La cultura anti-impresa del governo Conte sta già portando a forti tensioni sociali

Datori di lavoro responsabili penalmente dei dipendenti contagiati dal Coronavirus, regole impraticabili per le attività commerciali e confuse. Il governo Conte sta sfinendo gli imprenditori e rischia di provare una rivolta sociale.

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Datori di lavoro responsabili penalmente dei dipendenti contagiati dal Coronavirus, regole impraticabili per le attività commerciali e confuse. Il governo Conte sta sfinendo gli imprenditori e rischia di provare una rivolta sociale.

Domani, riapriranno in Italia tutte le attività che ancora non avevano potuto farlo dopo il “lockdown” di marzo. Parliamo di bar, ristoranti, pub, parrucchieri, centri estetici, negozi di abbigliamento, palestre, etc. In realtà, questo sarebbe il quadro nazionale, perché il commercio è regolato dalle regioni e non è detto che tutte si adeguino alla data fissata da Roma. Questo non significherà, purtroppo, un ritorno alla normalità. Viceversa, le regole da osservare saranno tante e, duole ammetterlo, molte non saranno praticabili, nel senso che si riveleranno incompatibili con la prosecuzione di molte attività.

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Le distanze sociali sono la regola principale e, se vogliamo, più ragionevole. La sua applicazione, però, non sarà affatto semplice. Nei locali dovrà essere garantita a ciascun cliente la media di 4 metri quadrati minimi, cosa che implica che un locale di 100 metri quadrati non potrà ospitare più di 25 clienti per volta. E tra i tavoli dovrà esservi una distanza minima di 2 metri, così come tra i clienti seduti allo stesso tavolo deve essere garantita la distanza sociale minima, quindi, di almeno un metro.

Regole assurde per chi lavora

Per i negozi di abbigliamento, se vogliamo le cose saranno messe peggio. Non solo i clienti potranno entrare chiaramente scaglionati, ma camerini e indumenti usati dovranno essere costantemente sanificati. Vi immaginate la difficoltà di un titolare nell’osservare queste regole? Dovrà seguire ossessivamente ogni cliente per verificare quale indumento abbia indossato per prova e sanificarlo prima che altri lo provino. Al di là del tempo necessario, quale costo comporterà una simile misura? Alla stampa, alcuni commercianti hanno lamentato che la spesa per l’acquisto di un apposito macchinario per la sanificazione sarebbe di circa 3.000 euro, anche se le soluzioni che i più, se non tutti, adotteranno per ripiego saranno molto “low cost”.

E cosa dire della prenotazione delle spiagge pubbliche necessaria per prendere la tintarella e fare il bagno? In pratica, il turismo e le attività del tempo libero verranno zavorrati dalle regole emergenziali. Per non parlare del capolavoro di imbecillità giuridica raggiunto con il combinato tra decreto legge del 17 marzo 2020, all’art.42, comma 2, e la circolare INAIL del 3 aprile 2020. Il primo recita che il datore di lavoro sia responsabile civilmente e penalmente per i casi di contagio tra i dipendenti e che abbiano avuto origine accertata in azienda, mentre la seconda parla di responsabilità dell’impresa, indipendentemente da dove sia scaturito il contagio.

La cultura anti-impresa del governo Conte

Dunque, anche seguendo tutte le regole e i protocolli di sicurezza, un imprenditore potrebbe ritrovarsi in tribunale se uno o più dipendenti saranno rimasti contagiati dal Coronavirus, senza che si abbia nemmeno la prova che il contagio sia avvenuto in azienda e per responsabilità del datore. Molto probabile che verranno apportate modifiche alla circolare per evitare l’assurdità di un mondo delle imprese su cui penderebbe una pesante spada di Damocle, un po’ come se accusassimo il governo Conte di avere fatto entrare il virus in Italia e lo portassimo in tribunale, chiedendogli pure un maxi-risarcimento dei danni.

Questo esecutivo trasuda di odio per l’impresa come poche volte nella nostra pur non gloriosa storia repubblicana sul tema. La cultura anti-impresa di cui è impregnata gran parte della maggioranza sta rendendo più difficile la ricerca di una qualche soluzione, come se “grillini” e parte dello stesso PD volessero sfruttare l’emergenza per regolare i conti con milioni di partite IVA mal viste ai loro occhi. Eppure, consentire a imprese ed esercizi commerciali di lavorare in sicurezza e in serenità converrebbe proprio al governo, perché sarebbe l’unico modo per attutire gli effetti della crisi, accelerarne l’uscita e salvaguardare posti di lavoro e gettito fiscale.

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La linea punitiva sta provocando una recessione più dura di quanto stia verificandosi all’estero e il montare di forti tensioni sociali, che rischiano di esplodere con il ritorno a un minimo di socialità da domani, quando milioni di persone saranno finalmente libere di uscire di casa senza autocertificazione e potranno dare sfogo alla propria rabbia e alla frustrazione accumulata in settimane trascorse inascoltati. Molti rialzeranno la saracinesca dalle prossime ore, consapevoli che troveranno gli stessi costi di prima e un fatturato che, in molti casi, non raggiungerà la metà o un terzo. L’estate si annuncia molto calda e senza bisogno di seguire il meteo.

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