La Fed alza i tassi USA, che rimarranno bassi a lungo

La Federal Reserve alza i tassi USA per l'ultima volta sotto la guida di Janet Yellen. Migliorano le prospettive per l'economia americana, ma la politica monetaria americana resterà accomodante a lungo.

di , pubblicato il
La Federal Reserve alza i tassi USA per l'ultima volta sotto la guida di Janet Yellen. Migliorano le prospettive per l'economia americana, ma la politica monetaria americana resterà accomodante a lungo.

Come da attesa, la Federal Reserve ha alzato ieri sera i tassi USA di 25 punti base, portandoli al più alto range di 1,25-1,50%. E’ stato il terzo aumento di quest’anno, il quinto da quando è iniziata la stretta monetaria americana nel dicembre del 2015. E molto probabilmente, escludendo che già a gennaio l’istituto torni ad alzare il costo del denaro, quella di ieri è stata anche l’ultima volta che il governatore Janet Yellen ha reso meno espansiva la politica monetaria a stelle e strisce.

Il suo mandato scade il 3 febbraio prossimo e da quel giorno il timone passa nelle mani di Jerome Powell. (Leggi anche: Fed alzerà i tassi con un occhio al dollaro)

Migliorano le prospettive per l’economia americana, che quest’anno dovrebbe crescere del 2,5%, così come l’anno prossimo, contro il +2,4% e il +2,1% precedentemente stimati. E la disoccupazione dovrebbe scendere dal 4,1% di quest’anno al 3,9% nel 2018 (da 4,1% e 4,6%), mentre l’inflazione passerà dall’1,7% all’1,9%, per tendere al 2% tra due anni. Invariate le stime sui tassi, che i funzionari dell’istituto vedono in rialzo altre tre volte di 25 punti base ciascuna nel 2018 e di due volte all’anno per il biennio successivo.

A conti fatti, deduciamo che al 2020, anno in cui si conclude il mandato di Donald Trump, la politica monetaria USA potrebbe dirsi solo parzialmente normalizzatasi. Per allora, infatti, i tassi americani, seguendo il ritmo sopra segnalato, dovrebbero attestarsi al 3-3,25%, un livello doppio rispetto a quello attuale, ma si consideri che un decennio fa, prima della crisi finanziaria, erano arrivati sopra il 5%. In effetti, se la crescita economica appare soddisfacente, così come il mercato del lavoro dovrebbe restare in piena occupazione da qui ai prossimi anni, non lo stesso potrebbe dirsi dell’inflazione, che dovrebbe restare al di sotto del target fino a tutto l’anno prossimo, centrando appena quest’ultimo tra un paio di anni.

Economia USA migliora, modifiche in corso a taglio tasse

Dalle previsioni della Fed, si nota come l’economia americana starebbe accelerando il suo ritmo di crescita, per quanto non verso quel 3% promesso dall’amministrazione Trump, che con il taglio delle tasse in via di definizione al Congresso punta proprio a tornare ai ritmi e ai fasti del passato.

Si consideri, ad esempio, che l’amministrazione Obama è stata l’unica a non avere mai registrato per un solo anno una crescita del pil del 3% dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo e terzo trimestre del 2017, tuttavia, la crescita tendenziale ha accelerato proprio alla media del 3%. Resta da vedere se la riforma fiscale da 1.400 miliardi in deficit in 10 anni stabilizzerà o meno tale ritmo.

La Yellen parla di “sostegno modesto” all’economia USA, mentre senatori e deputati sono chiamati a limare i due testi differenti approvati nelle due Camere. A tale proposito, la maggioranza repubblicana avrebbe trovato un compromesso sulle aliquote: al 21% dal 20% fin qui ipotizzato per la “corporate tax”, ma al 37% dal 39,6% invariato per lo scaglione più alto (sopra 1 milione di dollari) a carico delle famiglie. Abolita anche la “Alternative Minimum Tax” del 20%, che avrebbe limitato i benefici delle detrazioni per le società, un fatto che alcuni comparti con elevata spesa per ricerca e sviluppo, come quello farmaceutico, avevano stigmatizzato. (Leggi anche: Perché il taglio delle tasse di Trump sarà un piccolo regalo anche all’Italia)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,