La crisi politica in Francia è un brutto segnale per la linea di Renzi in Europa. Ecco perché

La caduta del governo Valls in Francia contiene un messaggio chiaro all'indirizzo dell'Italia. Il premier Matteo Renzi è sempre più isolato in Europa e la linea dell'austerità della Germania è più condivisa di quanto non si immagini.

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Ieri, il premier francese Manuel Valls si è dimesso e il presidente François Hollande gli ha immediatamente rinnovato l’incarico, con l’impegno di presentare una nuova squadra di governo entro oggi. Nella nuova compagine non ci sarà il ministro dell’Economia uscente, Arnaud Montebourg, che ha provocato la crisi dell’esecutivo con le sue dichiarazioni contrarie all’austerità e invitando l’Eliseo e Valls a fare fronte comune con il premier italiano Matteo Renzi contro la Germania. Il licenziamento di fatto di Montebourg conferma che il titubante Hollande non avrebbe, in ogni caso, alcuna intenzione di staccarsi da Berlino. Anche se resta contrario alle politiche di austerità e si è più volte scontrato con i tedeschi sulla necessità di svalutare l’euro, il presidente francese non si avvantaggerebbe affatto di un patto con l’Italia contro la Germania e questo lo sa benissimo lo stesso interessato.   APPROFONDISCI – Francia, crisi di governo sull’austerità. Hollande è senza linea e Le Pen al 40% tra gli operai  

Le ragioni francesi

La Francia è in piena stagnazione economica, con una disoccupazione ai massimi dal Secondo Dopoguerra, alle prese con un crollo degli investimenti stranieri, con un debito pubblico che sale e potrebbe presto raggiungere il 100% del pil e i conti pubblici sballati, visto che il deficit quest’anno dovrebbe attestarsi oltre il 4%, secondo le stesse ammissioni di Montebourg. Nonostante ciò, i mercati continuano a premiare Parigi, i cui rendimenti dei bond sovrani decennali ieri hanno toccato un nuovo record minimo dell’1,3%. Il perché di questo paradosso è chiaro: fin quando la Francia sarà fedele alleata della Germania e non ne ostacolerà la linea pro-austerity e favorevole alle riforme, sarà avvertita comunque come affidabile. Ma se dovesse cambiare alleanze e guidare un fronte anti-austerity, la sua credibilità ne uscirebbe distrutta, i rendimenti dei suoi titoli di stato s’impennerebbero e il paese rischierebbe una crisi dello spread all’italiana.   APPROFONDISCI – La Francia di Hollande chiede ancora più flessibilità sui conti e la svalutazione dell’euro   Ovviamente, Montebourg non è stato messo da parte per la sua linea filo-renziana, bensì per la sua retorica anti-tedesca, simile nella sostanza a quella mostrata in questi mesi dal premier Renzi.

In qualità di presidente di turno della UE, quest’ultimo ha smesso i panni super-partes e ha indossato quelli degli interessi di parte, “aggredendo” a tratti verbalmente la Germania per la sua linea del rigore a tutti i costi e chiedendo un indebolimento del Patto di stabilità.

L’errore di Renzi

Nel perseguire questa strada, Renzi si è convinto di avere dalla sua tutto il blocco del Sud Europa e la Francia. Ma si è sbagliato. Ieri, l’incontro a Santiago de Compostela tra Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy, con la prima ad elogiare la politica delle riforme di Madrid, è stato la rappresentazione plastica di un asse tra i due paesi, in sintonia più di quanto non si fosse immaginato. Rajoy e la cancelliera appartengono entrambi alla famiglia dei popolari europei e il primo ha imboccato la strada delle riforme e del risanamento per rilanciare l’economia spagnola e inizia da tempo a raccogliere i primi successi. Perché mai dovrebbe schierarsi con chi (l’Italia) non ha accettato la sfida dei sacrifici per crescere? La Francia ha lanciato, dunque, un segnale ai mercati e alla politica europea: l’austerità non ci piace, ma “obtorto collo” non la ostacoleremo. Il magico mondo di Renzi, affollato nelle sua fantasie di governi amici e proni ai suoi voleri, si è sgretolato ieri. Parigi non farà mai asse con Roma. D’altronde, l’euro è nato da un accordo tra gli allora cancelliere Helmut Kohl e presidente François Mitterand. E anche allora erano democristiano il primo e socialista il secondo. Non facciamoci illusioni.   APPROFONDISCI – Patto di stabilità più flessibile? No, ecco la verità sulla linea della Merkel Renzi è isolato in Europa e Mediobanca conferma: serve una manovra da 10 miliardi  

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