La crisi della lira turca arriva in banca: vendite di oro per affrontare l’emergenza

La lira turca ignora il maxi-rialzo dei tassi e torna a cedere sul piano del governo sulle banche. Si teme una spirale argentina.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca ignora il maxi-rialzo dei tassi e torna a cedere sul piano del governo sulle banche. Si teme una spirale argentina.

La tempesta valutaria che sta investendo la Turchia ha già colpito le banche, che dall’inizio dell’estate avrebbero venduto riserve in oro per un controvalore pari a 4,5 miliardi di dollari. E i tre quarti di tali cessioni sarebbero avvenuti nel corso dell’ultimo mese, quando la banca centrale di Ankara ha abbassato i coefficienti di riserva obbligatoria per gli assets in valuta straniera a 1, 2 e 3 anni del 4% e del 2,5% per le scadenze più lunghe. Che cosa c’entra tale misura di sostegno alla liquidità con la maxi-vendita di oro da parte delle banche turche? Contrariamente a quanto accade nella maggior parte delle altre grandi economie, la Turchia consente agli istituti di depositare oro presso l’istituto centrale in qualità di riserve di liquidità. Pertanto, abbassando i limiti, implicitamente ha consentito loro di utilizzarlo in parte per reagire alla potenziale crisi di liquidità che potrebbe scatenarsi con il crollo della lira turca.

Perché la lira turca potrebbe crollare presto peggio di agosto

Dall’inizio dell’anno, il cambio contro il dollaro ha perso oltre il 40%, passando da 3,74 all’attuale 6,27. Oggi, perde più dell’1,6% sulla notizia che il presidente Erdogan presenterà un piano giovedì con cui cercherà di salvare le banche dal rischio di esplosione dei crediti deteriorati. Una lira molto più debole rappresenta un bel problema per un’economia che ha contratto debiti in valuta estera per circa 467 miliardi di dollari, pari a più della metà del pil. Le banche domestiche nell’ultimo decennio hanno emesso debiti per 34,4 miliardi, di cui 7,6 miliardi denominati in dollari. Ciò implica una maggiore difficoltà nell’adempiere alle scadenze, stesso problema che riscontreranno migliaia di clienti tra imprese e famiglie, i cui ricavi e redditi maturano in valuta locale e si trovano esposti in una estera.

Alle origini della crisi turca

Il piano sulle banche turche

Per questo, il ministro dell’Economia e genero di Erdogan, Berat Albayrak, giovedì prossimo svelerà un piano, che stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg prevederebbe un allentamento dei criteri sull’accantonamento di capitali da destinare alla copertura delle possibili perdite e l’abbattimento degli Npl con la cessione a una “bad bank” pubblica appositamente creata. In buona sostanza, lo stato si accollerebbe buona parte delle perdite che subiranno le banche per l’impossibilità dei clienti di onorare le scadenze, ma ciò finirà inevitabilmente per aggravare i conti pubblici turchi, sebbene partano dalla condizione invidiabile di un rapporto debito/pil inferiore al 40%. Del resto, le banche turche incidono per circa la metà dei 331 miliardi di dollari di debiti non finanziari dell’economia emergente, circa il doppio rispetto alla loro percentuale nel 2008.

Settimana scorsa, la banca centrale turca ha alzato i tassi di 625 punti base al 24% per contrastare l’alta inflazione, schizzata al 17,9% nel mese di agosto. La lira aveva mostrato un discreto recupero, eroso dal deprezzamento della seduta in corso. Per quanto la situazione sia differente, il timore resta la spirale argentina. Buenos Aires ha alzato i tassi al 60%, il livello più alto al mondo, ma ciò non è stato sufficiente a impedire che venerdì scorso il peso crollasse ai nuovi minimi storici contro il dollaro, a poco meno di un cambio di 40, segnando -53% quest’anno. La stretta monetaria del governatore Murat Cetinkaya è stata avversata dal presidente Erdogan, che aveva chiesto un taglio dei tassi. Quasi certo l’ingresso dell’economia turca in recessione, molto meno la capacità della banca centrale di tenere testa alla crescita a doppia cifra dei prezzi, date le pressioni politiche.

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, economie emergenti, lira turca, Oro