'La crisi delle banche italiane. Il 2014 sarà un anno difficile

La crisi delle banche italiane. Il 2014 sarà un anno difficile

Le banche italiane saranno sotto pressione nel 2014, per effetto dell'alto livello delle sofferenze, della revisione degli attivi da parte della BCE e delle scadenze Ltro.

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Le banche italiane saranno sotto pressione nel 2014, per effetto dell'alto livello delle sofferenze, della revisione degli attivi da parte della BCE e delle scadenze Ltro.

Nonostante lo spread btp bund sia sceso ai minimi dall’inizio della crisi dei nostri bond sovrani e si fa un gran parlare di ripresa alle porte, il 2014 potrebbe essere per le banche italiane un anno tutt’altro che semplice. Le ragioni sono diverse. L’Abi ha già rilevato un aumento delle sofferenze lorde a 147,3 miliardi di euro, pari al 7,7% degli impieghi, +27,5 miliardi in un anno e +100 miliardi dal 2007, ultimo anno prima della crisi. A questo ritmo, da qui al prossimo anno rischiamo di trovarci a un livello di sofferenze intorno ai 180 miliardi di euro, a fronte di impieghi in calo verso le famiglie e le imprese. 

Queste cifre, se diventassero reali, implicherebbero la necessità per le nostre banche di ricapitalizzarsi, ma l’operazione non sarebbe semplice, perché veniamo da anni in cui gli azionisti si sono svenati per aumentare il capitale degli istituti. E la situazione specifica di alcuni non consentirebbe un processo simile. Da qui, la possibilità che le banche facciano ricorso crescente ai cosiddetti co.co.bond, i bond ibridi, che sono a metà strada tra capitale e obbligazioni tradizionali, ma che prevedono cedole onerose per chi li emette e rischi di conversione in azioni per chi sottoscrive.

BCE, Ltro e titoli di stato alla base dei timori

Nel 2014, infatti, la BCE procederà a revisionare l’attivo dei 128 maggiori istituti europei, di cui 5 italiani. Per questo, le banche dovranno da un lato limitare le esposizioni a rischio, dall’altro dovranno aumentare il capitale, anche attraverso aumenti non indolori (vedi MpS).

Il problema è che negli stessi mesi giungeranno a scadenza i fondi Ltro ricevuti dalle nostre banche e che non sono stati ancora rimborsati per 237 miliardi circa su 255 ottenuti.

Scadranno tra il dicembre 2014 e il febbraio 2015. Ovviamente, quei fondi sono stati impiegati quasi del tutto per acquistare titoli di stato italiani della durata massima di tre anni, per cui non esisterebbe un vero problema di liquidità. Basterà non rinnovare gli acquisti alla scadenza. Ma qui c’è il guaio per i nostri bond, perché a questo punto ci si chiede chi altri sostituirà una domanda di oltre 200 miliardi di euro.

Altro problema è dato dal fatto che la BCE, su pressione della Germania, potrebbe considerare i titoli di stato non più a rischio zero, obbligando le banche detentrici ad accantonare capitale a riserva. Ma questo non farebbe che innalzare il fabbisogno già alto di capitale per i nostri istituti, aggravando il “credit crunch” per famiglie e imprese e creando problemi alle stesse banche. Anche perché il quadro interno non è affatto tranquillo.

MpS dovrà ricapitalizzarsi già da gennaio per un valore pari a due terzi della sua attuale capitalizzazione di borsa e sarà un miracolo che trovi investitori. Figuriamoci se arrivano anche criteri più stringenti da parte della BCE. 

 

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Allargando il panorama ai piccoli istituti, ma che ricoprono in molti casi un ruolo non secondario nell’economia locale, troviamo che Tercas è commissariata da mesi, mentre Banca Etruria ha accantonato già a settembre 148 milioni sui crediti e in seguito a un’ispezione della Banca d’Italia si accinge ad accantonarne altri 80, con il Core Tier1 scivolato al 7%, quando l’Eba lo richiede minimo al 9%.

 

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Grandi o piccole che siano, le banche italiane si dimostrano sotto-capitalizzate (ovviamente non tutte). Non è un caso che il governatore Mario Draghi stia pensando a una terza asta Ltro mirata a sostenere il credito alle piccole e medie imprese. Resta da risolvere che fine faranno i titoli di stato e per il circolo vizioso che li lega ai bilanci bancari (quasi 400 miliardi i BTp acquistati dalle nostre banche), gli stessi istituti.

 

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