La crisi dell’euro non è finita. Così la moneta unica è a rischio

I dati sul pil nel primo trimestre dimostrano che a crescere dentro l'Eurozona è sostanzialmente solo la Germania, mentre fuori dall'euro, la crescita media è stata del 3,1%.

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La pubblicazione dei dati sull’andamento del pil nel primo trimestre di alcuni stati-chiave dell’Eurozona è stata una sfilza di cifre deludenti, che mettono seriamente in dubbio la tenuta di queste economie. Il dato più clamoroso riguarda proprio l’Italia, che gli analisti stimavano fosse cresciuta dello 0,2% sul trimestre precedente, quando ha visto tornare a scendere il pil dello 0,1% a livello congiunturale e dello 0,5% su base annua.

C’è il rischio di un “triple-dip”, ossia di una ricaduta per la terza volta in sei anni nella recessione, nonostante la retorica politica e istituzionale della “luce in fondo al tunnel”.

Tuttavia, non è solo l’Italia a rischiare un ritorno nella recessione e a mostrare una performance inquietante della sua economia. Ormai, da Nord a Sud, l’Eurozona non si regge più in piedi. In Olanda, il pil indietreggia di mezzo punto percentuale su base annua, in Finlandia dello 0,8%, mentre in Grecia ancora dell’1,1%.

La Francia cresce sì dello 0,8% annuo, ma al di sotto delle attese dello 0,9% e il pil è rimasto invariato a livello congiunturale, quando ci si aspettava una crescita compresa tra lo 0,1% e lo 0,2%. In sostanza, l’economia transalpina rischia di registrare variazioni negative nei prossimi trimestri, piombando così nella recessione. E parliamo della seconda economia dell’Eurozona.

Complessivamente, l’Area Euro cresce su base annua solo dello 0,9%, ma tolta la Germania, cresciuta del 2,3%, i restanti 17 paesi hanno visto crescere le loro economie di appena lo 0,2%.

Nel frattempo, la Svezia e il Regno Unito sono cresciuti del 3,1%, l’Ungheria del 3,2%, la Polonia del 3,5% e la Romania del 3,8%. Cosa hanno in comune questi paesi? Non hanno l’euro! Piaccia o non piaccia agli auro-entusiasti, a fronte di una crescita media dello 0,9% nell’Eurozona (e ricordiamoci che senza la Germania sarebbe dello 0,2%), il resto dell’Unione Europea che non ha adottato l’euro è cresciuto del 3,1%.

Difficile eccepire che la crisi non continui a riguardare solo e soltanto le economie dell’Eurozona. Il guaio è che paesi come la Spagna hanno iniziato a rifiatare negli ultimi mesi, grazie alle esportazioni, il cui andamento è positivo anche in Italia dal 2012.

Purtroppo per noi, i mercati emergenti stanno registrando una forte flessione delle loro importazioni, anche in conseguenza delle politiche monetarie restrittive che hanno dovuto adottare per contrastare la fuga dei capitali dopo il “tapering” della Federal Reserve.

Se viene anche solo in parte meno l’export, l’Area Euro è fritta. I consumi interni non sono ripartiti o lo hanno fatto troppo timidamente, per cui la debolezza della domanda farebbe certamente ritornare alla recessione quasi tutte le economie, ad eccezione forse della solita Germania.

 

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