La curva dei contagi da Coronavirus e cosa ci dice sulla fine del “lockdown”

L'emergenza pandemia ci terrà in casa fino al 3 maggio. Vediamo se l'andamento dei contagi ci consente di guardare con ottimismo alla fine del "lockdown" o se rischiamo una ennesima proroga.

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L'emergenza pandemia ci terrà in casa fino al 3 maggio. Vediamo se l'andamento dei contagi ci consente di guardare con ottimismo alla fine del

Il numero dei positivi da Coronavirus in Italia ieri è aumentato di 2.972 unità, salendo a un totale di 162.488. Purtroppo, ha subito un’accelerazione il numero dei morti, passato dai 566 del giorno prima a 602. Il dato di Pasqua con 431, il più basso dal 19 marzo, aveva fatto sperare in un declino incessante. Ad ogni modo, la curva dei contagi inizia a farci vedere il classico bicchiere mezzo pieno. Alla giornata di ieri, i casi totali risultavano essere raddoppiati in 19 giorni, cioè rispetto al dato del 26 marzo, quando a loro volta erano raddoppiati solamente in 7 giorni. E continuando ad andare a ritroso, il raddoppio si era verificato ogni 5 giorni, prima ancora ogni 4 e in precedenza ogni 3.

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In sostanza, in valore percentuale siamo a una frenata evidente, sebbene il numero dei contagi continui a salire nell’ordine delle migliaia di unità. La sola Lombardia, però, assorbe oltre un terzo dei casi totali. E insieme al Piemonte, superano la metà della variazione nazionale. Questo già ci dice che, all’infuori di una realtà geograficamente ben delimitata, l’Italia stia registrando aumenti bassi del numero di contagi. E c’è un altro dato che ci conforta. Ieri, i ricoverati in terapia intensiva per Coronavirus erano 3.186, in calo di 74 unità rispetto al giorno precedente e di ben il 21,7% rispetto alla data del 3 aprile, quando con 4.068 casi si era toccato l’apice.

Gli esperti sostengono che le restrizioni del governo per limitare i movimenti e le attività d’impresa dovrebbero essere allentate solamente quando il numero dei ricoverati in terapia intensiva risulta dimezzato rispetto al picco raggiunto. Questo significherebbe orientativamente che dovremmo attendere prima che il dato scenda in area 2.000 unità.

E per quanto la direzione imboccata appaia certamente quella giusta, di settimane ne serviranno ancora. Rapportando, poi, i ricoveri in terapia intensiva al numero degli attualmente positivi, quest’ultimo al netto di morti e guariti, si nota una discesa al 3,05% di ieri, dal 4,8% del 3 aprile, la data di picco per i ricoveri più gravi.

Riapertura il 3 maggio?

Dunque, pur a fronte di una crescita (rallentata) dei contagi, i casi gravi sono diminuiti. Ed è questo il dato che maggiormente rileva ai fini della tutela della salute pubblica. Se, per ipotesi, finanche tutta la popolazione residente in Italia risultasse contagiata, ma senza subire conseguenze gravi per la salute, tireremmo ugualmente un sospiro di sollievo. Mantenendo la percentuale del 3%, nemmeno per fine aprile i ricoveri in terapia intensiva tornerebbero ai livelli di inizio mese. E questo dato conforta, anche perché dovremmo attenderci che il dato continui a diminuire in valore assoluto e, a maggior ragione, rispetto a quello complessivo degli attualmente positivi.

Arriviamo alla domanda fatidica: il 3 maggio sarà una data azzeccata per allentare le restrizioni, pur con tutta la gradualità già prevista e sulla quale lo stesso governo ha voluto essere chiaro? Dipende da quale sia l’obiettivo a cui principalmente le autorità tendano. Se si guarda al numero dei contagi, bisogna ammettere che da qui al 3 maggio non si nutrono grosse speranze che la crescita si azzeri in termini assoluti. Ma è vero anche, come dicevamo sopra, che la situazione varia da regione a regione. Da diversi giorni, ad esempio, tutte le regioni del sud registrano un aumento giornaliero sotto i 100 casi, quasi sempre con nuovi casi ben inferiori a tale soglia. E la Basilicata ieri non ne ha registrato alcuno.

Prendendo spunto da questi numeri, possiamo affermare che l’allentamento delle restrizioni sarebbe opportuno che venisse tarato anche sulla base delle aree geografiche. Si potrebbe utilizzare il criterio dei nuovi contagi rispetto alla popolazione provincia per provincia e fissando un limite, superato il quale il “lockdown” verrebbe esteso.

Penalizzare, però, realtà in cui la diffusione del virus procede molto lentamente e da qui al 3 maggio potrebbe arrestarsi del tutto, guardando al solo dato nazionale, non sembra una strategia corretta, perché sacrifica pezzi di economia inutilmente, infliggendo a lavoratori e imprese sofferenze che andrebbero evitate. Probabile che la triste conta dei morti e dei contagiati prosegua ancora per diverse settimane e che nel frattempo saremo in ufficio, in negozio, in fabbrica a lavorare. Il ritorno alla normalità sarà questioni di mesi, se non di più. Ieri, la Regione Lombardia ha fatto sapere che la riapertura delle discoteche avverrà nel giugno 2021, cioè tra oltre un anno. Stiamo parlando di interi settori che rischiano la totale scomparsa.

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