La crisi del turismo colpisce Airbnb: addio a 1.900 dipendenti, così cambierà il modo di viaggiare

Airbnb taglia 1900 posti di lavoro per colpa del coronavirus: il modello di condivisione è in crisi.

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Airbnb taglia 1900 posti di lavoro per colpa del coronavirus: il modello di condivisione è in crisi.

Dopo Tripadvisor, anche Airbnb ha deciso che taglierà del 25% la sua forza lavoro. Il settore turistico è in crisi nera e lo dimostrano i dati relativi alle prenotazioni cancellate per voli aerei, hotel e vacanze in genere oltre che per quelle nuove inesistenti. Secondo i dati di Confturismo-Confcommercio, solo nel primo semestre del 2020, il settore ha subito una contrazione del 73%. Oltre al crollo dei voli, il comparto turistico è ancora in bilico in generale, soprattutto hotel e strutture ricettive che ancora devono capire bene come operare, stessa cosa per gli stabilimenti balneari, i quali per garantire la stagione estiva dovranno mettere in atto alcune misure stringenti. 

Airbnb taglia i posti di lavoro

Solo in Italia la spesa turistica ha subito un calo di 20 miliardi e le incertezze legate ai prossimi mesi estivi rischiano di peggiorare la situazione. Airbnb avrebbe chiesto due miliardi di dollari di prestiti e avrebbe anche istituito un fondo da 250 milioni di dollari per gli host iscritti alla piattaforma che si sono trovati senza prenotazioni. Il crollo degli spostamenti e la crisi legata al modello di condivisione di cui Airbnb è uno dei simboli però, sembra aver colpito pesantemente la piattaforma. Brian Chesky ha così annunciato che taglierà 1900 posti di lavoro su 7.500, oltre agli investimenti in hotel e produzioni cinematografiche a causa delle entrate dimezzate. «Stiamo vivendo la crisi più straziante della nostra vita — ha sottolineato Chesky — dobbiamo apportare modifiche fondamentali ad Airnbn riducendo la nostra forza lavoro e avere una strategia aziendale mirata».

Futuro incerto per il modello Airbnb

Il 2020 doveva essere l’anno della consacrazione definitiva ma l’arrivo del coronavirus ha messo in crisi del tutto il modello di condivisione su cui  Airbnb si basa.

Anche quando l’emergenza coronavirus sarà finita bisognerà capire in quanti vorranno viaggiare e soprattutto se saranno intenzionati ad andare nelle case di altri o fare weekend mordi e fuggi nelle città affollate. Brian Chesky è consapevole che il turismo cambierà molto nei prossimi mesi, si viaggerà in modo diverso e per questo la decisione di tagliare le attività non essenziali appare in linea con la situazione attuale. Sicuramente la piattaforma punterà su residenze isolate, in campagna o montagna, agli affitti lunghi come si faceva un tempo abbandonando, o riducendo, le case nelle città.

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