La deflazione europea di agosto aiuta la BCE su tassi e bond

Prezzi nell'Eurozona in calo su base annua ad agosto, contrariamente alle attese. E la sorpresa non può che essere colta positivamente a Francoforte.

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Prezzi nell'Eurozona in calo su base annua ad agosto, contrariamente alle attese. E la sorpresa non può che essere colta positivamente a Francoforte.

C’è stata una sorpresa nella pubblicazione delle stime flash di Eurostat sull’inflazione nell’Eurozona ad agosto. Le attese erano per una crescita media dei prezzi dello 0,2% su base annua, mentre si è registrata una riduzione della stessa entità, la prima dal 2016. Del resto, nello stesso mese l’Italia ha visto scendere i propri prezzi al consumo dello 0,5%, esattamente quanto la Spagna. In Francia, la crescita annua ha subito una brusca decelerazione al +0,2% dal +0,8% di luglio, mentre in Germania i prezzi sono rimasti tendenzialmente invariati.

Lo spettro della deflazione è il segno che l’economia nell’area sarebbe ben lontana dal riprendersi, ma nella sfortuna possono almeno gioire i consumatori, il cui potere di acquisto tende così ad aumentare, ammesso che riescano a mantenere intatti i redditi. Oltre a loro, ad essere con ogni probabilità soddisfatto del trend è la BCE. Francoforte ha un target d’inflazione ufficiale “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. Più ci si allontana dall’obiettivo, più è giustificata ad intervenire, anzi è tenuta a farlo per non disancorare le aspettative d’inflazione del mercato.

Se c’è un timore che da mesi serpeggia all’Eurotower è che la reflazione spunti prima della ripresa. A quel punto, l’apparato degli stimoli monetari messo in campo per combattere l’emergenza Covid e il suo potenziale impatto disastrosamente deflattivo dovrebbe, se non proprio essere sostanzialmente ridotto, quanto meno “congelato”. Fino a quando, invece, l’inflazione sarà quasi nulla o persino negativa nell’area, Christine Lagarde avrà gioco facile nel potenziare il grado di accomodamento monetario per combattere ora più che mai il rischio di un veloce rafforzamento del cambio euro-dollaro. Se accadesse, il costo dei beni importati scenderebbe e la deflazione si materializzerebbe in misura ancora più vistosa, dato il crollo dei consumi interni di questi mesi.

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Verso un ulteriore allentamento monetario

Qualche giorno fa, il consigliere esecutivo Isabel Schnabel, membro tedesco del board, ha dichiarato che non vi sarebbero ragioni per modificare l’impostazione monetaria, dato che l’aumento dei contagi nell’area era stato scontato e incorporato nello scenario di base dell’istituto con le stime di giugno. La donna si è mostrata tranquilla anche sull’indebolimento del dollaro, che sarebbe un tonificante per il commercio mondiale e la crescita, ha spiegato. Ha aperto, invece, sulla possibile modifica del target, un processo in corso da mesi e avviato prima del Covid.

Tutto condivisibile, ma resta il fatto che l’unico mandato esplicitamente assegnato alla BCE sia di centrare il target d’inflazione, cosa che non avviene già da circa 7 anni e mezzo. Ma sarebbe del tutto inaccettabile per l’istituto che l’inflazione restasse per mesi e mesi attorno allo zero o che permanesse in territorio negativo. In gioco vi sarebbe la sua credibilità come istituto centrale. Grazie all’accordo sul “Recovery Fund”, la stessa Schnabel ha ammesso che i rischi percepiti di frammentazione dell’area si sono ridotti e Francoforte ha potuto deviare di meno dal “capital key”, la regola che lega gli acquisti dei bond alle dimensioni economiche dei singoli stati.

Non solo. Grazie all’allentamento delle tensioni finanziarie, l’istituto si è potuto permettere di frenare il ritmo degli acquisti, riservandoli per i mesi in cui potrebbero servire. Con l’inflazione negativa, nei fatti potrà persino ambire credibilmente a potenziare il PEPP e lo stesso “quantitative easing” ulteriormente, al contempo lasciando i tassi a zero ancora più a lungo. E per questa via, avrà forse tutto il tempo per monetizzare le emissioni di nuovo debito degli stati fino alla normalizzazione della situazione economica nell’area, rendendole sostenibili e fornendo ai governi l’aspirina con cui farsi passare il mal di testa.

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