La Danimarca svolta a destra, Rasmussen vince le elezioni sul tema immigrazione

La Danimarca svolta a destra con le elezioni di ieri. Boom di consensi per la destra anti-immigrazione, che potrebbe entrare nel governo del futuro premier Lars Rasmussen, già a capo del governo tra il 2009 e il 2011.

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La Danimarca svolta a destra con le elezioni di ieri. Boom di consensi per la destra anti-immigrazione, che potrebbe entrare nel governo del futuro premier Lars Rasmussen, già a capo del governo tra il 2009 e il 2011.

La Danimarca torna ad essere guidata da un governo di centro-destra. E’ quanto accade dopo i risultati delle elezioni politiche di ieri, convocate con 3 mesi di anticipo dalla premier Helle Thorning-Schmidt, nel tentativo di ribaltare i pronostici dei sondaggi. Con il 51,5% dei consensi, la coalizione guidata dall’ex premier Lars Loekke Rasmussen può contare su 90 seggi contro gli 85 dell’alleanza di centro-sinistra fino ad oggi al governo. Non saranno, quindi, decisivi, come si era ipotizzato, i 4 seggi assegnati alla Groenlandia e alle isole Faroe. Rasmussen aveva assunto la carica di premier 6 anni fa, quando l’allora capo del governo, Anders Fogh Rasmussen, dovette dimettersi per la nomina ricevuta di segretario generale della NATO. Il centro-destra era stato al governo tra il 2001 e il 2011 e adesso ci ritorna con una Danimarca in ripresa economica, anche se il suo pil è ancora del 3% inferiore a quello del 2007, ultimo anno prima della crisi finanziaria mondiale. Se 4 anni fa la campagna elettorale era stata incentrata sull’economia, stavolta il tema dominante ha riguardato l’immigrazione. Le politiche del governo socialdemocratico sono state duramente attaccate dall’opposizione e, in particolare, dal Partito Popolare Danese, una formazione di destra alleata di Rasmussen, che con il 21,1% dei consensi è balzata al secondo posto in Parlamento, raddoppiando i voti rispetto al 2011 e scavalcando anche i liberali del futuro premier, i quali hanno perso il 7%. Al primo posto sono rimasti, invece, i socialdemocratici con il 26,3%, che hanno ammesso la sconfitta per bocca del premier uscente: “abbiamo perso per un soffio”.

Nuovi guai per la UE

Per la UE, la vittoria del centro-destra è un altro segnale da non sottovalutare, perché se la destra del Partito Popolare dovesse entrare nel governo, cosa che non fece tra il 2001 e il 2011, Bruxelles potrebbe trovarsi dinnanzi a un altro membro recalcitrante, dopo che anche nel Regno Unito e in Polonia, nelle ultime settimane, hanno vinto formazioni conservatrici su un programma elettorale di allontanamento dalla UE. La destra danese vorrebbe far passare per referendum tutte le decisioni clou assunte in Europa, dando l’ultima parola al popolo. Il centro-destra ora al governo non accetterebbe, ad esempio, di accollarsi una quota di immigrati in arrivo dall’Italia e dalla Grecia, così come hanno già deciso che non lo faranno nemmeno Regno Unito e Irlanda.   APPROFONDISCI – Immigrazione, ecco i criteri con cui i clandestini saranno smistati in Europa  

Peg non in discussione, ma neo-premier più aperto su euro

La Danimarca non fa parte dell’Eurozona, avendo conservato come moneta la corona. Nei primi mesi dell’anno, essa è stata oggetto di speculazione al rialzo da parte degli investitori, che avevano scommesso su un probabile abbandono del cambio fisso, che sin dal 1982 tiene ancorato il valore della corona con il marco tedesco fino al 2000 e con l’euro successivamente, con quest’ultimo attorno alla parità di 7,46038 (“peg”), pur con un margine di tolleranza teorico del 2,25%, ma nei fatti non superiore allo 0,5%. La banca centrale, retta dal governatore Lars Rohde, è riuscita a difendere il ” peg”, che non sembra essere in discussione, godendo del consenso pressoché unanime tra le forze politiche, economiche e sociali del paese scandinavo, i cui 3 quarti delle esportazioni si hanno verso l’Eurozona. Tuttavia, l’unica dichiarazione possibilità sull’ingresso di Copenaghen nell’euro è stata resa in questi mesi proprio dal nuovo  premier, il quale si è chiesto se abbia senso profondere così grossi sforzi per ancorarsi alla divisa europea, quando sarebbe più semplice e logico farne parte. La maggioranza dei danesi, tuttavia, rilevano i sondaggi, sarebbe contraria.   APPROFONDISCI – La Danimarca torna a sostenere la corona, vinta la battaglia contro la speculazione?  

Debito Danimarca preoccupante

Ma la Danimarca ha un altro grosso problema, oltre quello della gestione dell’immigrazione: il debito privato. Le famiglie danesi risulterebbero tra le più indebitate al mondo con il 300% di esposizioni rispetto al reddito disponibile, in particolare, verso i mutui immobiliari. Al contrario, il debito pubblico è pari a poco più del 40% del pil. E l’economia danese avrebbe registrato negli ultimi anni la più ampia crescita delle disparità di reddito di tutta la UE, tanto che nei mesi scorsi il ministro dell’Economia socialdemocratico ha dichiarato che la disuguaglianza sociale non sarebbe un problema, mentre l’obiettivo del governo è combattere le povertà. Una posizione innovativa, quella della sinistra di Copenaghen, ma che evidentemente non le bastata per guadagnare consensi tra il resto dell’elettorato.   APPROFONDISCI – Picco in Danimarca dei mutui only interest. Nuove misure contro il crac delle famiglie    

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