La Crisi dell’Eurozona durerà 20 anni

Secondo Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, il Consiglio Europeo si sta comportando come un alcoolista che attende con fatalismo il crollo finale. La crisi potrebbe durare vent'anni, ma bisogna prepararsi alla "meno peggio" delle soluzioni.

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Secondo Wolfgang Munchau,  editorialista del Financial Times, il Consiglio Europeo si sta comportando come un alcoolista che attende con fatalismo il crollo finale. La crisi potrebbe durare vent'anni, ma bisogna prepararsi alla

Wolfgang Muchau dal Financial Times commenta i  rally di borsa che  sempre seguono le  “storiche” dichiarazioni del Consiglio Europeo:  durano per giorni, o per ore, e oramai  gli spread Italiani e Spagnoli ora sono al di sopra dei livelli pre-vertice.

 Mentre la maggioranza degli  osservatori commentava che l’UE ha compiuto un passo importante nella giusta direzione,  Wolgang Munchaum, editorialista e codirettore del Financial Times, non si dichiara d’accordo:

Penso che sia stato un passo molto grande – nella direzione sbagliata. Il vertice ha preso una concreta decisione sulla risoluzione della crisi, subordinata ad una decisione futura, che sarà ancora più difficile da raggiungere, e quindi con anche più probabilità di fallire.

Essi hanno convenuto che non ci sarà una comune ricapitalizzazione delle banche fino a che non sia stabilita un’unione bancaria completa. E la Bundesbank ci ha ricordato che quest’ultima non è possibile senza un’unione politica. L’implicazione logica è che la crisi non si risolverà per i prossimi 20 anni.

Quello che sappiamo ora è che la Germania non accetterà di un’assicurazione congiunta dei depositi. Non può nemmeno accettare di dare una licenza bancaria al Meccanismo Europeo di Stabilità, in modo che possa finanziarsi a debito. Se la Germania non può fare il minimo necessario ora, perché qualcuno dovrebbe pensare che può essere d’accordo per una unione politica? Questo è meno credibile della promessa di un alcolista di smettere di bere in cinque anni.

La politica del salvataggio dell’euro ha varcato una soglia importante in Germania. Una risicata maggioranza è ancora a favore dell’euro, ma la maggioranza è contro ulteriori salvataggi. Un gruppo di 160 economisti, guidati da Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto economico Ifo, la scorsa settimana ha pubblicato un manifesto contro l’unione bancaria. Era pieno di strepito e di furore, ma l’importanza di questo documento è che esso riflette un punto di vista condiviso.

La risposta di Angela Merkel è stata eloquente. Ha detto loro che non c’è nulla di cui preoccuparsi. L’unione bancaria riguardava una supervisione congiunta, ha detto. Non ci sarà l’assicurazione dei depositi comune. Ha una visione molto diversa di un’unione bancaria rispetto alla Banca Centrale Europea. Al massimo, mi aspetto che questa nuova banking union possa coprire le 25 maggiori banche, e lasciare le cajas e le Landesbanken sotto il controllo nazionale. E’ come un alcolizzato che promette di bere d’ora in poi solo i migliori cognac.

L’unione bancaria che sarebbe richiesto è quella che la Germania non accetterà: regolazione e vigilanza centrale, un fondo di ristrutturazione comune e l’assicurazione dei depositi comune. Ci vorrebbero anni per crearla. Se fatta correttamente, sarebbe necessario un cambiamento delle costituzioni nazionali e dei trattati europei, se non altro per ridefinire il ruolo della BCE. E’ pura follia far dipendere la risoluzione della crisi dal successo di quello che sarebbe il più grande esercizio di integrazione Europea della storia.

Con i tassi di interesse sui titoli di Stato a 10 anni oltre 6 per cento, né l’Italia né la Spagna possono sostenere la loro appartenenza all’eurozona. Questo è ciò che Mario Monti e di Mariano Rajoy avrebbero dovuto chiarire ad Angela Merkel al vertice. Avrebbero dovuto dire che i loro governi avrebbero fatto i preparativi per un ritiro dalla zona euro se non ci fosse stato alcun cambiamento nella politica. Una risoluzione richiede che ci sia un eurobond – o qualche altra forma di condivisione del debito – sia nel settore pubblico che privato, e acquisti di titoli da parte della BCE. La Germania non accetta il primo punto. La BCE non accetta il secondo.

Se qualcosa non è né sostenibile, né volto a una correzione, rimangono solo due linee di azione. La prima è quella di attendere pazientemente fino a quando la situazione arriva a un crollo. Questa è la strategia perseguita dal Consiglio Europeo – e dagli alcolisti. L’alternativa è quella di iniziare a fare i preparativi – e fare attenzione a non innescare un crollo durante il processo. E’ difficile immaginare un’uscita senza violare centinaia di leggi nazionali ed Europee. Questo è il motivo per cui nessuno lo sta facendo. Si dovrebbe usare la legittima difesa della forza maggiore. Non si può preparare un evento del genere. Ci sono voluti dieci anni per creare l’euro. Ci vorrà più di un lungo weekend per annullarlo. Un crollo costituirebbe il più grande shock economico della nostra epoca. Ma fra una serie di cattive scelte di rottura, alcune sono meglio di altre. Scriverò di questo in un prossimo articolo.

Già nel mese di Novembre, ho scritto che il Consiglio Europeo aveva dieci giorni per salvare l’euro. Se avessero gettato le basi per un sistema bancario e un’unione fiscale allora, ora potrebbero essere in grado di concordare una strategia efficace di risoluzione della crisi – fatta di ricapitalizzazione delle banche e di acquisti di obbligazioni. Non lo ha fatto allora. E non sono in grado di risolvere la crisi ora.

Il messaggio che ho ricevuto dal vertice è che la zona euro non risolverà la crisi. In questo senso, si è trattato effettivamente di un incontro “storico”.

Articolo originale: Eurozone crisis will last for 20 years

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Argomenti: Crisi Euro