La Fed azzera i tassi USA, ma contro il Coronavirus sarà come prendere un’aspirina

La Federal Reserve abbassa a zero i tassi americani con il secondo intervento d'emergenza in meno di due settimane, volendo offrire sostegno all'economia USA contro il Coronavirus. Ecco perché non servirà.

di , pubblicato il
La Federal Reserve abbassa a zero i tassi americani con il secondo intervento d'emergenza in meno di due settimane, volendo offrire sostegno all'economia USA contro il Coronavirus. Ecco perché non servirà.

Ieri pomeriggio, quando in Italia era già sera, il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha annunciato a sorpresa un nuovo taglio dei tassi USA dopo una riunione d’emergenza del FOMC, portandoli al nuovo range 0-0,25%. L’ultimo taglio era arrivato solamente il 3 marzo scorso ed era stato grosso modo scontato dal mercato, mentre forse nessuno si aspettava che, a soli tre giorni dalla riunione ufficiale (cancellata dopo quella di ieri sera), l’istituto si precipitasse verso un nuovo allentamento monetario senza attendere il board in programma. La mossa è stata giustificata con l’impatto a breve termine che il Coronavirus rischia di avere sull’economia americana, sebbene questa resti solida e con un tasso di disoccupazione ai minimi da 50 anni.

Il taglio dei tassi Fed non ferma il panico a Wall Street ed è corsa ai Treasuries

Non è stata l’unica novità annunciata. La Fed acquisterà “nei prossimi mesi” anche 500 miliardi di dollari di Treasuries e altri 200 miliardi di “mortgage-backed securities”, le obbligazioni coperte da garanzia immobiliare. E sempre Powell ha fatto presente di essersi raccordato con le altre principali banche centrali del pianeta (Banca Centrale Europea, Banca Nazionale Svizzera, Banca d’Inghilterra, Banca del Giappone e Banca del Canada) per coordinare un abbassamento del tasso sugli “swaps” valutari, un modo per rendere un po’ meno cari i dollari in giro per il mondo e impedire che il loro afflusso nei sistemi bancari venga meno.

Momento grave

Quest’ultima mossa punta a evitare una carenza di liquidità di dollari all’infuori degli USA, così come avvenne all’indomani del fallimento di Lehman Brothers. Essendo la valuta di riserva globale, il dollaro viene acquistato nelle fasi di turbolenza per mettersi al sicuro e la sua scarsità può generare problemi di fiducia sulla sostenibilità della controparte, di fatto portando alla chiusura dei rubinetti di liquidità e alla caduta del credito interbancario prima e a favore di imprese e famiglie un attimo dopo.

Che la Fed non abbia atteso nemmeno tre giorni per tagliare i tassi segnala la gravità del momento. La Casa Bianca è “molto felice” della sua mossa, perché il presidente Donald Trump era arrivato a minacciare il licenziamento di Powell negli ultimissimi giorni, qualora egli non avesse tagliato i tassi in misura imponente. L’intervento del governatore arriva dopo una settimana tremenda sui mercati finanziari, nel corso della quale Wall Street ha vissuto la peggiore giornata dal crollo del 1987 e ampliato le perdite dal picco storico toccato solamente un mese fa al 20%, entrando nel mercato “orso” dopo undici anni di crescita ininterrotta.

Perché l’allarme Coronavirus a Trump, fino a un certo punto, conviene

Perché il taglio non servirà

Lungi dall’aver riportato la calma tra gli investitori, i futures sugli indici azionari americani stanotte segnavano un bel -5%, il nuovo limite minimo fissato dal CME, raggiunto il quale le contrattazioni dei titoli vengono sospese. Il Treasury si rafforzava, scendendo a un rendimento sotto lo 0,70%, quando alla chiusura di venerdì aveva sfiorato l’1%. Insomma, la Fed non rassicura il mercato, anche perché il suo taglio emergenziale viene percepito come un “panic move”, ossia dettato dal panico.

Né il taglio sarà sufficiente a contrastare l’impatto negativo sull’economia americana derivante dal diffondersi del Coronavirus. Trump ha dichiarato lo stato d’emergenza, mentre il numero dei contagiati e dei morti anche negli USA s’impenna ai ritmi europei di giorno in giorno. Il problema è che un costo del denaro finanche azzerato non spronerà certo le famiglie a spendere di più, né le imprese ad aumentare la produzione, originando lo shock in corso dall’offerta e per un fattore esogeno, nemmeno di natura economica.

E’ lo stop alla produzione, inizialmente per l’interruzione della catena produttiva con il fermo delle attività in Cina, adesso per i piani anti-pandemici attuati da Europa e USA, ad avere frenato le economie avanzate, alcune delle quali sono certamente già precipitate in recessione, tra cui l’Italia.

Tassi bassi tengono elevata la liquidità, specie se accompagnati da misure come il ripristino o il potenziamento del “quantitative easing” e da azioni coordinate a livello globale. Tuttavia, resta il fatto che nessun intervento monetario riuscirà a fermare il Coronavirus, i cui effetti economici negativi non potranno contrastarsi certamente fino a quando il suo contrasto non fermerà o frenerà l’attività produttiva. Semmai, Powell ha voluto probabilmente sostenere la finanza, incentivandola a tornare agli acquisti, così da non aggiungere panico ai danni che già l’economia reale sta subendo.

Il Coronavirus è la tempesta perfetta che pone fine alla globalizzazione?

[email protected] 

Argomenti: , ,