La crisi delle banche ha inciso sulle elezioni? Ecco i risultati nei collegi-chiave

La crisi delle banche ha avuto effetti sui risultati elettorali disastrosi del PD? Ecco i dati delle città in cui si trovano gli istituti sottoposti ai salvataggi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi delle banche ha avuto effetti sui risultati elettorali disastrosi del PD? Ecco i dati delle città in cui si trovano gli istituti sottoposti ai salvataggi.

Se c’è un tema che ha dominato gli ultimi mesi della legislatura e che è stato gestito disastrosamente dal PD è quello sulla crisi delle banche italiane. La Commissione bicamerale d’inchiesta, che nelle intenzioni dell’ex premier Matteo Renzi avrebbe dovuto essere usata come arma di riscossa elettorale, è finita per seppellirlo politicamente, facendo emergere non comportamenti illegali, bensì inopportuni o quanto meno sospetti. Una figura-chiave di questa vicenda è stata e resta Maria Elena Boschi, braccio destro di Renzi e pilastro del suo “giglio magico”, la cerchia stretta di fedelissimi, che a causa delle sfortune elettorali e non solo degli ultimi tempi è stato ribattezzato dalla stampa “giglio tragico”. La Boschi è diventata, a torto o a ragione, il simbolo di un PD che puzza di bruciato sulle banche, connivente con i banchieri che sono stati salvati con soldi pubblici e che hanno rovinato migliaia di famiglie con risparmi andati in fumo con l’applicazione del “bail-in” e solo in parte recuperati con rimborsi statali. Il padre Pierluigi era stato vice-presidente di Banca Etruria prima del commissariamento, salvata nel novembre 2015 insieme a Banca Marche, Carife e CariChieti. Il fratello era, invece, a capo del settore crediti.

La Boschi, che si sarebbe attivata per far sì che Unicredit salvasse la banca gestita dal padre, è diventata un così forte imbarazzo per il PD, che la sua candidatura è avvenuta a Bolzano, collegio sicuro per il centro-sinistra, grazie solo all’alleanza con l’SVP, che qui raccoglie consensi plebiscitari tra la minoranza di lingua tedesca. Ha vinto la sfida, ma con appena il 41% dei consensi, almeno una decina di punti in meno delle attese. E nei collegi in cui hanno sede le banche poste in risoluzione com’è andata? C’è stato un voto di protesta contro il governo?

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Le città delle popolari

Partiamo dalle due venete: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La prima ha sede a Vicenza, appunto, la seconda a Montebelluna, in provincia di Treviso. In entrambe le province, l’affluenza è stata intorno o poco sotto l’80%, più alta della media nazionale, ma in linea con il dato regionale. Qui, il centro-destra ha spadroneggiato con oltre il 47% a Vicenza e il 49% a Treviso. La Lega ha ottenuto rispettivamente il 32% e il 34%, seguita dal 23% o poco più del Movimento 5 Stelle, mentre il PD si è fermato sotto il 17% e l’intero centro-sinistra non è andato oltre il 21-22%.

Clamoroso il dato di Ferrara, dove ha sede Carife. Qui, il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ex segretario del PD ed esponente democratico di punta, è stato battuto con il 29% nel collegio per la Camera dei deputati dall’avversario di centro-destra, che ha ottenuto il 40%. Bene anche il Movimento 5 Stelle con il 25%. E la Lega ha pareggiato i consensi del PD, che qui è padrona di casa, conquistando il 25% dei consensi.

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Spostandoci nelle Marche, la Lega è passata dallo 0,7% del 2013 al 17,4%, ma il trionfo è arrivato per l’M5S con il 35,5%, tutto evidentemente a discapito del PD, che in una delle sue roccheforti storiche si è fermato poco sopra il 21%. In tutto, nella regione i grillini ottengono 14 seggi, il centro-destra 7 e il PD 4. Da notare che a Macerata, teatro dei sanguinosi fatti di gennaio, la Lega ha preso il 21%.

Il caso MPS

E andiamo a Siena, teatro del dramma di MPS, la banca più antica del mondo oggi esistente. Qui, era candidato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quale si è imposto di pochi punti percentuali sull’economista leghista Claudio Borghi. Nel complesso, il PD ha retto con il 32%, l’M5S ha riportato il 22,4% e la Lega il 16,4%. Infine, a Chieti il centro-sinistra si è fermato al 18%, il centro-destra ha preso il 34% e l’M5S il 41%.

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Guardando ai dati delle aree in questione, si nota come il PD abbia subito una batosta. In Emilia-Romagna e Toscana, ad esempio, ha ottenuto meno parlamentari con l’uninominale del centro-destra, una sconfitta storica, che non era nell’aria, almeno in questi termini. Tuttavia, l’andamento del PD nelle città in questione, così come dei partiti “della protesta”, Lega e Movimento 5 Stelle, sembra rispecchiare quello più generale delle rispettive regioni, nonché della macro-area geografica di appartenenza. Non sembra esservi alcuna evidenza, come pure sarebbe emerso dai dati del referendum costituzionale del dicembre 2016, di una bocciatura specifica del PD sul caso banche.

L’immagine del PD esce rovinata nel suo complesso

Attenzione, qui stiamo semplificando troppo. La crisi di MPS, ad esempio, non è rimasta confinata nella città toscana, riguardando migliaia di risparmiatori residenti in tutta Italia. Più circoscritte le dinamiche che hanno riguardato le altre banche sottoposte ai salvataggi pubblici, ma nemmeno in quei casi si potrebbero circoscrivere gli effetti alle città in cui hanno sede. Quanto meno, si dovrebbe prendere in considerazione la regione. E applicando tale metodologia, in effetti, il PD tende ad andare in quelle aree peggio della già pessima media nazionale, sebbene ancora una volta con percentuali in linea a quelle riportate nelle macro-aree considerate (nord-est, centro e centro-sud).

Affermare, però, che la crisi delle banche e la sua cattiva gestione ad opera, in particolare, del governo Renzi non abbia influito sui risultati elettorali disastrosi del PD sarebbe sbagliato. Prima del caso Renzi-Boschi in Commissione, esploso tra ottobre e novembre, nei sondaggi il partito viaggiava intorno al 25% dei consensi. Successivamente, ha iniziato a declinare piuttosto costantemente. Il caso avrebbe contribuito a generare un clima negativo attorno ai democratici in tutta Italia. Peraltro, gli istituti sottoposti a salvataggio pubblico si trovano in aree, in cui il PD o era già debole (Veneto) o segnalava da tempo scricchiolii (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Abruzzo). I casi di Padoan e Boschi si contrapporrebbero alla narrazione generale, segnalando che gli elettori avrebbero punito meno di quanto si pensi il PD sul caso. Siena si è confermata, pur di poco, collegio sicuro, mentre a Bolzano la Boschi non è stata trafitta, per quanto nemmeno abbia brillato, date le percentuali di partenza. Non che sia una consolazione per il Nazareno, che per risalire la china dei consensi non potrà confidare che passi molta acqua sotto i ponti su uno o più specifici casi mediatici che lo hanno travolto. E’ l’immagine complessiva ad esserne uscita distrutta in questi ultimi anni.

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia, Politica italiana

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