La crisi in Venezuela provoca anche gravidanze indesiderate e boom di AIDS

Nel Venezuela della spaventosa crisi economica, persino il sesso diventa un bene più raro. Ad essere vuoti sono pure gli scaffali delle farmacie.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nel Venezuela della spaventosa crisi economica, persino il sesso diventa un bene più raro. Ad essere vuoti sono pure gli scaffali delle farmacie.

Mentre il Venezuela trascorre le sue prime settimane di default, dopo il mancato pagamento di alcune scadenze a novembre, la crisi economica e finanziaria nel paese andino sta assumendo i contorni sempre più di un dramma umanitario infinito e senza apparente via di uscita imminente. A causa della penuria di dollari, Caracas non riesce più a importare beni a sufficienza dall’estero, nemmeno quelli di primaria importanza, come le medicine e il cibo. E così, la Federazione Farmaceutica Nazionale spiega che in soli due anni, la quantità di contraccettivi a disposizione nel paese sarebbe crollata del 90%. Non si trovano quasi più pillole anti-concezionali e nemmeno preservativi, questi ultimi specie di marca, con la conseguenza che sarebbe impennato il numero di gravidanze indesiderate, anche se al riguardo non esistono ancora statistiche ufficiali.

Nel Venezuela, l’aborto è illegale e ciò starebbe spingendo molte donne a trovare rimedi clandestini per interrompere la gravidanza in casa o a prevenirla con metodi spesso a dir poco ridicoli, trovati su internet in siti non affidabili. L’unica certezza sul fronte dei numeri la da Maria Eugenia Landaeta, a capo delle malattie infettive dell’Università Ospedaliera di Caracas, secondo cui quest’anno sono già stati sottoposti a trattamento per l’AIDS 5.600 pazienti contro i 3.000 casi del 2014. (Leggi anche: Crisi umanitaria in Venezuela, niente farmaci e cibo)

E manca persino la moneta

Molte coppie dichiarano alla stampa straniera di darsi a lunghi periodi di astinenza dal sesso per evitare gravidanze, le quali sarebbero non una benedizione in una fase in cui non si trova nulla da mangiare con gli scaffali dei supermercati vuoti. E un’altra conseguenza paradossale di questa crisi, con l’inflazione che raddoppia ogni paio di mesi, sta nella carenza persino di moneta, nonostante ne sia stata stampata in quantità industriali dalla banca centrale, con 13 miliardi di banconote in circolazione. Tuttavia, la metà di queste sono di appena 100 bolivares, che al cambio vigente oggi al mercato nero farebbero poco più di un millesimo di dollaro. E le banche stanno razionando le erogazioni di liquidità agli ATM a 100.000 bolivar al giorno, ovvero a circa un dollaro, denaro sufficiente per qualche tazzina di caffè, nulla di più.

Da ciò l’esigenza dei venezuelani di ricorrere a metodi di pagamento alternativi, ovvero a carte di credito e debito. Il governo si pone l’obiettivo di digitalizzare il 95% delle transazioni entro l’anno prossimo, ma più che le norme a far tendere verso questa direzione è la necessità di famiglie e imprese di pagare in maniera diversa dal contante. Infatti, non essendo ormai capace la moneta circolante a tenere il passo con la crescita dei prezzi, da mesi Caracas ha commissionato all’estero la stampa di nuove quantità, ma non riesce a importarla per assenza di denaro. Siamo quasi alla barzelletta, ma tant’è. E le condizioni di vita di 30 milioni di persone diventano ogni giorno più drammatiche. (Leggi anche: Venezuela, inflazione al 4.000% e dal petrolio pessime notizie)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti