La crisi del petrolio scuote anche l’Arabia Saudita, che disinveste $70 miliardi

L'Arabia Saudita disinveste all'estero per tagliare il deficit pubblico, in allargamento con la crisi del petrolio.

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L'Arabia Saudita disinveste all'estero per tagliare il deficit pubblico, in allargamento con la crisi del petrolio.

L’autorità monetaria dell’Arabia Saudita, nota come SAMA, avrebbe ritirato dai fondi esteri dai 50 ai 70 miliardi di dollari nell’ultimo anno, nel tentativo di tagliare il deficit pubblico, atteso in crescita fino al 20% del pil quest’anno, in seguito al dimezzamento delle quotazioni del petrolio, che fornisce a Riad il 90% delle entrate statali.

Riserve Arabia Saudita in calo

Si stima, secondo il Financial Times, che le riserve in valuta straniera della banca centrale siano diminuite nel frattempo di 71 miliardi di dollari, quasi l’intero ammontare dei 72,8 miliardi di minori assets detenuti all’estero dall’Arabia Saudita su base annua. Nel mese di luglio, le riserve valutarie dell’istituto ammontavano a 661 miliardi, comunque molto alte per un’economia da 752 miliardi. Solo negli ultimi 6 mesi, secondo Nigel Sillitoe, a capo dei servizi finanziari di Insight Discovery, sono stati ritirati tra i 50 e i 70 miliardi dall’estero. Alla base di questa ondata di disinvestimenti, però, ci sarebbe anche il sostegno militare di Riad allo Yemen contro i ribelli Houthi, supportati dall’Iran.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/in-arabia-saudita-e-mania-per-i-prestiti-in-dollari-vediamo-perche-e-i-rischi/   Nel tentativo anche di diversificare le fonti di entrata, SAMA ha in programma di emettere bond per 90-100 miliardi di rial, corrispondenti a 24-27 miliardi di euro. A differenza della Russia, che in parte ha potuto compensare il crollo delle quotazioni con il deprezzamento del rublo e l’aumento dell’offerta, il Regno Saudita possiede un cambio fisso, che la banca centrale ha segnalato di non volere mettere in discussione.

Produzione OPEC non scende

Dunque, l’Arabia Saudita intacca le sue riserve straniere e pompa al massimo degli ultimi 30 anni la produzione di petrolio, che attualmente si attesta a 10,5 milioni di barili al giorno.

Così facendo, però, è entrata da tempo in rotta di collisione con gli altri membri dell’OPEC diversi dagli stati del Golfo Persico, in particolare, con il Venezuela, che continua a chiedere di concordare una strategia per consentire una risalita delle quotazioni, cosa che Riad non accetta per non perdere quote di mercato in favore di produttori come gli USA, la Russia e l’Iran. L’Arabia Saudita possiede le seconde riserve di greggio al mondo, proprio dopo quelle del Venezuela e corrispondenti al 16% del totale di 1.700 miliardi di barili. Tutti i membri dell’OPEC posseggono il 70% delle riserve complessivamente stimate.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/larabia-saudita-al-test-del-petrolio-a-basso-prezzo-quanto-potra-resistere-alla-crisi/  

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