La crisi del Milan in cifre, tra calciomercato disastroso e perdite stratosferiche

Milan allo sbando tra risultati in campo inesistenti e finanziari da incubo. Le ultime stagioni hanno esitato bilanci in profondo rosso, a causa di un calciomercato disastroso.

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Milan allo sbando tra risultati in campo inesistenti e finanziari da incubo. Le ultime stagioni hanno esitato bilanci in profondo rosso, a causa di un calciomercato disastroso.

Sarà anche una delle rose più giovani in Europa con un’età media inferiore ai 25 anni, ma il Milan di Marco Giampaolo non ha convinto proprio nessuno. Quattro sconfitte e tre vittorie in sette partite, finendo nella seconda parte della classifica del campionato di Serie A.

I dirigenti rossoneri hanno compreso la gravità della situazione e le pressioni della tifoseria, spazientita per l’assenza di risultati. E così, esonerato l’allenatore, in panchina arriva Stefano Pioli, ex tecnico viola. A dire il vero, fino all’ultimo minuto la società aveva cercato di strappare Luciano Spalletti all’Inter, ma il club nerazzurro non ha “liberato” il suo ex allenatore, rifiutandosi di pagargli una congrua buonuscita.

Crisi Milan, progetto Elliott abortito in campo e sul piano finanziario 

I tifosi milanisti non paiono entusiasti del nuovo arrivo. A questa squadra mancano ormai grandi nomi e le giovani promesse rimangono per il momento tali. Ma il disastro parte da lontano. Pensate soltanto che l’ultima volta che il Milan chiuse il bilancio in attivo fu nell’anno solare 2006, quando registrò un utile di quasi 12 milioni. Nell’ultimo quinquennio, invece, le perdite avrebbero sfiorato i 300 milioni. Usiamo il condizionale, perché non conosciamo ancora il dato dell’esercizio 2018/2019, ma esso è atteso negativo intorno agli 80 milioni.

Sempre nelle ultime cinque stagioni, includendo il calciomercato dell’estate appena trascorsa, il valore degli acquisti di giocatori ha superato quello delle cessioni per oltre 416 milioni di euro, tra i risultati peggiori di tutta Europa e, soprattutto, a fronte di risultati in campi a dir poco fallimentari, se è vero che il Milan non partecipa alla Champions League già da sei anni. Il fatturato ne sta risentendo parecchio, restando in area 200 milioni. Il monte-ingaggi vale così i due terzi dei ricavi, sebbene già da quest’anno dovrebbe scendere sotto il 60%. Impietoso il confronto con la Juventus, i cui ricavi nella stagione 2019/2020 hanno superato i 600 milioni, tre volte tanto.

Problemi anche di governance

Quest’anno, al fine di evitare sanzioni future della UEFA per avere infranto il “Fair Play Finanziario”, con esclusione possibile dalla partecipazione alla Champions, la società ha pattuito con il Tribunale Sportivo di Losanna di rinunciare all’Europa League, deprimendo il già basso morale dei tifosi e colpendo ulteriormente i ricavi, dato che l’assenza dal palco internazionale influenza negativamente i ricavi.

A inizio stagione, l’obiettivo minimo della squadra era di arrivare in area Champions, cioè almeno al quarto posto. Adesso, per quanto nulla possa dirsi ancora perduto, sarebbe già un miracolo agguantare il sesto posto, quello mancato per un soffio nella primavera scorsa e che consentirebbe l’ingresso in Europa League.

Non aiutano le incertezze legate alla governance societaria. Elliott si è impegnato a mantenere il controllo per tre anni, dopodiché venderebbe al migliore offerente, sempre che gli arrivassero proposte allettanti e tali da ripagarlo dell’investimento effettuato. Nelle scorse settimane si era diffusa la voce, smentita da ambe le parti, di un interessamento del gruppo francese Luoi Vuitton. Chissà che non vi sia qualcosa di veritiero, anche se l’unica certezza al momento è che l’assenza di risultati sportivi penalizza le valutazioni sulla società e della rosa, il cui costo complessivo dei cartellini supera il mezzo miliardo, salvo rendere poco e niente.

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