La disoccupazione torna a salire: effetto Jobs Act o la recessione non è finita?

Risale la disoccupazione a febbraio, compresa quella giovanile. E' l'effetto del "Jobs Act" del governo Renzi o l'economia italiana si allontana dalla ripresa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Risale la disoccupazione a febbraio, compresa quella giovanile. E' l'effetto del

La disoccupazione in Italia risale al 12,7% dal 12,6% di gennaio, tornando ai livelli di dicembre, +0,2% su base annua. In valore assoluto, il numero dei senza lavoro è cresciuto in un mese di 23 mila unità e in un anno di 67 mila unità (+2,1%). In calo, invece, il tasso di occupazione al 55,7%, -0,1% su mese e -0,2% su base annua, una riduzione di 44 mila unità  in 12 mesi. Boom della disoccupazione giovanile, che risale al 42,6%, +1,3% in un anno e +0,1% su base annua. Nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, il numero degli occupati è crollato del 3,8% in un mese, cioè di 34 mila unità in meno, -40 mila in un anno. Il tasso di occupazione è diminuito dello 0,6% mensile e annuo al 14,6%. Stabile al 36% il tasso di inattività, che nel febbraio del 2014 era pari al 36,4%.   APPROFONDISCI – L’economia italiana in ripresa: giù la disoccupazione a gennaio e sale il manifatturiero   L’Istat sottolinea che i dati in suo possesso divergono da quelli del governo con riferimento all’accensione dei nuovi contratti a tempo indeterminato, sottolineando come questi non significhino necessariamente nuovi occupati, potendo essere semplicemente trasformazioni di precedenti contratti a termine.

Effetto Jobs Act o peggioramento dell’economia?

In ogni caso, il dato di febbraio potrebbe essere meno negativo di quanto appaia. Sappiamo, infatti, che il “Jobs Act” del governo Renzi, la riforma del mercato del lavoro, ha previsto novità importanti sull’assunzione di nuovi lavoratori, i quali per i primi 3 anni godranno di un contratto a tempo indeterminato, ma a tutele crescenti, cioè senza la tutela dell’art.18 e dell’obbligo di reintegro nel caso di licenziamento senza giusta causa. Allo stesso tempo, c’è stata una stretta sui contratti a termine, sulle collaborazioni e le false partite IVA. La nuova disciplina, quindi, incentiva le assunzioni a tempo indeterminato, perché sgrava le imprese dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi 3 anni, a patto che i neoassunti non abbiano goduto di un altro contratto a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti. Dunque, il calo degli occupati e l’aumento dei disoccupati a febbraio potrebbe riflettere la fase di transizione, il passaggio dai vecchi ai nuovi contratti. I primi potrebbero essere stati chiusi, in attesa delle assunzioni con i contratti a tempo indeterminato. A sostegno di questa tesi vi sarebbe anche il dato sulla disoccupazione giovanile, impennatasi tra gennaio e febbraio. Non è un mistero che i nuovi contratti riguardino per lo più i giovani. Pertanto, per verificare se si tratti di un’interruzione dell’apparente miglioramento, seppur debolissimo, del mercato del lavoro tra dicembre e gennaio, bisognerà attendere il dato di marzo e forse anche quello di aprile. Tuttavia, non dimentichiamoci che la produzione industriale, gli ordini e il fatturato a gennaio sono stati inaspettatamente negativi, dando un colpo alle speranze di ripresa certa dell’economia italiana in questo trimestre. Dunque, il dato sulla disoccupazione di febbraio non andrebbe nemmeno minimizzato.   APPROFONDISCI – Ordini e fatturato industria, il crollo di gennaio preoccupa per un dato specifico

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Argomenti: Jobs Act