La Danimarca torna a sostenere la corona, vinta la battaglia contro la speculazione?

Tornano in calo le riserve valutarie della Danimarca, a dimostrazione che le tensioni rialziste sulla corona sarebbero svanite. Ma è davvero così?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tornano in calo le riserve valutarie della Danimarca, a dimostrazione che le tensioni rialziste sulla corona sarebbero svanite. Ma è davvero così?

Grossi mutamenti per la politica monetaria della banca centrale danese, guidata con autorevolezza dal governatore Lars Rohde, lodato nelle scorse settimane dall’FMI per l’accresciuta credibilità di cui adesso godrebbe l’istituto, dopo essersi impegnato a salvaguardare il  “peg” tra la corona danese e l’euro. Stando ai dati pubblicati ieri dalla banca centrale, alla fine di aprile la Danimarca possedeva riserve valutarie pari a 705,4 miliardi di corone, cioè 31,7 miliardi in meno di un mese prima.   APPROFONDISCI – Danimarca, l’elogio dell’FMI: banca centrale più credibile con la difesa del “peg”   In sostanza, Rohde avrebbe iniziato ad aprile a vendere valuta straniera per acquistare valuta locale per un ammontare complessivo di 33,9 miliardi di corone in interventi diretti. Si tratta di un dato significativo, perché dimostrerebbe che l’istituto sarebbe adesso intenzionato a sostenere la corona, quando fino a un mese fa era impegnato ad evitarne un eccessivo apprezzamento contro la moneta unica. Sin dal 1982, Copenaghen ha fissato il cambio prima con il marco tedesco e dal 2000 con l’euro intorno alla parità di 7,46038 e con un margine di tolleranza teorico del 2,25%, ma che si traduce nei fatti in appena lo 0,50%. Quando il 15 gennaio scorso, la banca centrale svizzera ha annunciato l’abbandono del cambio minimo con l’euro, introdotto unilateralmente 40 mesi prima, gli investitori hanno iniziato a speculare al rialzo sulla corona, nella convinzione che anche Rohde sarebbe stato costretto a capitolare.

Tensioni su corona svanite?

E così, i rendimenti decennali dei bond danesi sono scesi a metà febbraio al minimo storico dello 0,1%, quelli a 2 anni al -1% e il cambio si era portato fino a un minimo di 7,043. Adesso, i rendimenti a 10 anni sono saliti allo 0,66%, i biennali al -0,46% e il cambio si attesta a 7,4331. L’allarme sembra rientrato, tanto che dalla fine di marzo, il governo è tornato a collocare titoli di stato sul mercato, dopo avere rifiutato per 3 aste consecutive le offerte, al fine di impedire un eccessivo afflusso di capitali nel paese, cosa che avrebbe apprezzato ulteriormente la corona.   APPROFONDISCI – In Danimarca la corona scende ai minimi dal 2001, interventi sul cambio sospesi   Non è facile sapere che le tensioni valutarie si siano definitivamente sopite. Tra il “quantitative easing” della BCE e il ritorno delle tensioni sulla Grecia, l’euro potrebbe indebolirsi ancora contro la valuta danese, minacciando il “peg”. Tuttavia, Rohde ha dimostrato che sulla politica del cambio c’è unanimità di vedute a Copenaghen e che è in grado di difendere con ogni mezzo la stabilità valutaria. D’altronde, la parità con l’euro è stata fissata tramite un accordo bilaterale con la BCE, a differenza del caso svizzero. Se Francoforte non “tradisce”, il “peg” sarebbe salvo, in ogni caso.   APPROFONDISCI – Danimarca: sulla corona c’è meno pressione, allentate le misure sulle banche  

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Argomenti: cambio minimo, corona danese, Economie Europa

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