La deflazione affonda la Grecia. Verso un nuovo haircut del debito?

La deflazione in Grecia ha raggiunto il 2% a ottobre. Ad Atene i prezzi sono in calo dallo scorso mese di marzo. Si tratta di un fenomeno temporaneo si rischia un effetto domino per l'Eurozona? Intanto spaventano le ripercussioni sul debito pubblico

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La deflazione in Grecia ha raggiunto il 2% a ottobre. Ad Atene i prezzi sono in calo dallo scorso mese di marzo. Si tratta di un fenomeno temporaneo si rischia un effetto domino per l'Eurozona? Intanto spaventano le ripercussioni sul debito pubblico

I prezzi nel mese di ottobre in Grecia sono diminuiti del 2% su base annua. Lo conferma Elstat, l’istituto nazionale di statistica, che parla di un calo annuo dello 0,4% nei primi 10 mesi del 2013. La Grecia è quindi in piena deflazione. Si è trattato del calo più mercato degli ultimi 51 anni, segno che l’economia si trova in uno stato profondamente negativo con riguardo ai consumi.

In effetti, tra una disoccupazione al 27,9% e un calo degli stipendi delle famiglie del 12% solo negli ultimi due anni, è normale che ne risenta la domanda, quindi, anche i prezzi. In questi termini, il fenomeno della deflazione non sarebbe in sé negativo, perché comporta un aumento del potere d’acquisto di salari e stipendi, per cui chi ha la fortuna ancora di avere un lavoro, potrà solo giovarsi di un trend simile.

 

Deflazione, le conseguenze sull’economia

Tuttavia, le ripercussioni sarebbero più complesse, specie se la deflazione dovesse prolungarsi nel tempo. Oltre al pil in calo, infatti, una riduzione dell’indice dei prezzi farebbe aumentare ancora di più il peso del debito, nonostante le misure di austerità approvate e ancora da approvare. Con il rischio che si vada verso un avvitamento pericoloso, dato che certamente i creditori della Troika potrebbero imporre un nuovo pacchetto di risanamento, qualora il debito salisse ancora in percentuale sul pil (è già al 170%).

 

Ristrutturazione debito Grecia atto secondo?

Si vocifera da settimane che il Fondo Monetario Internazionale abbia chiesto ad Atene di presentare un piano per un secondo taglio nominale del debito, cosiddetto “haircut”, stavolta comprendendo anche i titoli in mano ai creditori pubblici, come i governi europei e la BCE. Questi detengono i due terzi dei 325 miliardi di debito pubblico ellenico, per cui senza un loro coinvolgimento non si potrebbe dar vita ad alcun sollievo sul fronte dell’indebitamento. La misura, tuttavia, sarebbe presentata solo successivamente alle elezioni europee di maggio.

Commentando i dati grechi, gli analisti di BNP Paribas hanno proposto che Mario Draghi inizi da subito a stampare moneta per 50 miliardi di euro al mese, dando vita a una sorta di “quantitative easing” in stile Federal Reserve o Bank of Japan, per evitare che l’intera Eurozona sprofondi nella deflazione già visibile ad Atene.

 

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