La de-dollarizzazione avanza: accordo Argentina-Cina per scambi in valute locali

Accordo tra Argentina e Cina per regolare gli scambi in valute locali. Il ruolo del dollaro è sempre più minacciato dall'interventismo di Pechino e Mosca, che vogliono espandere la loro influenza in Asia e non solo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Prende piede la “de-dollarizzazione”. Questa volta, un accordo è stato siglato in Europa e riguarda un paese Sud America e la Cina. In particolare, i governatori della Banca Centrale dell’Argentina, Juan Carlos Fabrega, e il suo omologo cinese della People’s Bank of China, Zhou Xiaochuan, hanno firmato a Basilea, in Svizzera, nel corso di un meeting annuale della BIS, un accordo per lo scambio di valuta tra i due paesi per l’ammontare massimo di 11 miliardi di dollari in tre anni.   APPROFONDISCI – Cambio fisso addio a Hong Kong? Il dollaro USA soffre   I due governatori hanno dato seguito a un’intesa raggiunta nello scorso 18 luglio tra i capi di stato di Argentina e Cina, rispettivamente Cristina Fernandez de Kirchner e Xi Jinping. Lo “swap” fissa le modalità con cui potrà avvenire lo scambio. Entro la fine dell’anno, Pechino erogherà a Buenos Aires 800 milioni di dollari, contrariamente agli 11 miliardi ipotizzati a luglio. Tuttavia, quest’ultima cifra resta a disposizione del paese sudamericano nei prossimi tre anni e sarà corrisposta sotto forma di prestito al tasso annuo del 6-7%. L’accordo è rinnovabile alla fine del triennio. Già nel 2009 era stato firmato un accordo simile e per un controvalore di 10,2 miliardi di dollari. Questa volta, però, il rinnovo del contratto di “swap” cade in una fase molto delicata per gli equilibri finanziari del pianeta e per la stessa Argentina. Se quest’ultima è piombata nel secondo default in meno di 13 anni, la Cina e la Russia stanno intervenendo attivamente sui mercati mondiali per scalzare il dollaro dal ruolo di valuta di riserva globale.   APPROFONDISCI – Russia-Cina: accordo di scambi commerciali senza il Dollaro   A tale fine, va sottolineato come la banca popolare cinese abbia espresso “sostegno” all’Argentina nella sua battaglia contro i fondi creditori americani. In più, i due paesi hanno convenuto di utilizzare la somma stanziata dall’accordo per regolare i pagamenti tra i due paesi in valute locali. In sostanza, Buenos Aires potrà pagare le importazioni di beni cinesi in yuan e Pechino quelle di merci argentine in pesos. Per l’Argentina non si tratta certamente di una soluzione ai suoi problemi, visto che le sue riserve sono scivolate a 28,4 miliardi di dollari e che non ha accesso al mercato del credito internazionale per rifinanziare il suo debito. In più, il paese soffre anche il calo delle esportazioni, conseguenza sia di un tasso di cambio tenuto artificiosamente sopravvalutato, sia del tracollo dei prezzi di beni come la soia, che l’Argentina vende all’estero. Di certo, sarà una boccata d’ossigeno e un fattore di fiducia, rispetto al semi-isolamento internazionale a cui la seconda economia dell’America Latina è andata incontro negli ultimi tempi. L’erogazione dei prestiti, che potranno essere utilizzati in caso di emergenza, avviene in corrispondenza di un deposito di pari valore in pesos presso la Cina. Quest’ultima ha già scalzato gli USA dalla prima posizione come partner commerciale del Sud America. Adesso, ne minaccia anche la supremazia valutaria.   APPROFONDISCI – Le sanzioni alla Russia uccideranno il predominio del dollaro? Ecco i segnali in Asia  

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