mesi, mentre è evidente che la strategia comunicativa della Fed sarebbe tutta da rivedere. Comunicare una decisione dopo la riunione del Fomc e pubblicare i verbali relativi solo a distanza di una ventina di giorni sta creando una sorta di schizofrenia dei mercati, i quali apprendono con un ritardo temporale notevole aspetti a volte poco noti dell’esito delle decisioni della Fed. E con un istituto così diviso sul da farsi, ciò genera confusione e incertezza nelle aspettative.

Delle due l’una: o la Fed rinuncia a pubblicare i verbali delle sue riunioni oppure li pubblica contemporaneamente alla comunicazione delle sue decisioni.

Per non parlare della caratteristica di Bernanke di “straparlare”, del dire una cosa un giorno e poi condirla con discorsi spiazzanti qualche giorno dopo. Seppur anche nella BCE si avverta qualche volta una certa tendenza dei banchieri a parlare a titolo personale e a rilasciare dichiarazioni in contrasto con le decisioni del board, pare di poter dire che Francoforte indirizzi i mercati meglio di quanto non faccia la collega d’Oltreoceano.

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